ROMA – E’ di questi giorni l’allarmante notizia di un aumento delle esportazioni di armi da parte dell’Italia pari al 138%. Si tratta dei dati diffusi dal Sipri di Stoccolma (Istituto Internazionale per la Ricerca della Pace), relativi al periodo 2020-2024, che vede l’Italia al sesto posto (dal decimo rispetto a cinque anni fa) tra i Paesi che esportano più armi al mondo, sorpassando Spagna, Regno Unito, Corea del Sud ed Israele. In definitiva, il 4,8% delle armi che vengono importate provengono proprio dall’Italia, che invece in precedenza deteneva una quota di mercato del 2,1%. Il report del Sipri evidenzia che il nostro Paese segna un aumento del 138% rispetto al 29% della Spagna, il +21% degli Usa ed il +11% di esportazioni delle Francia. 
Fra i paesi esportatori, al primo posto gli Stati Uniti, seguiti da Francia, Russia, Cina e Germania. Il 28% delle esportazioni di armi italiane va in Qatar, il 18% in Kuwait ed in Egitto. In sostanza, il 71% delle armi prodotte in Italia va a finire in Medio Oriente, del quale il Bel Paese è il secondo fornitore, mentre gli Stati Uniti detengono un notevole 52%.
“Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo”, aveva detto Papa Francesco nell’Urbi et Orbi della domenica di Pasqua 2025, lo scorso 5 aprile. È stato il suo ultimo monito al mondo, il suo no deciso e fermo, nonostante non avesse più voce, alle guerre nel mondo ed alla corsa agli armamenti. Una sorta di passaggio del testimone. In ben dodici anni di pontificato, a volte profetico, Papa Francesco ha lanciato il suo appello agli uomini di buona volontà, per fermare questa folle corsa che toglie importanti risorse che, invece, potrebbero essere ben impiegate per il bene comune e non per creare veri e propri strumenti di morte, troppo spesso, anche di massa
I capitali investiti per riempire gli arsenali di morte sono, dunque, aumentati: ci sono ordigni che possono distruggere il mondo intero, tanto che Papa Francesco, durante il suo lungo ricovero al Gemelli, non ha mai smesso di invocare la pace. E così ritornano sempre più attuali le sue parole quando nel 2023, in occasione del sessantesimo anniversario dell’enciclica Pacem in Terris, affermava che “l’aumento di risorse economiche per gli armamenti è ritornato a essere strumento delle relazioni tra gli Stati, mostrando che la pace è possibile e realizzabile solo se fondata su un equilibrio del loro possesso”.
Laura Ciulli

Lascia un commento