NAPOLI – Sarebbe stato diverso sicuramente se la nazionale italiana fosse stata presente, sarebbe salita la febbre per un evento mondiale in cui i nostri calciatori avrebbero entusiasmato anche i più distaccati, anche i più critici verso uno sport “utile” solo ad arricchire società e calciatori. Ma tant’è. Nonostante la nazionale non sia presente il calcio attira, attira eccome. Certo che ci sono i soldi, certo che ogni attimo è utile a proporre sponsor, pubblicità, certo che anche i tre minuti di pausa per il caldo non serve solo alle squadre in campo quanto piuttosto alle pubblicità da proporre a costi clamorosi. È certo tutto questo, un mondo fasullo, un mondo falso e corrotto, un calcio poco incline alla scoperta di talenti e molto più propenso a racimolare introiti, insomma tutto questo e tanto altro.
“Ma che ci volete fare, non vi sembrerà normale…”, giusto per citare Edoardo Bennato, ma quando in campo entrano giocatori dello spessore di Dembelé, Mbappé, Haaland, Messi, Ronaldo, Olise, Neymar, Vinicius, quando in campo si affrontano USA contro Iran o Inghilterra e Francia, squadre dalla rivalità sportiva e politica di lunga data e dai lunghi effetti non puoi non alzarti alle tre del mattino e vederla, non puoi sacrificare il film serale per assistere a spettacoli sportivi di tale caratura. Il calcio, nonostante tutto tiene le masse incollate alla manifestazione.
Quest’anno poi la fase finale del mondiale ha segnato una svolta storica per il calcio. Per la prima volta, infatti, il torneo è stato organizzato congiuntamente da tre Paesi: Stati Uniti, Canada e Messico. Inoltre, la competizione è passata da 32 a 48 squadre partecipanti e, simpaticamente, il presidente della Fifa (la Federazione mondiale) Infantino ha suggerito di allargarla a 68 squadre, così l’Italia avrebbe più… chance per partecipare visto che è la terza edizione di seguito in cui è esclusa. Questa innovazione ha aumentato il numero delle partite e ha dato a un maggior numero di nazioni la possibilità di partecipare alla manifestazione più importante del calcio mondiale. Diciamoci la verità, aumenta lo spettacolo, aumentano le squadre/nazionali in campo, aumenta il business. 
Ad un certo punto però tutto questo aspetto passa in secondo piano. “Non farò più abbonamenti a tv private, mai più rinnoverò questo o quello…” poi però l’orario della partita serale bisogna saperlo. Oramai schiavi della dea TV non riusciamo a separarci da essa. E in questi giorni è iniziato anche il torneo di tennis a Wimbledon… “Molto meglio il tennis, più leale, meno imbrigliato in interessi economici”. Ma quanto guadagna Sinner? Quante pubblicità fa? A parlare così viene voglia di spegnere tutto, anche perché non solo siamo un po’ tutti moralisti ma anche perché non ci rendiamo conto di che giro economico parliamo che coinvolge sì la grande marca, il grande sponsor ma tanto altro.
Dietro ogni marchio ci sono centinaia di persone che ci lavorano, dal giardiniere al magazziniere, al portapacchi, alla segretaria o al responsabile grafico. Diciamo che dietro ogni grande manifestazione ci sono introiti per tutti ed io a quelli voglio guardare. Pare che dietro il giocatore Neymar, il cui procuratore è il padre, ci siano più di duecento persone. Bisogna soffermarmi su quelle e considerare il giro di affari che comprende tutto l’entourage. Questo rincuora e permette di essere meno “scandalizzati” e continuare, nonostante tutto, ad essere presenti.
Innocenzo Calzone

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