PERUGIA – Si sarebbe potuto intitolare “La versione di Amanda”, ma lei ha denominato il film “The twisted tale di Amanda Knox”, cioè il “racconto contorto”. Il nome non ha bisogno di presentazioni: è proprio la ragazza americana che nel 2007 venne arrestata e processata – ed alla fine assolta con formula piena – per l’omicidio di Meredith Kercher, sua amica e coinquilina nella villetta di Perugia, insieme al suo fidanzatino dell’epoca Raffaele Sollecito. Amanda oggi trentottenne, dopo il matrimonio nel 2020 con uno scrittore statunitense, Christopher Gerald Robinson, è madre di due bambini (una femminuccia ed un maschietto), risulta affermata giornalista e scrittrice ed anche vivace attivista per i diritti delle persone sotto processo.

Amanda Knox
Con questa fiction – con alcune scene girate a Perugia ed a Orvieto – Amanda firma il suo esordio nelle vesti di co-produttrice: al suo fianco Monica Lewinsky – lei, certo, la stagista del presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, che grande scandalo sollevò al di là dell’Atlantico negli anni Novanta – di un docu-film in otto puntate che uscirà entro agosto su “Disney”. In pratica una rivisitazione del delitto di via della Pergola nr. 7, in cui venne barbaramente uccisa la studentessa inglese, venuta in Italia affascinata dalla lingua di Dante Alighieri.

Amanda e Raffaele Sollecito
Anche Amanda si è scoperta appassionata dell’idioma italico. Non subito, ma durante la carcerazione, approfondì gli studi tanto da maneggiare bene la lingua fino a tradurre persino le poesie di Alberto Frattini, padre di Franco che è stato ministro del governo italiano. E’ probabile che il “racconto contorto” si riferisca all’interrogatorio che Amanda subì, pochi giorni dopo la scoperta del cadavere di Meredith, in questura davanti ad un gran numero di investigatori e riproposto, come dichiarazione spontanea, di fronte al giudice Giuliano Mignini.

Meredith, la studentessa inglese uccisa a Perugia
Sostenne Amanda – arrivata a fine agosto in Italia e, pertanto, poco o nulla pratica della favella italiana in quegli inizi di novembre – che la situazione creatasi in questura l’avrebbe scioccata e che avrebbe reso le dichiarazioni, poi presentate in aula a suo carico, in maniera non genuina, non spontanea. Le “pressioni” di quei momenti alle quali affermò d’essere stata sottoposta avrebbero congiurato a suo danno nel procedere dell’inchiesta. L’atroce vicenda consumatasi nella villetta a pochi passi dall’Università per Stranieri, la notte dopo la festa di Halloween (alla quale Meredith aveva preso parte girando, del tutto spensierata ed ignara di quanto orrore l’avrebbe attesa, con un gruppetto di amiche, nel centro storico) è stata al centro di numerosi libri (un paio dei quali pubblicati dalla stessa Knox) e di diversi docu-film.
Ma certo conoscere, in maniera più puntuale, la versione che Amanda propone nella fiction di cui è produttrice, ma verosimilmente anche ispiratrice principale, riveste un suo precipuo interesse. Anche perché le varie sentenze – quelle a carico di Amanda e Raffaele e l’altra nei confronti di Rudy Guede, all’epoca tutti ventenni, come la vittima – sono apparse ai più come incompiute. L’ivoriano è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio in concorso con altri (ha scontato una condanna a 16 anni), ma questi “altri” non sono stati mai individuati.
I soli finiti sotto processo, infatti, i due fidanzatini insomma, dopo sentenze contraddittorie (condanne e proscioglimenti tra Perugia e Firenze) furono assolti in maniera definitiva e piena nel 2015. Da qui l’insoddisfazione della famiglia della vittima, ma anche di Rudy e dei suoi sostenitori e degli stessi Amanda e Lele, che nonostante il proscioglimento vedono ancora aleggiare il sospetto sopra le loro teste e vivono gli oltre quattro anni di carcerazione come una profonda ingiustizia.
La ex studentessa di Seattle e l’ex studente di informatica, poi ingegnere, di Giovinazzo (comune di Puglia) si erano conosciuti, incrociando gli sguardi, durante un concerto di musica sinfonica, all’università per stranieri una settimana prima di quel fatidico 1 novembre, giorno del brutale crimine: galeotte le note di Beethoveen. Un “coup de foudre” – almeno così emerse nelle fasi processuali – che li rapì e li travolse nello spirito e nei sensi. La detenzione dell’uno e dell’altra fece, pian piano, placare gli ardori iniziali, ma i due sono rimasti – almeno secondo le cronache e sia pure a distanza – buoni amici. 
Il film che Amanda lancia dovrebbe far luce – questa, almeno, è la speranza di molti – su come la coppia trascorse le ore prima, durante e dopo il delitto. Amanda e Lele sostengono di non essere stati sulla scena del delitto, se non nelle fasi, il mattino successivo, della scoperta del cadavere (furono loro due a segnalare la scomparsa di Meredith e la porta chiusa della sua camera, con una telefonata di Sollecito, alle forze dell’ordine). I poliziotti, sfondata la porta, rivennero il corpo praticamente nudo, straziato dai colpi di coltello e pietosamente coperto da un piumone.

Rudy Guede
Dal canto suo Rudy, che dichiarò – dopo l’arresto avvenuto in Germania: viaggiava in treno tra Coblenza e Magonza – la sua presenza nella villetta, ma di trovarsi, mentre Mez veniva uccisa, in bagno per un bisogno corporale. L’ex cestista aggiunse di aver fatto di tutto, avendo trovando sul pavimento la giovane ferita e agonizzante, per cercare di tamponare soprattutto le ferite al collo della vittima, da cui scaturiva sangue copioso, con un asciugamano. Poi di essere fuggito, nel timore di un coinvolgimento nell’omicidio, prima a Milano e poi in Germania. Disse anche di aver visto, in quei momenti concitati, allontanarsi la statunitense sul viale della villetta.
Un rompicapo, dunque. Sul quale appare scontato che l’intento di Amanda, che si è lamentata sempre di essere stata dipinta da gran parte dei media in modo del tutto negativo, sia quello di fare – quanto meno dal suo punto di vista – chiarezza.
Elio Clero Bertoldi
Nell’immagine di copertina, la villetta di via della Pergola a Perugia dove fu uccisa la povera Meredith

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