Anna Maria Battistuzzi è morta a 79 anni qualche giorno fa. L’ultima parte della sua vita l’aveva trascorsa in una Rsa a Piacenza, ma era originaria di Conegliano Veneto, nel Trevigiano. Un’esistenza serena, normale, modesta,anche un po’ piatta: nessun parente, pochissimi amici, qualche conoscente. Era stata per molto tempo segretaria di un facoltoso imprenditore, poi per arrotondare le magre entrate aveva fatto la colf. Quindi la pensione e la richiesta di entrare nella casa di riposo Fenzi nella sua città natale. Ma non c’era posto e perciò aveva scelto di trasferirsi a Piacenza.

Anna Maria Battistuzzi
Ma Anna Maria per tutta la sua esistenza ha nascosto un segreto che è stato rivelato solo all’apertura del testamento. La donna, infatti, aveva la passione della finanza e investendo in Borsa aveva accumulato ricchezze milionarie, che, a sorpresa, ha lasciato in eredità proprio alla Casa di riposo Fenzi, quella struttura in cui lei stessa aveva chiesto il ricovero, ma che non aveva potuto accettarla per mancanza di posti per curare patologie come quelle di cui lei soffriva. I dettagli testamentari non sono ancora chiari, ma pare che si tratti di un patrimonio milionario tra liquidi, una serie di immobili (il cui valore si ipotizza piuttosto elevato), oltre ad un consistente pacchetto di azioni.
“È stata una sorpresa – commenta il presidente della Rsa, Karim Zambon. – Non conoscevamo la signora ma il gesto che ha compiuto è straordinario e crediamo che abbia voluto pensare a tante persone che si trovano in difficoltà come lei. È un atto di grande cuore, che ci commuove e ci responsabilizza”. “Dietro una vita semplice e appartata, quella di una donna che molti ricordavano solo di vista – aggiunge il sindaco di Conegliano, Fabio Chies – si celava una generosità fuori dal comune. Il suo gesto ha sorpreso tutti: un atto silenzioso ma profondamente significativo, che lascia un segno importante nella nostra comunità”.

Fabio Chies, sindaco di Conegliano
Anna Maria Battistuzzi era un’autodidatta esperta di investimenti, capace di costruire un patrimonio milionario. Un’eredità che oggi ha scelto di lasciare a chi ha più bisogno, destinando beni immobili e risorse economiche agli anziani della sua città, forse per gratitudine, forse per desiderio di restituire qualcosa, forse per quel bisogno silenzioso di sentirsi parte di una comunità. Che, in realtà, non l’aveva mai del tutto accettata e della quale in qualche maniera si sentiva esclusa, tanto che era stata costretta ad emigrare in un’altra regione per poter trovare un posto letto in una Rsa. “Quando ha avuto bisogno, Casa Fenzi non era in grado di accoglierla per mancanza di posti e per la complessità della sua patologia. Ma evidentemente la struttura le era rimasta nel cuore”, sottolinea Zambon.
I funerali si terranno proprio a Casa Fenzi, come da volontà della benefattrice. “Ci farebbe piacere conoscere meglio la sua storia. Le esequie saranno un’occasione per farlo e per ringraziarla pubblicamente”, spiega ancora il presidente. “Non la conoscevo personalmente – conclude il sindaco Chies – ma da chi l’ha incrociata negli anni ho saputo che era una donna riservata, schiva, spesso solitaria. Dietro una vita semplice e appartata, quella di una donna che molti ricordavano solo di vista, si celava una generosità fuori dal comune”.
Una vicenda da libro Cuore che porta con sé un piccolo insegnamento, che non dovremmo dimenticare mai: è profondamente sbagliato fermarsi alle apparenze. Non servono proclami, paroloni, esternazioni roboanti perché ogni persona (anche chi in apparenza potrebbe apparire poco interessante) nasconde valori e significati che vanno molto al di là di ciò che si vede. Facciamone tesoro.
Buona domenica.

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