RIETI – Si chiamava Eleanor Graves. Nel 1910 aveva otto anni e girava da sola per le strade di Londra, in zona Whitechapel. La Londra raccontata da Charles Dickens in Oliver Twist era appena di qualche decennio prima. Il padre, operaio irlandese, era morto in un incidente sul lavoro e sua madre faceva la lavandaia, lavorando notte e giorno. Vestiti rattoppati, fame e freddo erano i suoi compagni. Il pane caldo, i dolci li vedeva da dietro le vetrine, con il gelo dell’inverno e il caldo dell’estate. Silenziosamente diceva a se stessa che un giorno avrebbe studiato e che nessun altro bambino avrebbe più dovuto sentire il morso della fame, come quello che la attanagliava tutti i giorni. 
Si racconta che imparò a leggere da sola, usando le pagine dei giornali trovati in giro. Un sacerdote la notò e le procurò un posto in una scuola parrocchiale, dove scoprì la medicina e la sua vocazione di curare, guarire, portare sollievo. Nessun altro bambino avrebbe dovuto avere un’infanzia come la sua. Nel 1923 vinse una borsa di studio e poté studiare all’Università. Nel 1930 diventò pediatra, specializzandosi nella malnutrizione infantile e decenni dopo la dottoressa Graves dirigeva una clinica a Mayfair. “Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare la notte di un bambino”, diceva. Ogni sera tornava nei quartieri poveri per portare vestiti, cibo e medicine.
Fondò l’organizzazione benefica “Il pane dei sogni” che offriva pasti caldi e cure mediche gratuitamente ai bambini più piccoli. Donò tutto ciò che guadagnava, morì nel 1980 in una stanza in affitto tra lettere, disegni e tanta gratitudine. Niente monumenti, strade o edifici a suo nome, poche le notizie su di lei anche su internet. I giornali la definirono ”la dottoressa che ha curato Londra con le mani e il cuore”. Al suo funerale centinaia di persone, i bambini ormai cresciuti che lei aveva aiutato, camminarono in silenzio portando un fiore e una pagnotta. Nel profilo Facebook “Emozioni” c’è una pagina dedicata alla sua storia.
Perché parlare di Eleanor oggi? Perché ne abbiamo bisogno, perché il mondo ha bisogno di persone come lei, perché di fronte all’orrore ormai quotidiano, non si può più restare in silenzio.
Francesca Sammarco

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