Quando dobbiamo fare un gesto per la prima volta, come restare in equilibrio sulla bicicletta da bambini o imparare a scrivere sulla tastiera del pc, questo ci appare difficile e richiede tutto il nostro impegno, ma dopo un po’ di esercizio ci muoviamo con naturalezza, senza neppure pensarci: lo abbiamo imparato e non lo dimenticheremo più. Per la precisione è stato il nostro corpo a impararlo, in virtù della memoria muscolare, uno dei fenomeni più curiosi e intriganti della fisiologia umana. Il cervello impara schemi di movimento, li trasforma in meccanismi automatici e rende facile riprodurli nel tempo: i muscoli, da parte loro, tendono a recuperare la forma e il tono che avevano prima di interrompere un certo allenamento, per cui impiegano meno tempo a riattivarsi rispetto a chi un certo movimento non lo ha mai fatto. 
In realtà, non sono i muscoli in sé a conservare questi ricordi motori: sono il cervello e il midollo spinale che, tramite la ripetizione di una sequenza di gesti, creano nuove connessioni neurali efficienti e in grado di riprodurre quel movimento. Quando impariamo un’abilità, ogni movimento richiede uno sforzo cosciente, dal quale deriva l’attivazione della corteccia prefrontale; con l’esercizio, il gesto diventa automatico e l’esecuzione diventa fluida e automatica senza che il cervello debba tornare ad attivarsi. Anche i muscoli, però, quando iniziano a compiere un nuovo movimento, creano nuovi mionuclei all’interno delle cellule. Se, dopo un certo tempo, interrompiamo l’esercizio, i nuclei appena formati non vanno persi, ma rimangono latenti, e quando riprendiamo l’attività fisica, le cellule possono riattivarsi rapidamente. Si tratta di un’esperienza tipica dello sport, nel quale riguadagnare i muscoli persi è più veloce che metterli su per la prima volta. Quindi, sia il cervello sia i muscoli hanno una loro memoria: la prima si chiama memoria muscolare neurologica, mentre la seconda è la memoria muscolare fisiologica.
Alla base della capacità fisiologica di ricordare un movimento c’è la ripetizione assidua e costante di un certo gesto che, alla fine, porta il cervello a creare uno schema motorio valido ed efficiente, tanto da poter essere eseguito in modo automatico, senza dovervi più prestare attenzione. È il caso di molte abilità sportive, dalla curva perfetta sugli sci a un servizio vincente nel tennis, ma anche del gesto fluido con cui un artista padroneggia il suo pennello, o della rapidità con cui digitiamo i caratteri sulla tastiera del pc o dello smartphone. Questa è anche la ragione per cui, nel momento in cui apprendiamo una nuova abilità, che si tratti di sport o di qualsiasi altra attività, è importante la supervisione di un esperto: sotto la sua guida potremo essere certi di acquisire un gesto tecnico corretto e quindi di uno schema motorio senza difetti, senza interiorizzare abitudini viziate che sarà difficile correggere in seguito. La pratica costante, oltre a creare un corretto schema motorio nel cervello, ha un effetto diretto anche sulla muscolatura, la quale si svilupperà in funzione del movimento richiesto.
La memoria muscolare è essenziale in moltissimi campi della vita quotidiana, oltre che nell’esercizio sportivo. Senza di essa avremmo difficoltà nel compiere moltissime azioni che invece avvengono in modo automatico e che non ci richiedono alcun impegno cognitivo, tanto che possiamo compierle come se avessimo il “pilota automatico”: ad esempio allacciare le stringhe delle scarpe è un’abilità che si acquisisce da bambini e che nella vita adulta non richiede alcun pensiero. Lo stesso vale per andare in bicicletta, cambiare le marce mentre si guida l’automobile, scrivere a mano o sulla tastiera, salire e scendere le scale. 
La trasformazione di movimenti complessi in azioni spontanee libera così molte risorse che il cervello può impiegare in altre attività. Inoltre, è proprio la memoria muscolare a rendere possibile l’acquisizione di abilità molto complesse, come eseguire difficili brani su uno strumento musicale: l’artista studia i passi a uno a uno fino a quando le sue dita non hanno assimilato il movimento necessario per eseguire ogni passaggio. Allo stesso modo un chirurgo riesce a eseguire con precisione movimenti delicatissimi e minuziosi. L’uno e l’altro si sono esercitati per moltissime ore, finché le loro dita non hanno “ricordato” ogni movimento e hanno imparato a eseguirlo alla perfezione quasi da sole.

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