ROMA – Amar Bharati è un sadhu indiano conosciuto in tutto il mondo per aver alzato il suo braccio destro, nel 1973, come richiesta di pace nel mondo. Dopo 53 anni, il braccio dell’asceta resta ancora teso, immobile, verso l’alto, in segno di devozione alla divinità indù Shiva. Oggi i seguaci di Amar lo definiscono come un’ispirazione e “un faro di speranza”.

“Il braccio al cielo” di Amar Bharati
Nel 1970 Amar Bharati abbandonò sua moglie, i suoi tre figli e gli amici. Lasciò anche il suo lavoro da impiegato in banca a Nuova Delhi per dedicarsi unicamente alla spiritualità, manifestando la sua completa devozione a Shiva, una delle più importanti divinità dell’induismo. Sentendosi però ancora connesso alla sua vecchia vita, tre anni dopo decise di rinunciare in modo simbolico al mondo materiale e portò verso il cielo il braccio destro, decidendo di non abbassarlo mai più. Seguirono anni di dolori lancinanti e i muscoli del braccio si atrofizzarono, perdendo qualsiasi tipo di sensibilità in tutto l’arto. Ma la determinazione era più forte del dolore. Quel gesto, per Amar Bharati, aveva un valore inestimabile. Era una richiesta silenziosa che, giorno dopo giorno, stava diventando più potente di qualunque parola urlata a squarciagola. La sua era una richiesta di pace “contro le guerre e per sostenere la pace nel mondo”: un’azione spontanea, non imposta da nessuno se non dalla sua volontà.

Il braccio sempre più atrofizzato di Bharati
C’è chi per disappunto solleva un sopracciglio. Il sadhu indiano, invece, ha deciso di sollevare da più di cinquant’anni il suo braccio destro. La speranza è che la sua impresa, così ardua ed estenuante, porti qualche risultato proficuo. Alcuni medici hanno ammesso che il braccio di Amar andrebbe operato, anche semplicemente per rimetterlo in posizione naturale. Tuttavia, sarebbe un intervento chiururgico pericoloso e, dopo così tanti anni di atrofia dell’arto, eseguire ora la chirurgia porterebbe minime probabilità di successo. Riprendendo le parole dei medici, “operarlo adesso sarebbe ancora più pericoloso che lasciarlo com’è”. Eppure c’è chi sostiene che l’asceta indiano, in realtà, potrebbe ancora abbassare il braccio, se solo desiderasse farlo. Si tratta di una scelta ideologica? O è il suo corpo che ormai gli impone questa postura “ribelle”?

Amar Bharati: “un faro di speranza”
Quel che è certo è che il gesto simbolco di Amar Bharati è sinonimo di una firma lasciata in calce ad un messaggio per il mondo, scritto su un foglio invisibile, che nessuno può leggere o ascoltare ma che chiunque può comprendere. Grazie ad Amar ci si può rendere conto di quanto possa esistere una connessione talmente profonda tra corpo e spirito, ma soprattutto tra ricerca di pace dentro se stessi e nel mondo intero circostante. Per alcune persone è una follia. Per altri un atto difficile da concepire.
Ma una cosa è innegabile: questo gesto continua ad essere un ineguagliabile richiamo alla forza della fede e a tutto ciò in cui Amar Bharati ha creduto per una vita intera.
Alice Luceri
Nell’immagine di copertina, Amar Bharati e il suo gesto per sostenere la pace nel mondo

Lascia un commento