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Biochar, asfalto dagli scarti degli ulivi

di | 2026-07-26T00:54:30+02:00 26-7-2026 0:01|Attualità, Sezione 1|0 Commenti

ROMA – Si potrà mai contrastare l’effetto serra? E se la soluzione per ripulire l’aria che si respira in pieno centro cittadino si nascondesse proprio sotto le ruote delle macchine guidate, ogni giorno, senza sosta? Barcellona ha deciso di provare a giocare una carta innovativa, cominciando a pavimentare le vie del distretto dell’Eixample con gli scarti degli ulivi. Nella capitale della Catalogna le strade non saranno più coperte dalle pesanti colate di bitume, ma stanno per diventare un valido sostegno per raffreddare le città. Il loro compito principale? Imprigionare il carbonio, combattendo, così, il cambiamento climatico. Se per tanto tempo si è pensato all’asfalto come al più acerrimo nemico dell’ambiente, in Spagna si sta iniziando a raccontare una storia del tutto diversa e che, come protagonista, ha il biochar.

Barcellona è apripista di un progetto ecologico “mangia smog”

Il biochar è stato usato, per la prima volta, dalle popolazioni indigene dell’Amazzonia più di mille anni fa. Un tempo, gli scarti agricoli venivano mischiati ad ossa e carbone della legna. È così che si otteneva la famosa “Terra Preta”: un terreno estremamente fertile. Ma come è avvenuto il passaggio dall’originario biochar a quello adoperato per asfaltare le strade della Catalogna? Sicuramente il clima degli ultimi anni ha incentivato la necessità di trasformare un segreto agricolo millenario in una tecnologia degna dei tempi moderni. Tuttavia, un ruolo chiave è stato giocato dalla ricerca scientifica e dall’innovativa ingegneria dei materiali. Quello usato a Barcellona è un biochar che si ottiene dalla pirolisi di noccioli di oliva e scarti agricoli degli ulivi riscaldati a temperature elevatissime, oltre i 350°C, e in assenza di ossigeno, consentendo così al materiale, non incendiato, di non trasformarsi in cenere. Tra l’altro, questo “carbone vegetale”, grazie al procedimento della pirolisi, fa sì che il carbonio resti intrappolato (invece di tornare nell’atmosfera).

Il biochar usato nell’edilizia

Ecco perché il progetto pilota spagnolo, realizzato nel quartiere più grande e popolato di Barcellona (noto per i suoi isolati dagli angoli smussati e per essere il luogo in cui svetta la Sagrada Familia), ha visto posare un “asfalto ecologico” che è stato già definito come “mangia smog”, in quanto garantisce, durante la sua produzione, una riduzione del 76% delle emissioni di anidride carbonica (rispetto alle solite miscele di bitume comunemente usate). In pratica funziona come una spugna: assorbe l’acqua durante le piogge e la rilascia lentamente, combattendo in questo modo la siccità (e riducendo la necessità d’irrigazione del 40%). Inoltre, se sfruttato in agricoltura, il biochar trattiene gli elementi nutritivi dei fertilizzanti, impedendo così che possano venire sprecati o che, nel tempo, possano inquinare le varie falde acquifere.

Eixample, il quartiere che ospita la Sagrada Familia

 

Da questo momento, se la sperimentazione restituirà i risultati tanto attesi, le olive, ingredienti simbolo della cucina mediterranea, si tramuteranno in un valido alleato contro il cambiamento climatico. E non saranno le uniche a tendere la mano all’ambiente, dato che, negli ultimi anni, anche altri scarti alimentari stanno venendo impiegati, sempre più spesso, come risorse per l’edilizia. Basti pensare ai fondi del caffè per la realizzazione di pavimentazioni sostenibili o ai gusci di ostrica per l’ottenimento di cementi “green”.

Le olive, protagoniste della cucina mediterranea

Quel che avverrà in futuro non si può sapere, ma un dato è certo: le strade non saranno più delle vie coperte dall’asfalto, ma diventeranno un simbolo di scelte innovative e, soprattutto, sostenibili. Forse, il biochar potrebbe essere, davvero, la soluzione (più vantaggiosa per tutti) per convertire in risorse utili, anziché in rifiuti, i milioni di tonnellate di noccioli, potature e altri scarti agricoli ottenuti, ogni anno, dalle aziende del settore. Sarà forse l’alba di una nuova era degli scarti agricoli?

Le aziende agricole, in questo senso, sarebbero in grado di azzerare i costi di smaltimento dei prodotti da loro lavorati e quest’idea potrebbe essere molto interessante anche per un Paese come l’Italia, che è tra i maggiori produttori di olio d’oliva in Europa. Non resta che attendere e vedere quel che le aziende (come NeraBiochar e Localcarbon Italia) realizzeranno in un domani e, ovviamente, come risponderà, nei mesi a venire, la tenuta del biochar al peso costante dei mezzi che percorreranno le vie spagnole.

L’inizio di una nuova era degli scarti agricoli

È vero, la Spagna ha dato il via all’asfalto “mangia smog” e a tutti gli effetti positivi di questo tipo d’innovazione legata all’economia circolare, ma perché non sognare ad occhi aperti? Un progetto simile, magari ancora più ambizioso (viste le premesse legate all’importante produzione italiana di olio), potrebbe, forse, mettere radici proprio nel nostro Bel Paese?

Alice Luceri

Nell’immagine di copertina, Biochar, il moderno e sostenibile asfalto prodotto in Spagna dagli scarti degli ulivi

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