MILANO – Segni incisi sulla pelle, ferite che solcano il cuore e un passato che coinvolge emotivamente l’intera umanità. I segni sono quelli di un tatuaggio che resta eterno, il cuore è quello di due amanti, l’umanità è perennemente violata. Una storia potente scritta dalla penna di Heather Morris che è riuscita a mostrare come gli uomini sono capaci di grandi atrocità nella storia, ma anche di uno sconfinato amore. 
È il 1942, quando il giovane Lale Sokolov (originariamente Ludwig Eisenberg), un ebreo slovacco, varca i cancelli di Auschwitz-Birkenau, a lui viene affidato un compito cruento: incidere sulla pelle dei prigionieri del campo di concentramento il numero di identificazione. Davanti a sé, migliaia di ebrei e, tra i tanti, in fila (terrorizzata e scossa) c’è una donna. Inizia così la storia d’amore tra Lale, il “tatuatore di Auschwitz”, e Gita, in uno dei racconti più coinvolgenti, coraggiosi e memorabili sull’Olocausto.
Il cielo di un grigio anonimo incombe sulla fila di donne. Da quel momento non saranno più persone, saranno solo una sequenza inanimata di numeri tatuati sul braccio. Ad Auschwitz, è Lale a essere incaricato di quell’orrendo compito: proprio lui, un ebreo come loro. Giorno dopo giorno, Lale lavora a testa bassa per non vedere un dolore così simile al suo finché una volta alza lo sguardo, per un solo istante: in quel momento incrocia due occhi che in quel mondo senza colori nascondono un arcobaleno. Il suo nome è Gita e diventa la sua luce in quel buio infinito. Piccoli momenti rubati all’assurda e orrenda quotidianità del lager. Lì, sotto un cielo sempre triste, Lale e Gita non pensano che possa esserci ancora un posto dove ci sia spazio per l’amore. 
Sono solo due giovani che riescono ad essere più forti della malvagità del mondo. “Il tatuatore di Auschwitz” è un bestseller internazionale in cima a tutte le classifiche ed è diventat0 anche una serie tv trasmessa su Sky. Diretta da Tali Shalom Ezer e scritta da Jacquelin Perske, basata sull’omonimo romanzo vede come protagonisti Jonah Hauer-King e Anna Próchniak.
Il dolore che Lale e Gita hanno conosciuto e l’amore grazie al quale lo hanno sconfitto sono un insegnamento profondo, una promessa di futuro quando intorno tutto è buio e come il vero amore riesce a nascere anche nelle condizioni più disumane e infernali. Una libro commovente e un film eccezionale, per non dimenticare.
Claudia Gaetani

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