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“Cosmopoliteia”, analisi della Costituzione

di | 2026-04-19T01:13:32+02:00 19-4-2026 0:30|Cultura, Sezione 7|0 Commenti

ROMA – Quale fase rappresenta la guerra nella storia? E, soprattutto, perché essa riesce ad interrompere quel convenire di tutti gli uomini a leggi comuni adottate anche rinunciando alla antica libertà bruta in nome della quiete e della sicurezza, del bene comune? Lo spiega Giuseppe Cappello nel suo ultimo libro, “Cosmopoliteia” (Giuliano Landolfi Editore, novembre 2025). L’autore, docente di storia e filosofia ma anche musicista, amico addirittura di Sting, poeta, con all’attivo numerose pubblicazioni (tra cui “Il mondo dei filosofi”, “Viaggio in Grecia”, “Dai Greci ai Police”), stavolta, anche in corrispondenza della grave congiuntura internazionale, analizza passando per Kant i principi fondamentali della Costituzione italiana. Di questa, Cappello fa notare il legame con il giusnaturalismo il cui presupposto è l’esistenza di diritti naturali preesistenti ad ogni civiltà complessa che lo Stato ha il dovere di regolamentare facendoli diventare, appunto, leggi. Essi, insiti nella storia, sono il lavoro, la salute, la libertà e, insomma, rappresentano ciò che permette ad ogni individuo di esprimere le proprie potenzialità, di diventare se stesso.

La Costituzione italiana, nata dallo studio e dalle riflessioni di giuristi e storici, vede in questi principi – se applicati – i cardini di una società sana e solidale, giusta. La Cosmopoliteia del titolo, in tal senso, rappresenta quindi il sogno della condivisione di queste leggi da parte di tutti gli uomini i quali ne garantiscano il rispetto per sé e per gli altri nel mondo intero. Essa è, in sostanza, una politica che, a tutela di tutti, costruisce la pace e si configura, per questo, come il contrario della guerra. Un’utopia, quella di Cappello? Secondo lui no, non lo è e cita Kant e la sua Csmopoliteia, appunto, per dimostrarlo.

“Ciò cui allude Kant – scrive Cappello – è una federazione di Stati al cui interno le differenze si incontrano e si scontrano nel segno del diritto internazionale”. Il diritto internazionale, appunto, nella cui assenza per Cappello risiede il motivo di ogni conflitto. Senza leggi condivise che prevedano il rispetto, la tutela e la valorizzazione della persona – come vorrebbe il giusnaturalismo – ci sarà sempre la prevaricazione di qualcuno su qualcun altro. “Se la Federazione di Stati non è stata realizzata – dice lo scrittore – non ci sarà la pace né il suo perseguimento continuo grazie alla chiara coscienza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato nelle relazioni tra individui così come in quelle tra stati”.

Queste ed altre sfide – come quella per una “pace perpetua” – sono trattate nelle appena 61 pagine del libretto di Cappello, un gioiellino già presentato in televisione da Giovanni Floris su “La7” e in molte librerie romane. La materia è attualissima e, sebbene non semplice, è spiegata in modo chiaro per tutti, come si conviene ai filosofi. Tra le righe, uno stimolo continuo a pensare e ripensare concetti che sembrano scontati ma non lo sono affatto: democrazia, uguaglianza e diritto, civiltà, in un mondo in cui il conflitto è sempre una minaccia per fermare la quale la Cosmopoliteia rappresenta un’urgenza, una speranza.

Gloria Zarletti

Nell’immagine di copertina, Giuseppe Cappello, autore di “Cosmopoliteia”

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