MILANO – Correva l’anno 1815 quando le potenze europee che avevano sconfitto Napoleone (Austria, Prussia, Russia e Gran Bretagna) si riunirono a Vienna per restaurare lo status quo ante e ridisegnare la mappa geopolitica dell’Europa. In nome del principio della legittimità reinsediarono i sovrani che erano stati spodestati e, alla ricerca di un nuovo equilibrio politico, divisero l’Europa in sfere di influenza.

Il castello di Schönbrunn, sede del Congresso di Vienna (1814-1815)
Il concetto giuridico, che maggiormente condizionò l’evolversi degli eventi successivi, fu il cosiddetto principio di intervento, in nome del quale gli eserciti della Santa Alleanza (Austria, Russia, Prussia) ebbero il diritto di intervenire in tutti gli Stati per reprimere qualsiasi moto rivoluzionario che potesse costituire una minaccia per l’ordine “restaurato”. Emblema di questo sopruso internazionale potrebbe essere considerato la frase “l’ordine (tranquillità) regna a Varsavia”, pronunciata dal ministro degli esteri francese Horace Sébastiani per informare, nel 1831, il Parlamento dell’avvenuta caduta di Varsavia ad opera delle truppe dello Zar Nicola I, nonostante l’eroica resistenza degli insorti.

Ritratto del principe Klemens von Metternich
Non si fa in verità fatica a ravvedere nel mondo di oggi tante analogie: troppi gli interventi armati esterni che continuano ad interferire nella politica di Stati sovrani; palese la volontà delle potenze attualmente più forti (Russia, Stati Uniti, Cina) di voler scrivere un nuovo assetto mondiale. Né tantomeno vi è alcuna difficoltà a trovare degli omologhi del ministro austriaco Metternich, noto come “il cancelliere di ferro”, vista la continua ostentazione di forza di vari leader contemporanei. Va solo aggiunto, sulla base di questo pseudo-storico confronto, che non più di ferro si deve parlare oggi, quanto di petrolio e terre rare… Senza dubbio le recenti violazione di diritti, che sembravano acquisiti per sempre, fanno ritornare indietro l’orologio della Storia, calpestando il diritto internazionale.

La Groenlandia al centro di rivendicazioni da parte degli Usa
Dopo il citato Congresso di Vienna, l’anno 1848 (denominato “primavera dei popoli”) fu segnato da molte insurrezioni che volevano ridare l’indipendenza ai popoli, in nome del principio di autodeterminazione. I commenti di alcuni politici e varie testate giornalistiche attualmente declassano il diritto internazionale a mere regole di buona educazione, quasi a livello di rapporti di buon vicinato; laddove invece esso si fonda sul concetto che ogni popolo ha il diritto di decidere sulla propria appartenenza o meno a uno Stato e sul proprio regime politico. Le origini di tale principio vengono generalmente ricondotte alle rivoluzioni americana e francese.

In Ucraina il conflitto dura ormai da anni
In epoca più recente esso è stato ripreso nella “Nuova Diplomazia” di Wilson dopo la Prima Guerra Mondiale (1918) e poi consacrato nella Carta atlantica (1941) e nella Dichiarazione delle Nazioni Unite (1942). La Carta delle Nazioni Unite (1946) e successive risoluzioni lo hanno infine recepito appieno attribuendo all’«uguaglianza dei diritti» e all’«autodeterminazione dei popoli» una valenza universale. Al di là di questi parallelismi storici che evidentemente non presumono di avere valore scientifico, ma semplicemente si limitano a riecheggiare situazioni già avvenute, colpisce l’inerzia generalizzata; come se la Storia non potesse ripetersi.
Al contrario, proprio essa ci sprona a non sottovalutare queste minacce e ad adoperarsi per impedire che si traducano in azioni o scelte che potrebbero dimostrarsi definitive per tutto il genere umano.
Adele Reale
Nell’immagine di copertina, la sede dell’Onu a New York

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