MILANO – Anna: un nome come tanti, una donna come tante. Milanese, aveva ventiquattro anni nello scatto sulla terrazza dell’Avanti! e festeggiava la vittoria della Repubblica sulla Monarchia. Attraverso il voto per la prima volta esprime sé stessa, il suo essere nel mondo, la sua presenza, il segno di vera rivoluzione. Anna e la sua immagine viene pubblicata sulla copertina del “Corriere della Sera” il 15 giugno 1946 con un titolo che non lasciava dubbi: “E’ nata la Repubblica Italiana” e lei fiera si lascia fotografare dal maestro del reportage Federico Patellani. Una ragazza la cui identità è rimasta a lungo sconosciuta che l’obiettivo del fotografo ha trasformato in icona. 
Anna era impiegata amministrativa presso il quotidiano Avanti! e futura sposa del giornalista Franco Nasi. E proprio nei circuiti delle redazioni milanesi probabilmente la Iberti incrociò l’obiettivo di Patellani. All’epoca la redazione milanese dell’Avanti! si trovava nel celebre “Palazzo dei giornali” di Piazza Cavour a Milano. Fu sul tetto dell’edificio (che si affaccia sui Giardini di via Palestro, ora intitolati a Indro Montanelli) che fu scattata la celebre foto. È immaginabile che Franco Nasi e Federico Patellani si conoscessero in quanto colleghi. Ottant’anni da quello scatto che per l’Italia significa votare, credere ancora in un futuro migliore, una possibilità di speranza oltre la violenza e la precarietà del presente. Avere pari dignità. Andare a votare insieme, uomini e donne, cambia le dinamiche, creando conversazioni “alla pari”.
È il 1946, siamo fuori dalla guerra, con un’Italia ancora da ricostruire. Ricominciare è la parola chiave. Anna esercita per la prima volta il diritto di voto, trasformando le schede elettorali in simboli di speranza e cambiamento e segnando un punto di svolta contro la sottomissione patriarcale e la violenza domestica, collegando il passato (la Resistenza) al futuro. E’ giugno, il sole inizia a scaldare sempre più forte gli animi e la terra ormai bruciata, sotto i piedi stanchi di uomini e donne. È il 2 giugno 1946 e le donne italiane si recano alle urne per la prima volta. Chiamate a scegliere tra Monarchia e Repubblica nel referendum, contribuirono a quei 12.718.641 voti che decretarono l’esilio di casa Savoia e l’inizio del percorso che avrebbe portato, nel 1948, alle elezioni per il primo governo eletto a suffragio universale. 
Le 21 Madri Costituenti (le prime donne che vennero elette deputate nella storia della repubblica italiana) guidate – tra le altre – da Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angelina Merlin raccontano il diritto al voto come simbolo della voce femminile e del potere di cambiare le cose. Il voto non è solo un diritto, ma anche un atto di ribellione che permette alle donne di esprimere la propria opinione e prendere in mano il proprio destino, rompendo le catene dell’oppressione. Dall’Unità d’Italia alla Prima guerra mondiale diverse sono state le azioni per migliorare la vita delle donne, con il riconoscimento non solo del diritto di voto ma anche con forme di tutela della loro condizione sociale e lavorativa. Azioni che hanno visto petizioni, proposte di legge, nascita di movimenti e associazioni femminili organizzate e con organi di stampa propri.
Il primo movimento delle donne nacque a Milano, nel 1880, quando Anna Maria Mozzoni insieme ad altre donne fondarono la “Lega promotrice degli interessi femminili” non solo per il diritto di voto e l’abolizione dell’autorizzazione maritale, ma anche per i diritti sociali (la Cassa di maternità, ad esempio). Nel 1899 nacque, sempre a Milano, ad opera di signore di diversa estrazione sociale l’Unione femminile a favore del suffragio alle donne affrontando i temi dell’istruzione, del lavoro, della salute e dei diritti politici delle donne rappresentando le diverse classi sociali. Dal 10 marzo 1946 alle elezioni amministrative le donne sono candidate e votano: saranno elette le prime consigliere comunali e le prime donne sindaco.
Il 2 giugno, le donne partecipano al Referendum istituzionale per scegliere tra monarchia e repubblica ed alle elezioni dell’Assemblea Costituente: saranno elette in parlamento 21 donne su 556 membri. Nasce e viene finalmente riconosciuta nella sua nuova dignità, nella conquistata pienezza dei suoi diritti, questa figura di donna italiana finalmente cittadina della nostra Repubblica. La lotta per la conquista della parità di questi diritti, condotta in questi anni dalle donne italiane, si differenzia nettamente dalle lotte passate, dai movimenti a carattere femminista e a base spiccatamente individualista. 
Non è l’esigenza di affermare la nostra personalità contrapponendola alla personalità maschile, facendo il solito femminismo che alcuni decenni fa aveva incominciato a muoversi nei vari Paesi d’Europa e del mondo. L’obiettivo non è che le nostre donne si mascolinizzino o che le italiane aspirino ad un’assurda identità con l’uomo; ma semplicemente che esse abbiano la possibilità di espandere tutte le loro forze, tutte le loro energie, tutta la loro volontà di bene nella ricostruzione di un futuro migliore.
Anna: figlia, madre, volto e donna di un secolo di rivoluzioni.
Claudia Gaetani

Lascia un commento