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Damien Hirst, l’artista ribelle che sublima la vita e la morte

di | 2026-03-05T12:40:05+01:00 8-3-2026 0:25|Arte, Sezione 6|0 Commenti

ROMA – Damien Steven Hirst, nato a Bristol nel 1965, è un artista britannico. Ha studiato arte al Goldsmith College di Londra e oggi è considerato il principale esponente del gruppo “YBAs”, Young British Artists (movimento nato tra gli anni ’80 e ’90). Hirst è diventato famoso in tutto il mondo per le sue opere, definite contraddittorie e provocanti, in quanto i protagonisti dei suoi lavori sono corpi di animali imbalsamati e immersi nella formaldeide. La morte, infatti, è il tema principale di ogni sua realizzazione artistica. In fin dei conti, l’obiettivo principale di Hirst è creare un avvenimento o, per meglio dire, lo shock che la sua arte può causare.

Damien Hirst e l’opera “For the Love of God”

Quando Hirst aveva solamente 16 anni, un suo amico che studiava biologia lo portò a visitare l’obitorio di Leeds. Da quel momento, il giovane Damien rimase affascinato dai corpi che vide e iniziò così a dedicare sempre più attenzioni al tema della morte. Ripercorrendo la sua storia, il trampolino di lancio fu la mostra collettiva “Freeze”, nel 1988. Sin dagli anni ’80, la relazione tra arte e scienza e tra vita e morte sono stati i suoi principali motivi d’ispirazione. Dopotutto, per l’artista di Bristol, la morte va intesa come celebrazione della vita e non come qualcosa di macabro. La sua arte contemporanea, provocatoria e irriverente, mette in scena l’intero ciclo della vita. Ne è la prova l’opera “A Thousand Years”, del 1990, dove dentro una teca, divisa in due, c’è da un lato una colonia di larve e mosche che provano a raggiungere la testa mozzata e in decomposizione di un vitello, appoggiata in terra dall’altro lato della vetrina. Le larve, che si cibano del finto sangue della mucca (creato da acqua e zucchero), una volta cresciute e diventate mosche, volano poi nella parte alta della teca, dove c’è una lampada insetticida, posizionata appositamente per ucciderle: un esempio diretto del ciclo della vita.

A Thousand Years

Ma è soprattutto l’idea di vedere uno squalo tigre, lungo circa quattro metri, con la bocca spalancata e conservato nella formaldeide, a portare a riflettere sulla fragilità dell’esistenza. L’opera, realizzata nel 1991, nota come “Lo squalo”, è una tra le più famose di Daniem Hirst. Un giorno l’autore di queste opere contemporanee disse: “Voglio uno squalo abbastanza grande da poterti mangiare in un sol boccone, bloccato in una vasca piena di liquido da farti immaginare di essere lì, con lui”. E Damien, con un trascorso lavorativo da centralinista, sapeva che “con una telefonata si può comprare qualunque cosa”. Così, contattò il pescatore australiano Vic Hislop, lo pagò 6.000 sterline, fece catturare lo squalo e si fece spedire il bottino fino a Londra. Anni dopo, l’opera di Hirst fu venduta a 12 milioni di dollari. Non a caso, “L’impossibilità fisica della morte nella mente di un essere vivente” o, per citare il nome ufficiale, “The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living”, diventò un simbolo dell’arte britannica negli anni ’90.

The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living

Nel 1995, Damien Hirst vinse il prestigioso Turner Prize per merito dell’opera “Mother and Child Divided”, una scultura composta da pareti in vetro al cui interno erano contenute le due metà di un vitello e di una mucca, conservate in formaldeide. La rappresentazione, del 1993, richiama la relazione tra madre e figlio, separati l’una dall’altro, ma sottolinea, al contempo, come questi siano anche separati da se stessi. Infatti, i visitatori possono vedere gli organi interni del corpo della mucca e del vitello, mentre passeggiano tra le teche (che espongono gli animali sezionati a metà).

Mother and Child Divided

Il ribelle artista inglese ha realizzato anche “quadri” creati con vere farfalle dai mille colori, come “Omnipotence”, disponendo i lepidotteri in motivi caleidoscopici. Le farfalle, simbolo di rinascita, vengono immobilizzate per sempre, trasformando l’istante in eternità. Inoltre, questi mandala multicolori di ali di farfalla ricordano i rosoni delle cattedrali gotiche, contrapponendo il messaggio di ciclicità della vita alle promesse di redenzione eterna della cristianità.

Omnipotence

Ma le opere di Hirst esorcizzano la morte anche attraverso riferimenti simbolici alla medicina. Basti pensare alla teca che espone pillole come fossero pietre preziose, concepite dall’artista come “rimedi contemporanei alla morte”. Si tratta di un’opera molto grande, che arriva a circa 3 metri, realizzata con pastiglie numerate e mensole lucidisse d’acciaio in cui potersi specchiare.

Lullaby Spring

Insomma, Damien Hirst, figura chiave dell’arte contemporanea dell’intero panorama internazionale, è capace di affascinare gli animi, ma anche di scuotere le menti con il richiamo costante al detto latino “memento mori” (ricordati che devi morire). Questo concetto, tra l’altro, è stato rafforzato attraverso l’opera del 2007 “For the Love of God”: un teschio datato 1720-1810, fuso nel platino e arricchito da 8601 diamanti. Un’ulteriore occasione per riportare all’attenzione la caducità della vita e l’inevitabilità della morte.

For the Love of God

Va ricordato che Hirst, durante la sua intera carriera artistica, ha utilizzato circa 913.450 esseri viventi, tra animali da fattoria e animali marini, insetti, farfalle e resti di carcasse come crani di mucche, lische di pesce, uno scheletro di mammuth e, addirittura, un cranio umano, scatenando l’ira degli animalisti in tutto il mondo. Di contro, l’artista inglese ha replicato più volte alle accuse ricevute, sostenendo che gli animali sono sempre stati acquistati già morti. È una motivazione eticamente accettabile? Per lui sì, ma è innegabile che quest’arte contemporanea spaventi, scandalizzi e, in alcune occasioni, porti anche al disgusto.

Lo spettatore che va alle mostre di Damien Hirst è “costretto” a guardare, nel profondo, ciò che di solito preferirebbe allontanare da sé. Non a caso, fragilità e paura rubano la scena. Tuttavia, sebbene alle sue mostre ci si trovi costantemente faccia a faccia con la morte, questo avviene in un modo assolutamente reale, forse a tratti macabro e inquietante, ma sicuramente impossibile da ignorare.

Alice Luceri

Nell’immagine di copertina, “The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living”, una tra le opere più famose al mondo di Damien Hirst

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