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Anna Maria Mozart e Ottilie Kafka, due sorelle influenti

di | 2026-09-03T13:52:53+02:00 6-9-2026 0:45|Personaggi, Sezione10|0 Commenti

RIETI – Sorelle con cognomi importanti, rapporti di fratellanza e caratteri differenti: Maria Anna Walburga Ignatia Mozart (Nannerl per parenti e amici), compositrice, pianista, clavicembalista e Ottilia Kafka, amata sorella di Franz deportata nel ghetto di Theresienstadt nel 1942. Nannerl era il vero genio musicale in casa Mozart. Era la quarta figlia di una coppia di musicisti, Leopold e Anna Maria Mozart, una famiglia sulla quale sembra incombesse una maledizione: la piccola Maria non conobbe i fratelli maggiori, morti poco dopo la nascita, né i due fratelli nati dopo. Solo lei e Wolfgang, settimo figlio, sopravvissero fino all’età adulta. Forse da qui deriva il soprannome Nannerl, di origine ebrea, che significa “benedizione di Dio”.

Anna Maria Mozart

Maria Anna (Salisburgo 1751) era particolarmente dotata, tanto da sorprendere perfino il padre, che le aveva insegnato la musica fin dall’età di sette anni. Intanto il fratello cresceva, ascoltava e osservava: fu proprio lei a trasmettergli la passione per la musica. Nel 1762 Leopold accetta l’invito dell’imperatrice austriaca Maria Teresa a suonare alla corte imperiale di Vienna. Visto il grande successo, Leopold decidere di portare i due fratelli in tournée in Europa tra il 1763 e il 1766. Il loro talento crebbe e iniziarono a comporre le prime opere. Molti, a iniziare da Leopold, ritenevano che Nannerl fosse il vero grande talento, ma il tempo passa e all’età di 18 anni, l’età da marito, Leopold allontanò la figlia dalle scene. Per volere del padre (che si oppose al matrimonio scelto dalla figlia), Maria Anna sposò un ricco magistrato e diventò baronessa von Berchtold zu Sonnenburg, smise di esibirsi, ma in privato continuò a comporre musica. Secondo Leopold, di carattere autoritario, una donna non poteva mantenersi con la musica.

Nannerl

Amadeus non tollerava le intromissioni paterne, cercò invano di aiutare la sorella, che comunque rimase vicino al padre, dando il suo nome al primogenito nato nel 1785. Si affievolirono invece i rapporti con il fratello, anche se Amadeus continuò a scriverle lettere e a comporre opere perché lei continuasse a suonare. L’allontanamento tra i due fratelli si deve forse a Costanze, la moglie di Amadeus, con cui Maria Anna ebbe solo rapporti di cortesia. La depressione che Amadeus patì negli ultimi anni di vita a causa dei debiti fece il resto, i due non s’incontrarono più fino alla morte di lui, nel 1791, ma la sorella seppe solo molti anni dopo della situazione debitoria.

Nel 1801 rimase vedova con due figli e quattro figliastri: tornò a Salisburgo e lavorò come professoressa di musica, riuscendo a mantenersi fino alla fine. Quattro anni prima di morire, perse la vista. Le sue composizioni che fine hanno fatto? Ufficialmente non risulta, ma secondo alcuni studiosi, le prime opere di Amadeus potrebbero essere della sorella: Maria Anna componeva brani perché il bambino imparasse a suonare ed era lei a trasporre su carta le melodie che il fratello componeva da piccolo, quando ancora non sapeva scrivere.

Ottilie (“Ottla”) Kafka

Ottilie (“Ottla”) Kafka, ebrea nata a Praga nel 1892, era la sorella minore di Franz Kafka (1883-1924). Era la sorella preferita, che lo sosteneva nei momenti difficili, vedeva in lei il meglio dei temperamenti dei genitori: “Testardaggine e sensibilità, senso della giustizia, inquietudine, autoconsapevolezza della forza d’animo di noi Kafka” e sebbene fosse la più giovane, appariva a lui sempre “grande, matura e forte”, quella che mi fa sentire “completamente diverso rispetto a come sono davanti agli altri”. Ne adorava la capacità di replicare con fermezza al padre: “A casa dove dimorano i giganti”, la vedeva “senza detrimento per il mio affetto verso gli altri fratelli” come “di gran lunga la più cara”.

Per nessun altra persona al mondo Franz Kafka provò tanto affetto e confidenza. C’era un mondo di sentimenti tra di loro, tramandato in centoundici documenti (“Lettere a Ottla”, ed. Mondadori, 1976): 45 lettere, 32 cartoline postali e 34 cartoline illustrate, fitte di saluti affettuosi e racconti, che Franz scrisse con la sua stilografica dall’inizio del secolo fino alla sua morte (1924), nel suo tedesco raffinato e che mostrano un altro volto dell’autore de “Il processo” e “La metamorfosi”. In quelle righe ci sono angoscia e gioia, incertezze e sollievi, confessati alla sorella più amata. È una delle raccolte più ampie dei manoscritti privati di Kafka, che i discendenti di Ottla hanno saputo salvare e difendere dall’usura del tempo e dalle insidie della storia. Conservarono per decenni quel carteggio, lo fecero custodire a Oxford dalla Bodleian Library, poi lo hanno messo all’asta nel 2011. Ad acquisirle, sono state proprio la Bodleian library e il Deutsches Literaturarchiv di Marbach, che hanno costituito una joint-venture.

Ottilie Kafka col fratell Franz

Fin da giovane Ottla si distinse decidendo di studiare agricoltura, lavorare la terra, vivere lontano dal caos e vicino all’essenziale. A Zürau, immersa nella natura, accolse il fratello malato e lo accompagnò nei suoi giorni più bui. Lì nacquero i celebri Quaderni di Zürau, scritti impregnati della serenità che lei gli offriva. Nel 1920 sposò Josef David, avvocato cristiano, contro la volontà del padre, ebbero due figlie Vera e Helene. Quando il nazismo arrivò in Cecoslovacchia divorziò nel tentativo di proteggere la famiglia: era il 1942, le figlie e il marito non furono deportati. A Theresienstadt nel 1943 lavorò, aiutò e sostenne gli altri, in particolare un gruppo di bambini provenienti dal ghetto polacco di Bialystock. Erano orfani, emaciati, impauriti, teste rasate, vennero chiusi in una baracca separata, lei di nascosto condivise con loro paura e tenerezza, fino all’ultimo.

Seguendo il suo spirito ribelle e compassionevole, decise di accompagnare volontariamente quel gruppo di bambini nel campo di concentramento di Auschwitz – Birkenau, sebbene conoscesse i rischi. Salì con loro sul treno e finirono subito nelle camere a gas il 7 ottobre 1943. Fu donna di un coraggio incrollabile, scelse di camminare verso la morte con i più vulnerabili, senza cercare riconoscimenti: fu un esempio di dignità e umanità di fronte alla barbarie. Nei campi di concentramento morirono anche le sorelle Ellie e Valli.

Francesca Sammarco

Nell’immagine di copertina, una veduta di Salisburgo dove nacque Anna Maria Mozart

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