In occasione del Giorno della Memoria, che si celebra ogni anno il 27 gennaio, gli alunni delle classi terze dell’Istituto Comprensivo Fagnano Castello-Mongrassano (CS), plesso di Fagnano Castello, guidati dalla prof.ssa Daniela Sicilia, hanno voluto riflettere sul dramma della Shoah con un’attività particolare che li ha visti immedesimarsi nei loro coetanei ebrei deportati nei lager.
Lo hanno fatto scrivendo delle lettere e/o delle pagine di diario in cui ogni alunno ha provato a calarsi nei panni di un/a ragazza/o deportato/a, dando voce ai suoi pensieri ed alle sue emozioni.
“E se fossimo stati noi al loro posto?“ Questa la domanda chiave su cui l’attività si è basata.
Proponiamo di seguito due degli elaborati prodotti: una lettera ai genitori scritta dall’alunna Greta Gallo e una pagina di diario scritta dall’alunna Bianca Nudi.
Cari mamma e papà, come state?
E’ così difficile qui senza di voi.
Ci sono altri ragazzi come me, senza genitori.
Cari miei, mi hanno rasato i capelli, mi hanno tolto i vestiti e consegnato un pigiama a righe. Ci hanno tatuato un numero sul braccio e ora ci chiamano solo con quello, invece che con il nostro nome.
Spesso fra noi vengono a prendere dei ragazzini, dicono che andranno a fare una passeggiata, poi, però, non tornano più. Ogni volta che vengono per decidere chi prendere il cuore mi scoppia perché ho tanta paura… E se toccasse a me?
L’altro giorno lavorando nel campo tra il fango, più in là, ho visto delle guardie che giocavano a calcio con una strana palla che sembrava la testa di un bambino, ma non può essere! Mi sarò sbagliata! Non è possibile!
Di notte si sentono rumori strani, alcuni sono spari, altri urla, altri ancora non riesco a capire cosa siano.
Cari miei, spero nonostante tutto di vedervi al più presto. Mi mancate disperatamente.
Vi voglio bene
Greta
Caro diario,
scrivo in fretta, con il cuore che batte forte, quasi da farmi mancare il respiro.
Se mi vedessero sarebbe la mia fine, ma ho bisogno di lasciare il segno.
Qui il tempo non esiste.
Esiste solo il freddo che penetra nelle ossa e il fumo grigio che esce dai camini, un fumo difficile da dimenticare.
Non ho più i miei capelli, non ho più i miei vestiti, non ho più nemmeno il mio nome.
Sulla pelle del braccio destro ora c’è un numero inciso con l’inchiostro.
Stasera la fame fa più male del solito.
Sento le altre sussurrare preghiere o piangere silenziosamente per non farsi sentire dalle guardie.
Penso a mia madre…
L’hanno mandata a destra appena scesa dal treno, mentre io sono stata mandata a sinistra.
Mi ha fatto un cenno con la mano, un ultimo saluto che mi tiene in vita e che non dimenticherò mai.
Ora devo andare, spero di avere ancora la forza di stare in piedi per non darla vinta a questo posto.
La speranza, si dice, sia l’ultima a morire.
Voglio crederci!
Bianca
[Articolo a cura della docente Daniela Sicilia, I. C. Fagnano Castello-Mongrassano, Scuola Secondaria di Primo Grado Fagnano Castello]
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