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Crepet e la necessità di condividere il bene

di | 2026-08-27T20:05:21+02:00 30-8-2026 0:30|Cultura, Sezione 7|0 Commenti

MILANO – Un saggio che raccoglie tre opere (Sull’amore, Elogio dell’amicizia e Impara a essere felice) ed esplora il coraggio dei sentimenti umani, la loro vulnerabilità e la necessità di difendere e coltivare i valori profondi della vita contro l’indifferenza e la crisi della società moderna. “Quello che diamo agli altri è nostro per sempre”, questo il monito dello psicologo Paolo Crepet che aggiunge: “Ciò che tratteniamo può andare perduto, ciò che doniamo può restare”.

In questa frase c’è un rovesciamento potente del modo in cui siamo abituati a pensare alla vita. Di solito consideriamo “nostro” ciò che possediamo, custodiamo o difendiamo. Crepet suggerisce invece che il valore più autentico di ciò che abbiamo emerge quando decidiamo di condividerlo. Un gesto di affetto, una parola pronunciata nel momento giusto, il tempo dedicato a qualcuno o un consiglio offerto senza aspettarsi nulla in cambio possono continuare a vivere molto più a lungo di qualsiasi bene materiale. Ciò che doniamo entra infatti nella memoria degli altri e, allo stesso tempo, diventa parte della nostra storia. È un modo diverso di intendere la ricchezza: non come accumulo, ma come capacità di lasciare qualcosa nelle persone che incontriamo. Nelle relazioni può essere il segno di una vita vissuta senza trasformare ogni gesto in una trattativa.

Molte volte, quasi senza rendercene conto, iniziamo a tenere una sorta di contabilità affettiva: “Io ho fatto questo per te, quindi tu dovresti fare altrettanto”; “Io ti ho cercato, adesso tocca a te”; “Io ho dato molto, quindi mi aspetto di ricevere nella stessa misura”. È naturale desiderare reciprocità e nessuna relazione sana può reggersi su uno squilibrio continuo, ma l’amore perde qualcosa della sua autenticità quando diventa soltanto un calcolo. Dare, nella visione di Crepet, significa anche accettare che non tutto ciò che offriamo ci verrà restituito nello stesso modo. La parte forse più intensa della citazione è proprio quella che riguarda ciò che scegliamo di trattenere. “Quello che si tiene per sé è perso per sempre” può sembrare un’affermazione estrema, ma acquista senso se pensiamo alle occasioni che lasciamo scivolare via.

Un “ti voglio bene” mai pronunciato, una telefonata rimandata, un abbraccio evitato per pudore, un complimento che avevamo sulla punta della lingua o una presenza che avremmo potuto offrire e non abbiamo offerto. Sono gesti piccoli, eppure il tempo ha il potere di renderli irripetibili. Non tutto può essere recuperato in un secondo momento. Ci sono emozioni che, se non vengono condivise quando ne abbiamo la possibilità, restano soltanto intenzioni. Ed è qui che la frase di Crepet diventa anche un invito a non vivere continuamente nel rinvio, pensando che ci sarà sempre un’altra occasione per dire, fare o dimostrare ciò che sentiamo. Dare tutto non significa annullarsi per gli altri, accettare relazioni sbilanciate o permettere a qualcuno di approfittare della nostra disponibilità. Esiste una differenza profonda tra il dono e il sacrificio imposto.

La generosità più autentica nasce dalla libertà: scelgo di esserci, scelgo di condividere, scelgo di offrire qualcosa perché sento che ha valore, non perché temo di perdere l’altro o perché spero di ottenere una ricompensa. Il messaggio non è quindi “dare fino a svuotarsi”, ma smettere di vivere ogni relazione con il timore costante di perdere qualcosa. Con il passare del tempo molte cose che sembravano fondamentali perdono importanza, mentre piccoli momenti acquistano un peso enorme. Restano le persone, le conversazioni, le risate, gli incontri, le parole che qualcuno ci ha detto quando ne avevamo bisogno. Allo stesso modo, qualcosa di noi continua a vivere nei ricordi di chi abbiamo incontrato.

È forse questo il cuore della frase di Crepet: ciò che diamo non sparisce necessariamente nel momento in cui ce ne separiamo. Può restare negli altri, trasformarsi, generare altro bene e tornare a noi sotto forma di memoria, significato o consapevolezza. Ciò che invece tratteniamo per paura, orgoglio o eccessiva prudenza rischia di non diventare mai esperienza. Per questo il vero patrimonio di una vita potrebbe non essere costituito soltanto da ciò che abbiamo saputo conservare, ma soprattutto da ciò che abbiamo avuto il coraggio di condividere. L’amore ha bisogno di essere contaminato, anche quando costa, anche quando sa di amaro e di lacrime.

Sentimento “più dogmatico dell’amore” è l’amicizia, che non conosce sfumature di comodo, che è tutto o niente, e ha bisogno di ancora più coraggio dell’amore, perché richiede l’assoluta conquista dell’altro e la totale perdita di sé. Ultima tappa di questa guida amichevole sul sentiero della maturità affettiva è la felicità: per raggiungerla, dobbiamo impegnarci ad avviare una piccola rivoluzione della gioia e della positività. Perché essere felici può accadere molto più spesso di quanto immaginiamo: dobbiamo solo lasciare che accada.

Claudia Gaetani

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