MILANO – Come si dà a un giovane con un’idea la possibilità concreta di trasformarla in un’impresa, senza che il punto di partenza — la regione in cui vive, il conto in banca dei genitori, la rete di conoscenze — determini in modo quasi definitivo le probabilità di riuscita? Resto al Sud 2.0 e Autoimpiego Centro-Nord, misure entrambe gestite da Invitalia e operative dal 15 ottobre 2025, sono lo strumento più ambizioso che l’Italia abbia messo in campo negli ultimi anni per rispondere a quella domanda. I dati di agosto 2026 mostrano 1.828 domande ammesse a pagamento, 116 milioni di euro erogati e 138 milioni di euro di investimenti complessivi attivati. È un inizio e dunque vale la pena capire come funzionano, per chi e cosa si guadagna e si perde a seconda di dove si è nati. 
Le due misure sono costruite sullo stesso principio, ma calibrate su contesti diversi. Resto al Sud 2.0 si rivolge a chi vuole avviare un’impresa nelle regioni del Mezzogiorno — Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia — oltre ai comuni del cratere sismico del Centro Italia e alle isole minori. Autoimpiego Centro-Nord è il suo corrispettivo per chi opera nelle regioni settentrionali e centrali, con condizioni leggermente diverse. In entrambi i casi, il meccanismo di base è lo stesso: si finanziano le spese per avviare una nuova attività — macchinari, attrezzature, arredi, scorte, canoni di locazione, consulenze — con una quota a fondo perduto che non va restituita e, per gli investimenti più grandi, con un prestito a tasso zero. Le differenze tra le due misure riflettono una scelta politica precisa: sostenere di più chi sceglie di restare o tornare al Sud.
Resto al Sud 2.0 copre fino al 75 per cento delle spese ammissibili con contributo a fondo perduto, fino a un massimo di 50.000 euro. Per investimenti più grandi, fino a 200.000 euro, la quota a fondo perduto scende ma si affianca un prestito a tasso zero. Il limite di età è 35 anni non compiuti, con alcune eccezioni settoriali. Autoimpiego Centro-Nord offre condizioni analoghe, ma leggermente meno generose: contributo a fondo perduto fino al 65 per cento, importo massimo di 40.000 euro per i progetti base e fino a 40.000 per quelli innovativi, digitali o sostenibili. Il target è più ristretto: under 35 disoccupati, inoccupati o inattivi, con la certificazione dello stato di disoccupazione da parte del Centro per l’Impiego come requisito operativo fondamentale (un vincolo che in molti casi si rivela il passaggio più critico dell’intera procedura). Entrambe le misure includono anche uno strumento più snello: il voucher di avvio, un contributo a fondo perduto in regime de minimis non soggetto a rimborso, destinato all’acquisto di beni, strumenti e servizi per l’inizio dell’attività. Per Resto al Sud 2.0 il voucher arriva fino a 30.000 euro, per Autoimpiego Centro-Nord fino a 30.000 euro elevabili a 40.000 per progetti con caratteristiche innovative, digitali o di sostenibilità ambientale. 
È uno strumento pensato per chi ha un’idea piccola, ma concreta e non vuole affrontare la complessità di un piano di investimento articolato. I dati di agosto mostrano che su 1.828 domande ammesse a pagamento, 1.119 hanno scelto il voucher : la maggioranza, a conferma che la semplicità dello strumento è un fattore decisivo per chi si avvicina per la prima volta al mondo degli incentivi. Sul fronte geografico, i numeri raccontano una storia parzialmente attesa: il 70 per cento delle domande arriva dal Sud. È coerente con la struttura delle misure, con la maggiore generosità di Resto al Sud 2.0 e con il contesto socio-economico meridionale, in cui l’autoimpiego rimane spesso l’alternativa più realistica a un mercato del lavoro dipendente più ristretto. Ma il 30 per cento proveniente dal Centro-Nord non è un dato trascurabile, anche perché la dotazione specifica di Autoimpiego Centro-Nord è di 219,6 milioni di euro, e il tasso di utilizzo attuale suggerisce che ci sia ancora spazio significativo per nuove domande nei prossimi mesi.
Il meccanismo è a sportello in ordine cronologico: chi presenta prima ha più probabilità di accedere ai fondi disponibili. Le attività finanziabili includono quasi tutti i settori produttivi e dei servizi (manifattura, artigianato, commercio, turismo, servizi alle imprese e alle persone). Resto al Sud 2.0 ammette anche le libere professioni, mentre Autoimpiego Centro-Nord al momento le esclude: una distinzione che può essere determinante per chi lavora in ambiti come la consulenza, il design, la comunicazione, la formazione. Le spese ammissibili comprendono attrezzature, arredi, software, materie prime, canoni di locazione per i primi tre anni, e servizi di consulenza aziendale e formazione. Non sono ammissibili i costi del personale dipendente nella fase di avvio, né le spese per immobili.
Misure come queste hanno un valore che va oltre i numeri. Servono a dare a chi ha un’idea — e il coraggio di inseguirla — un punto di partenza concreto, una base da cui muoversi. Non garantiscono il successo, e non pretendono di farlo. Ma abbassano la soglia di ingresso in modo significativo, riducendo quella distanza tra il sogno e il primo passo che spesso è la vera barriera, più della mancanza di idee o di talento. T.S. Eliot scrisse che solo coloro che correranno il rischio di andare troppo lontano potranno forse scoprire quanto si può andare lontano. E un proverbio italiano del Cinquecento, tramandato dallo scrittore Matteo Bandello, dice ancora più direttamente: chi non s’arrischia, non conquista. Chi non presenta la domanda, non prende nulla. Chi la presenta, almeno ha una possibilità. E una possibilità, quando si parte da zero, è già tutto.
Ivana Tuzi

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