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Calcio, la Coppa creata da Silvio Gazzaniga

di | 2026-07-26T00:55:40+02:00 26-7-2026 0:30|Arte, Sezione 7|0 Commenti

MILANO – Si spengono i riflettori sul Mondiale di calcio 2026 coi colori della Spagna che inneggiano alla vittoria, ma non si spegne la luce che emana la Coppa del Mondo stretta, innalzata al cielo e baciata dalla nazionale iberica. È l’atleta il protagonista assoluto dell’opera e sorregge il mondo nella felicità e nell’entusiasmo della vittoria. Tutti, tra calciatori e tifosi di ogni latitudine, aspirano a stringere tra le mani questo trofeo. L’opera nasce dalle mani dello scultore milanese Silvio Gazzaniga (1921– 2016). È lui il creatore dei trofei di importanti competizioni calcistiche quali la Coppa del Mondo FIFA, la Supercoppa UEFA e la Coppa UEFA/Europa League, tutte prodotte dalla ditta G.D.E. Licensee Bertoni, oltre Coppe del Mondo di baseball, bob e volley, e medaglie per manifestazioni importanti anche di altri sport (pallacanestro, nuoto, sci…).

Lo scultore Silvio Gazzaniga

Si forma come scultore nelle scuole d’arte del capoluogo lombardo nel periodo delle avanguardie degli anni Quaranta. Frequenta la Scuola di Arte Applicata “Umanitaria” e la Scuola Superiore d’Arte del Castello Sforzesco, specializzandosi come orafo e gioielliere. Dopo la seconda guerra mondiale comincia la carriera artistica come scultore di medaglie, coppe e onorificenze e dal 1953 inizia a collaborare con l’allora ditta Bertoni in qualità di direttore artistico e maestro scultore. Ma è il 1970 l’anno che cambia la vita professionale e la visibilità dell’artista. Come da regolamento, dopo la vittoria della Coppa Rimet per la terza volta da parte del Brasile ai Mondiali del Messico, la Coppa viene aggiudicata definitivamente alla nazionale carioca.

La Spagna festeggia la vittoria

La FIFA deve quindi far realizzare un nuovo trofeo. Viene bandito un concorso aperto a tutti gli artisti del mondo e, tra 53 proposte, è quella di Gazzaniga a essere scelta. Ad alzarla al cielo, per la prima volta è il capitano della Germania, Franz Beckenbauer, nel 1974. Onore che tocca in seguito ai grandi campioni del calcio Daniel Passarella nel 1978, Dino Zoff nel 1982, Diego Armando Maradona nel 1986, Lothar Matthäus nel 1990, Carlos Dunga nel 1994, Didier Deschamps nel 1998, Cafu nel 2002, Fabio Cannavaro nel 2006, Iker Casillas nel 2010, Philipp Lahm nel 2014, Hugo Lloris nel 2018, Lionel Messi nel 2022 e Rodri nella notte del 19 luglio scorso.

La coppa è in oro massiccio a 18 carati e, anche se vuota al suo interno, pesa 6 chili e 175 grammi, è alta 36,8 centimetri e il diametro della base è di 13 centimetri. Il basamento è realizzato da due fasce di malachite verde, mentre intorno e al di sotto del basamento in appositi riquadri predisposti sono incisi, ciascuno nella lingua ufficiale della relativa nazione, i nomi delle nazionali che dal 1974 si sono aggiudicate il trofeo vincendo il Mondiale. Al contrario della Coppa Rimet, questa coppa non sarà mai assegnata alla squadra che la vincerà per tre volte, ma continuerà a essere rimessa in palio fino al momento in cui tutti i possibili spazi per le incisioni delle nazioni vincitrici verranno riempiti, quindi almeno fino ai mondiali del 2038.

Silvio Gazzaniga

A partire dai mondiali di calcio di Germania 2006 in poi, la FIFA ha stabilito che il trofeo originale non verrà più dato in prestito alla nazionale di calcio vincitrice. In precedenza il vincitore lo deteneva nella sede della sua federazione per quattro anni restituendolo solo durante la cerimonia dei sorteggi dei gironi. Oggi viene solo consegnato durante la cerimonia di premiazione al capitano della squadra vincente per i festeggiamenti dopo la partita finale. Dopo le celebrazioni, la FIFA regala alla federazione vincitrice del torneo una copia dell’originale.

Silvio Gazzaniga disse della sua scultura: “E’ simbolo universale della sportività e dellVarmonia del mondo sportivo. Mi sono ispirato a due immagini fondamentali: quelle dell’atleta che esulta e del mondo. La figura doveva essere lineare e dinamica per attirare lVattenzione sul protagonista, cioè sul calciatore, un uomo trasformato in gigante dalla vittoria, senza tuttavia avere niente di super-umano, stringendo il mondo tra le sue braccia”.

Claudia Gaetani

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