//“Amare è non dover dire mai mi dispiace”

“Amare è non dover dire mai mi dispiace”

di | 2025-08-24T01:15:33+02:00 24-8-2025 1:00|Punto e Virgola|0 Commenti

Sentimenti. Materia delicatissima che va trattata con delicatezza e sapienza, altrimenti si corre il rischio di cadere nelle banalità, nelle frasi scontate, nell’insulso divenire della vita, nelle pulsioni e nelle miserie che la stessa riserva. Daniela Raimondi ci riesce con il romanzo “Il primo sole dell’estate”, il secondo della sua carriera di scrittrice, dopo l’esordio con “La casa sull’argine” (pubblicato da Editrice Nord e diventato presto un best seller). Continua la saga della famiglia Casadio, che era stata la protagonista della prima fatica letteraria.

Norma, figlia di Elsa e Guido, è ormai arrivata alla soglia della vecchiaia dopo un’esistenza segnata da turbolenze e delusioni, da amarezze e tradimenti. Ha avuto successo in Gran Bretagna cfino a raggiungere una prestigiosa posizione nella BBC: responsabile per gli acquisti in Italia. E’ tornata per assistere la madre gravemente ammalata nel doloroso e inesorabile cammino verso il definitivo declino. E questa è l’occasione per fare i bilanci: di se stessa, del rapporto con i genitori, degli amori vissuti, della maternità inattesa… E’ il momento di provare a fare chiarezza per cercare una sintesi che permetta di vivere con maggiore serenità e consapevolezza la parte conclusiva della sua esistenza.

Si diceva dei sentimenti, di cui il romanzo è intriso in ogni passaggio e in ogni parola. Daniela Raimondi li gestisce con tocco sapiente e con delicatezza e sensibilità, frutto anche della sua esperienza di affermata e pluripremiata poetessa. Amori e dolori, rimpianti e passioni, assenze e ritorni, tradimenti e riconciliazioni, perdoni e mancanze. Grandi e piccoli dispiaceri, grandi e piccole gioie…

Guido Martiroli, il papà di Norma, ha un fratello gemello, Dolfo: sono originari di Stellata di Bondeno (nel Ferrarese) e si sono stabiliti a Caposotto di Sermide (nel Mantovano), dove hanno sposato due ragazze, Elsa e Zena, e dove sono diventati entrambi genitori di una bimba: Norma, appunto, e Donata. Da quelle parti, i morsi della povertà si fanno sentire. Le donne per portare qualche soldo a casa si assentano per lavorare come mondine nel Vercellese; gli uomini si danno da fare in uno zuccherificio. Ma mettere insieme il pranzo con la cena è impresa sempre complicata; perciò Guido ed Elsa affidano spesso Norma alle cure di Neve, la nonna materna, che avrà una grandissima influenza nella crescita e nella maturazione della nipotina. Quasi inevitabile arriva il momento di andar via: Dolfo e Zena scelgono Viggiù, un paesino vicino al confine con la Svizzera.

Dopo qualche anno vengono raggiunti da Elsa e Guido: Norma deve staccarsi da Elia, un coetaneo che è stato inseparabile compagno di giochi sulle sponde del Po e con il quale ha scoperto la bellezza e i segreti della campagna e della natura: qualche anno dopo, durante le vacanze estive trascorse nel paese natio, lui prova a baciarla, ma lei lo respinge con vigore. Nella nuova dimora, diventa molto stretto e coinvolgente il rapporto con la cugina Donata, ragazza spigliata e coinvolgente. Ma a travolgere la vita della giovane sono le scoperte: papà Guido ha un’amante, una donna che canta con lui in un gruppo di appassionati di lirica. Elsa si consola col cognato, ma per amore del quieto vivere ognuno finge di non conoscere le mancanze del coniuge.

Il suicidio di Donata, sconvolta per la morte del compagno dal quale attendeva un figlio e con il quale si era avvicinata alla lotta armata e al terrorismo rosso, colpisce Norma che decide di lasciare  l’insegnamento nella scuola elementare e di trasferirsi a Londra. Poco prima di partire viene a sapere che nella capitale inglese vive Elia alle prese con il dottorato di ricerca in ingegneria: in tasca ha il numero di telefono che le hanno dato i genitori di lui. Mentre frequenta un corso di inglese, le viene proposto un lavoro presso l’Università di Edimburgo: prima di recarsi in Scozia prova a contattare Elia. I due s’incontrano e iniziano a parlare come non facevano da molti anni, finendo per passare insieme due giornate intere. Quando scopre che il lavoro a Edimburgo è stato assegnato a un’altra persona, rimane a Londra.

Norma ed Elia continuano a vedersi andando poi a convivere, dapprima come fidanzati, poi come marito e moglie. Per il viaggio di nozze accettano l’invito di una zia di andare a trovarla in Brasile dove conoscono la cugina Maria Luz. Norma è abbattuta perché non riesce a restare incinta, nonostante le numerose e anche dolorose terapie per la fertilità alle quali si sottopone. Il rapporto tra i due comincia a deteriorarsi anche a causa del mancato arrivo di figli. Chi invece, inaspettatamente, dà alla luce una bambina è Maria Luz: la piccola si chiama Renata, ma il nome del padre non viene rivelato.

Dal Brasile giunge la notizia della morte in un incidente di Maria Luz ed Elia deve confessare di essere lui il papà della bambina e di volersi prendere cura di Renata. Inevitabile la separazione: Norma riprende la passione giovanile per la pittura e fa la conoscenza di Mark, un giornalista, col quale fa un viaggio in Messico. Quando però si accorge di essere incinta, decide di troncare la relazione: a 42 anni, quando ormai aveva perso ogni speranza, nasce Federica che solo dopo molto tempo, ormai più che promettente cantante jazz, scoprirà chi è il padre.

La dolorosa agonia di Elsa è il momento per fare definitiva luce sul rapporto mai tenero e mai veramente sbocciato fra Norma e la madre: riconoscono quasi senza parlare i propri limiti e gli errori commessi. Rimpiangono le occasioni perse, gli abbracci e i baci non dati, le assenze e le mancanze reciproche. E alla fine, con l’anziana ormai in coma e priva di coscienza, avviene la muta riconciliazione. Che porta finalmente pace e un pizzico di serenità nella vita di chi rimane.  La storia di Norma ricalca per molti versi le vicende di Daniela Raimondi che nasce a Sermide, in provincia di Mantova; da piccola emigrò con la famiglia a Viggiù e poi si trasferì nel Regno Unito, dove si sposò e insegnò per molti anni l’italiano. E in tutto questo che fine fa Elia? Meglio non rivelare il finale, ma vale la pena ricordare una frase che i due si dicevano spesso durante la vita insieme: “Amare significa non dover mai dire mi dispiace”.

Buona domenica.

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi