MILANO – Antilibrary è il contrario di una libreria ben organizzata, una montagna di libri non letti affastellati o ben disposti che in attesa di essere presi in considerazione si impolverano e ingialliscono. A cosa potrebbero mai servire questi libri? Forse a niente o forse potrebbero essere la parte più interessante perché rappresentano ciò che ancora si deve scoprire, conoscere e approfondire. Il termine antilibrary fa pensare a qualcosa che si contrappone ad una libreria e quindi potrebbe essere una stanza che custodisce oggetti di vario genere ma non libri. Allo stesso modo antilibrary, anti-biblioteca in italiano, potrebbe avere un altro significato. Potrebbe essere uno spazio che precede la biblioteca vera e propria, una sorta di ingresso nel quale collezionare tutti i libri che il proprietario non ha ancora letto; da quell’ingresso poi si potrebbe accedere alla biblioteca vera e propria con tutti i libri già letti. 
Da qui si intuisce la necessità di fare una distinzione tra ciò che già appartiene al sapere e alla conoscenza del proprietario, i libri letti, e quelli ancora da leggere e che forse non si leggeranno mai, acquistati in un momento particolare, sfogliati, iniziati e poi abbandonati. Non tutti i libri si leggono allo stesso modo, nel senso che chi legge ha un rapporto diverso con il libro. Ci sono libri che vengono continuamente consultati anche col passare degli anni. Altri, una volta letti, finiscono da qualche parte dimenticati; altri ancora attendono di essere completati, altri si consultano, sottolineano e si rileggono più volte. Nassim Nicholas Taleb, nel suo “Il cigno nero”, ha reso celebre il suo concetto di antilibrary affermando che «la nostra biblioteca dovrebbe contenere tanto ciò che sappiamo quanto, soprattutto, ciò che non sappiamo ancora». I libri non letti diventano così un capitale cognitivo: la misura della propria apertura al mondo, non del raggiungimento del sapere totale.
Alberto Manguel, in “Una storia della lettura”, descrive la biblioteca come un organismo vivente, fatto di «libri letti, libri da leggere, libri che non si leggeranno mai, ma che ci accompagnano come possibilità». Per Manguel, il lettore non è visto come un consumatore, ma un abitante di un territorio in continua espansione. Nella sua visione ogni libro non letto rappresenta una porta socchiusa che può essere spalancata su nuove conoscenze capaci di far evolvere la personalità di ciascuno e dell’umanità intera. Italo Calvino, nelle “Lezioni americane”, suggeriva che la leggerezza non è superficialità, ma capacità di «planare sulle cose dall’alto». Partendo da questa affermazione si può arrivare a dire che una biblioteca piena di libri non letti è proprio questo, un invito a non irrigidirsi, a non credere che il sapere sia un blocco monolitico e immutabile. C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, apprendere e interiorizzare.
In Giappone, il termine tsundoku, l’arte di accumulare libri senza leggerli, non ha un significato negativo, non è un vizio né uno spreco, ma una pratica culturale, un modo per circondarsi di possibilità. Lo scrittore Motoori Norinaga, già nel XVIII secolo, annotava che «i libri non letti sono come amici che attendono il momento giusto per parlare». Borges, il più grande bibliotecario della letteratura nel racconto La biblioteca di Babele immaginava un universo fatto di libri che nessuno avrebbe mai potuto leggere tutti sottolineando che proprio questa impossibilità è quella che riesce a dare un senso alla ricerca. In un’altra pagina, in Altre inquisizioni, scriveva: «Sempre immagineremo che nella biblioteca ci sia un libro che ci attende».
I libri non letti perciò non sono da considerarsi un fallimento o un ingombro inutile ma semplicemente un nuovo orizzonte. Avere libri non letti in uno scaffale o in una bella libreria costituisce la prova che la curiosità non si è spenta, che si continua a credere nella possibilità di cambiare idea, di scoprire, di crescere. Una biblioteca piena di libri ancora da aprire rappresenta certamente un organismo vivo, in continua evoluzione mentre una biblioteca completamente letta sarebbe semplicemente un museo.
Margherita Bonfilio

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