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Camilleri, cento anni di avvincente scrittura

di | 2025-09-06T19:05:56+02:00 7-9-2025 0:40|Personaggi, Sezione9|0 Commenti

MILANO – Chi non ha mai preso in mano un libro di Andrea Camilleri? Solo per curiosità o per amore della Sicilia… Chi non ha mai esclamato: “Il Commissario Montalbano sono!” per emulare la locuzione più nota di uno dei personaggi più riusciti della letteratura italiana dell’ultimo novecento? E già perché proprio il 6 settembre 1925, 100 anni fa, nasceva a Porto Empedocle, nella “marina” di Agrigento, sulla costa sud-occidentale della Sicilia lo scrittore Andrea Camilleri. Non in molti sanno che il suo secondo nome fu Calogero, voluto dalla religiosissima mamma, quale santo celebrato proprio nel giorno della nascita e venerato patrono di Girgenti.

Di animo ribelle e spirito antitedesco, manifesta precocemente la passione per la lettura, che lo porta ad affrontare i libri di avventure, i romanzi polizieschi (soprattutto Simenon) e le riviste teatrali. Camilleri subisce l’inquadramento scolastico del ventennio fascista, che si basava sul culto del duce e della Patria, dato che anche il padre era un “sostenitore della prima ora” e ispettore del lavoro portuale. A dieci anni inviò una lettera a Mussolini, offrendosi volontario per la guerra in Abissinia. Ma negli anni successivi la fede nel duce comincia a vacillare, a partire dall’imposizione delle leggi razziali del 1938 e dell’entrata in guerra nel 1940, disapprovate persino dal padre che, avendo partecipato alla Marcia su Roma, era rimasto fedele agli iniziali contenuti rivoluzionari del fascismo e interpretava tali iniziative come un atto di subordinazione dell’Italia alla Germania.

Nel periodo del liceo, fonda con altri compagni, una rivista politico-letteraria «L’asino» che costituisce una delle prime fondanti esperienze di Camilleri nell’ambito del giornalismo. Appassionato scrittore, subisce l’influenza significativa nella formazione della sua personalità: in primis, dal padre che con la sua rigorosa dirittura morale, l’onestà intellettuale e certi suoi atteggiamenti sono inconsciamente riprodotti nel carattere del commissario Montalbano. Poi la nonna materna Elvira, che gli fa fare la conoscenza col fantastico mondo di “Alice nel Paese delle meraviglie”, che intavolando conversazioni con gli oggetti e gli animali e raccontando storie inventate estemporaneamente, lo ha indotto a stimolare la creatività. E, infine, “Minicu”, Domenico un contadino della casa di campagna dei nonni materni, dotato di una straordinaria capacità affabulatoria e depositario di un’autentica miniera di racconti, spacciati come miti antichi, ma frutto della sua fantasia, che hanno offerto a Camilleri numerosi spunti narrativi.

Luca Zingaretti e Andrea Camilleri

La sua terra, la sua gente, la sua Sicilia entrano così nei suoi scritti più famosi e tradotti in molte lingue portando la “sicilianità” e Andrea Camilleri alla ribalta. Camilleri sente il bisogno di esprimere qualcosa di suo, di far sentire la sua voce: «La voglia di narrare una storia mia con parole mie», raccontava. Tra il 1967 e il 1968 concepisce, così, il primo romanzo “Il corso delle cose”, una storia drammatica, ambientata nell’omertosa e mafiosa Sicilia coeva, che cerca inutilmente di pubblicare per dieci anni. La svolta narrativa avviene a metà degli anni ’90, dopo il definitivo addio di Camilleri al teatro e ai primi impegni televisivi in RAI. Nel 1994 Camilleri pubblica con Sellerio “La forma dell’acqua”, in cui è proprio protagonista il famigerato commissario Montalbano, che inizia ad aver un successo strepitoso con il passaparola della gente. Scontento della raffigurazione del personaggio, una mera funzione narrativa, scrive un secondo episodio, “Il cane di terracotta” (1996) che doveva affinare la figura del poliziotto.

Visto il grande successo commerciale Elvira Sellerio, a cui ormai è legato da profondo affetto, lo convince invece a continuare la serie: “Il primo Montalbano è scritto per disciplina, il secondo per insoddisfazione e il terzo per soldi” , ha dichiarato Camilleri senza filtri. Ma saprà sempre conquistare e coinvolgere il pubblico nei suoi racconti intrisi di un piacevole dialetto siciliano, comprensibile ai più. Lo scrittore muore a Roma il 17 luglio 2019. Nel 2023, si conta l’intera opera di Camilleri composta da oltre centodieci libri, oltre una lunga serie di racconti sparsi.

Per la ricorrenza è stato istituito dal Ministero della Cultura il “Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Andrea Camilleri” con convegni, incontri, spettacoli, attività di ricerca, pubblicazioni ed eventi di diversa natura che si svolgeranno fino a tutto il 2026. Resta però la nostalgia per un papà, un nonno che con un sorriso ed un pizzico di ironia sapeva raccontare di una Sicilia, in una versione puritana, facendosi apprezzare in tutto lo “stivale” e oltre.

Claudia Gaetani

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