PERUGIA – Leggenda o episodio storico reale l’assedio che Annibale Barca, dopo la vittoriosa battaglia del Trasimeno del 217 aC, portò a Spoleto senza fortuna per lui, costretto a battere in ritirata sotto una pioggia di olio bollente rovesciato giù dalle mura dagli assediati e da una torre, poi ribattezzata dell’Olio e contigua ad una porta denominata, nel 1500 dC “Porta della Fuga”? Di questa vicenda tratta Tito Livio e ne fanno cenno Cassio Dione e Plutarco nella biografia del condottiero, ma non altri storici, per spiegare come il cartaginese invece di dirigersi direttamente su Roma, dopo il travolgente successo sul Lago, fosse stato obbligato a ripiegare verso il Piceno, per poi raggiungere la Puglia.

Annibale Barca, condottiero cartaginese
Sulla Porta Fuga è rimasta una iscrizione in latino, che si dice dettata da un certo Fabio Vigili della omonima casata spoletina, scalpellinata nel Cinquecento, che recita “Annibale, dopo aver sconfitto il console Flaminio ed i romani al Trasimeno, respinto da Spoleto con grande strage dei suoi mentre marciava all’attacco di Roma, con la memorabile fuga dette nome a questa Porta”. Ora una recentissima, fresca “rilettura” di una epigrafe ritenuta nell’Ottocento un falso e finita nei depositi del Museo Archeologico spoletino, offre nuova e solida forza alla presenza di Annibale sotto le mura della città. Si tratta di cinque lastre in calcare di quattro quintali ciascuna, un tempo inserite in un muro di via delle Felici.

Il professor Filippo Coarelli
Il professor Filippo Coarelli, già docente di Storia Romana e di Antichità Greche e Romane dell’università di Perugia oltre che membro dell’Accademia dei Lincei, ha riscoperto l’epigrafe, mettendo ordine nei Depositi e l’ha ritenuta autentica. Tanto da farne una seguitissima relazione nel corso di un convegno, che si è svolto nella chiesa di Sant’Agata. Lo studioso riconosce, insomma, di aver ritrovato la prova documentata e certa del passaggio di Annibale a Spoleto.

La battaglia del Trasimeno
Il Cartaginese, dopo il Trasimeno, si era diretto verso Todi e poi, attraverso i Monti Martani, a Spoleto. Qui pur saccheggiando il territorio ed impossessandosi, tra l’altro di alcune statue, era stato messo in fuga dalla coraggiosa resistenza dei cittadini rimasti fedeli a Roma. Da lì, dopo vari tentativi di valicare gli Appennini e raggiungere l’Adriatico, il Barca scelse la via di Plestia (Colfiorito, per intendersi), dove si scontrò con Gaio Centennio, comandante della cavalleria di Gneo Servilio Gemino (il console collega di Gaio Flaminio Nipote in quel fatale 217 aC), che venne battuto e ucciso con feroce, pesante sterminio delle truppe romane (tremila le vittime). Così il cartaginese si fece strada verso il mare.
Elio Clero Bertoldi
Nell’immagine di copertina, la sanguinosa battaglia del Trasimeno in cui Annibale sconfisse le milizie romane

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