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Così la maestra Lola salvò i suoi 60 alunni

di | 2026-01-23T17:55:04+01:00 25-1-2026 0:35|Personaggi, Sezione 8|0 Commenti

RIETI  – Era il 19 gennaio 1954: nella scuola elementare di Bussi sul Tirino, vicino Pescara, la maestra Lola Di Stefano, 34 anni, faceva lezione ai bambini di quarta e quinta elementare, ma il pericolo era in agguato. Il suo intervento salvò i suoi 60 ragazzi, ma lei non sopravvisse. Una cisterna del vicino stabilimento Montecatini (fino al 1930 Montedison) iniziò a perdere cloro: ne fuoriuscirono 4 tonnellate. La nube tossica, dopo aver travolto lo stabilimento, si avvicinò al centro abitato, raggiungendo la scuola. Erano le 9.30 del mattino quando le sirene iniziarono a suonare e l’odore di gas cominciò a essere forte e persistente. Lola iniziò ad evacuare i bambini a coppie, aiutandoli a coprirsi la bocca con un fazzoletto per non inalare i fumi tossici e li accompagnò tutti alla corriera che li portò a Capestrano, un luogo indicato come sicuro dalle autorità, in quanto situato in altura (il gas, più pesante dell’aria, non avrebbe raggiunto il paese). Fece numerosi viaggi, respirando più cloro di chiunque altro, ma riuscì a mettere in salvo tutti i bambini, poi svenne. Il cloro le danneggiò in maniera irreparabile i polmoni, morì 10 giorni dopo, il 29 gennaio, all’ospedale di Sulmona. Il padre morì per il dolore nell’aprile successivo.

E’ una storia rimasta in ombra per tanto tempo a causa di dispute politiche (ebbene sì), perché la proposta del sindaco di Bussi di erigere un monumento alla coraggiosa maestra venne ritenuto “speculazione politica” dal prefetto. Una statua alla sua memoria venne eretta solo nel 2018, ma a tenere viva la memoria della maestra ci pensarono i suoi alunni, che non hanno mai dimenticato la donna che aveva sacrificato la sua stessa esistenza per loro. La statua raffigura una maestra che accarezza la testa una bambina, con il suo grembiulino e la sua cartella. Lola è medaglia d’oro al valor civile e al merito scolastico, a lei sono state intitolate tre scuole: a Bussi, a Sulmona, a Roma (XII Municipio).

Era nata a Bussi sul Tirino nel 1920, figlia di Amedeo Di Stefano, operaio della Montecatini e di Concetta La Gatta. Il suo sogno era diventare maestra, si diplomò dell’Istituto Magistrale iniziando la sua esperienza nei piccoli comuni di montagna (Ofena, Sant’Eufemia a Maiella), infine nel suo paese, alla scuola di Bussi Officine, a poche decine di metri dalla fabbrica. I suoi alunni erano figli degli operai e lei li sentiva anche come figli suoi (non era sposata). Le nipoti stanno curando un testo con le sue testimonianze.

Era nata il primo giugno 1920, Sulmona ricorda ancora oggi i suoi valori pedagogici, umani e spirituali: amava insegnare, formare, educare, per lei i suoi alunni venivano prima di ogni cosa. Lola era la “Signora Maestra”, quando la scuola era una seconda famiglia e le maestre seconde mamme. Il nome di Lola Di Stefano non è però abbinato a processi penali e allora facciamo un piccolo approfondimento, perché di Bussi non si parla più. L’industria chimica nasce nei primissimi anni del 1900, si è occupata della lavorazione di innumerevoli sostanze fra cui cloro, alluminio, ferro-silicio, piombo, trielina e detergenti domestici. Nei periodi bellici ha prodotto anche sostanze per esplosivi e gas tossici. Inizialmente Montecatini, poi Montedison e Edison, è Solvay dal 2002. Negli anni ’80 Montedison ottenne dalla Regione l’autorizzazione per depositare i rifiuti nel terreno che si trova poco a monte della fabbrica (discariche 2A e 2B): Bussi sul Tirino è stata definita la discarica più grande d’Europa.

Fu scoperta nel 2007, quando la Procura di Pescara cominciò ad indagare e il Corpo Forestale scoprì un’enorme quantità di rifiuti industriali interrati, in un terreno di proprietà di Edison. Le officine sono raccolte in 10 ettari del SIN “Sito di interesse nazionale per la bonifica”, tuttora in corso. La scoperta dell’inquinamento di Bussi ha dato il via al procedimento penale nei confronti di 19 persone, accusate di disastro ambientale. Il primo grado, nel 2014, è terminato con l’assoluzione degli imputati. Nel secondo grado del 2017 vengono condannate dieci persone. Nel 2018 la Corte di Cassazione ribalta la sentenza, assolvendole, sei di loro per prescrizione. Sul fronte della giustizia amministrativa, Edison deve pagare la bonifica. Per Lola nessuna giustizia terrena.

Francesca Sammarco

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