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Cammino dei briganti per scoprire la Sicilia

di | 2026-09-10T13:11:13+02:00 13-9-2026 0:35|Sezione 8, Viaggi|0 Commenti

PALERMO – In Sicilia, oltre alle Vie Francigene e alla Strada degli Scrittori (di cui si è scritto qui e qui) è stato tracciato anche il Cammino dei briganti: il percorso, lungo circa 105 Km, inizia a San Mauro Castelverde, in provincia di Palermo, all’interno del Parco delle Madonie, e si concluderà a Cesarò, in provincia di Messina, nel cuore del Parco dei Nebrodi.

Il Cammino dei briganti, nonostante sia un sentiero ancora in progress, si sta già facendo strada – è proprio il caso di dirlo! – tra gli appassionati dell’escursionismo e delle lunghe camminate. Si tratta di un itinerario storico-naturalistico che, appena completato, si articolerà in cinque tappe, con 4 pernottamenti: la tappa più breve è di circa 18 km, la più lunga di circa 25 km; il dislivello da affrontare durante i percorsi può raggiungere anche i 600/700 metri:  il punto più basso del percorso si trova a circa 400 metri di altitudine; il più alto, nel corso della quarta tappa da Capizzi all’ex caserma  Sambuchello, nel territorio di Troina, si trova a circa a 1.500 metri di altitudine e passa in mezzo a un bosco suggestivo con roverelle, querce, aceri, faggi, ed altre varietà del sottobosco.

Cesarò

Il cammino permette di conoscere i borghi più suggestivi delle Madonie e dei Nebrodi: attraversa infatti i comuni di san Mauro Castelverde e Gangi in provincia di Palermo, Sperlinga, Nicosia e Troina in provincia di Enna, Capizzi, e Cesarò in quella di Messina. L’itinerario naturalistico unisce i monti delle Madonie a quelli dei Nebrodi, oltre a essere un percorso storico e della memoria finalizzato a riscoprire e far conoscere luoghi, eventi e personaggi di quella zona della Sicilia dove c’è stato il brigantaggio, in un periodo compreso dai primissimi anni dopo l’unità d’Italia sino al ventennio fascista quando, nel 1926, l’assedio di Gangi da parte del prefetto Cesare Mori segnò una dura sconfitta per il brigantaggio madonita.

La terza tappa

La giornalista Agnese Licata, al TG regionale siciliano del 15 luglio scorso, ha sottolineato che una parte del percorso sul versante madonita è stato in gran parte tracciato; su iniziativa del comune di Capizzi, ci sono 200.000 euro a disposizione per completare anche il tracciato ennese e messinese.

Il Cammino dei briganti, che nella parte tracciata è stato già percorso da alcuni gruppi nell’autunno e nella primavera scorsi, periodi climatici ottimali per apprezzarlo, è stato ideato da Salvatore Di Vincenzo, guida ambientale escursionistica, e dal professore Vincenzo Asero, docente di Economia applicata all’Università di Catania.

Per farlo conoscere Di Vincenzo e Asero hanno anche scritto un libro insieme: Il cammino dei briganti in Sicilia (Bonfirraro Editore).

La seconda tappa

Come si legge nel sito di presentazione in rete, il testo “restituisce una lettura originale del banditismo maurino attraverso la riscoperta dei luoghi che ne furono culla e contesto. Non sembra un caso, del resto, se la memoria dei briganti che popolarono la Sicilia occidentale, e nello specifico la zona delle Madonie, sia ancora oggi connotata dalla sua identità spaziale a partire proprio dal nome, che ricalca quello del comune di San Mauro Castelverde, in provincia di Palermo, dal quale le bande presero avvio. Quello che i due autori propongono in queste pagine è un itinerario storico-naturalistico (…) che racconta eventi e protagonisti mentre si snoda attraverso boschi e montagne, lambisce diversi paesi e trascende le ripartizioni amministrative dell’isola: dallo stesso San Mauro approda a Gangi, da qui a Sperlinga, Nicosia e Troina, nell’ennese; poi ancora verso i territori messinesi di Capizzi e Cesarò”.

La quarta tappa

L’importanza di valorizzare l’interno della Sicilia con iniziative naturalistico-culturali come il Cammino dei briganti è stata sottolineata da Leonardo Giuseppe Principato Grosso, sindaco di Capizzi, intervistato nel corso del già menzionato Tg regionale: “Questi territori interni possono avere possibilità di sviluppo grazie a questo tipo di turismo particolare… Noi non siamo la Taormina dei Nebrodi, però vogliamo riservarci una fetta di turismo particolare che può contribuire ad alimentare quella piccola economia che per noi potrebbe garantire l’esistenza stessa dei nostri centri”.

Maria D’Asaro

 

Già docente e psicopedagogista, dal 2020 giornalista pubblicista. Cura il blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com. É autrice dei libri ‘Lettere a un bambino poi nato’ (2025) e ‘Una sedia nell’aldilà’ (2023).

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