Abbiamo intervistato il Prof. Raffaele Annarumma, già docente del Liceo Scientifico “Nicola Sensale” di Nocera Inferiore, in occasione dell’uscita del suo libro “Perché a me?”. Dalle sue parole emerge il ritratto di un uomo che ha attraversato una prova profonda, custodita nel silenzio per molti anni, trasformandola in un percorso di crescita interiore. La sua storia, segnata da sofferenze fisiche e domande esistenziali, si intreccia con la forza trovata dentro di sé, con l’amore della famiglia e con il valore dello studio, che per lui è sempre stato un modo per non arrendersi e per credere nelle proprie possibilità. Oggi la sua testimonianza diventa un invito discreto ma potente: le difficoltà non definiscono una vita, ma possono diventare il punto di partenza per una rinascita capace di illuminare il cammino proprio e quello degli altri, soprattutto dei più giovani.
1.D Nel suo libro racconta una parte della sua vita che ha custodito nel silenzio per molti anni. Cosa l’ha spinta a condividerla con i lettori?
1. R. Per oltre cinquant’anni ho parlato pochissimo della mia vicenda personale. La scoliosi che ha segnato la mia adolescenza, il difficile intervento chirurgico affrontato a Firenze nel 1972, i lunghi mesi trascorsi a letto e tutte le sofferenze fisiche e psicologiche che ne derivarono sono rimasti patrimonio di pochissime persone. Ho sempre preferito che fossero gli altri a conoscermi per ciò che ero riuscito a costruire nella vita: gli studi universitari, la professione di insegnante, la famiglia, i miei figli, il rapporto con gli studenti. Non volevo essere identificato con una malattia o con una difficoltà vissuta da ragazzo. Oggi, però, a più di settant’anni, ho sentito il bisogno di raccontare questa storia. L’ho fatto anzitutto per lasciare una testimonianza ai miei figli, ai miei nipoti e a tutti coloro che mi hanno conosciuto solo nella mia vita adulta, senza immaginare il percorso che c’era stato prima. Ma l’ho fatto anche perché credo che questa vicenda possa essere utile ad altri. Viviamo in una società in cui spesso si parla soltanto dei successi e poco delle difficoltà che li hanno preceduti. Io, invece, ho voluto raccontare anche le fragilità, le paure, le domande che mi accompagnavano da adolescente, prima fra tutte quella che dà il titolo al libro: “Perché a me?” Dopo tanti anni, trascorsi nella scuola, soprattutto nei licei di Sarno e di Nocera Inferiore, sento anche il desiderio di lasciare agli studenti, ai giovani un messaggio semplice: le difficoltà, anche quelle che sembrano insormontabili, non devono impedire di coltivare i propri sogni. Con impegno, perseveranza e con l’aiuto delle persone che ci vogliono bene, è possibile costruire una vita piena di significato. Raccontare questa storia mi ha fatto sentire più libero. Se le mie parole riusciranno a infondere coraggio anche a una sola persona, allora avrò raggiunto il vero scopo di questo libro.
2. D. La domanda “Perché a me?” attraversa tutto il suo libro e ne rappresenta il filo conduttore. Che significato assume per lei questa domanda nel tempo?
2. R. Durante la mia adolescenza quella domanda era carica di dolore. Quando mi fu diagnosticata la grave scoliosi e compresi, nel tempo, che avrei dovuto affrontare un difficile intervento chirurgico alla colonna vertebrale, vedevo i miei coetanei vivere serenamente gli anni più belli della giovinezza mentre io ero costretto a convivere con paure, incertezze e limitazioni. In quei momenti il “Perché a me?” era una domanda che nasceva spontaneamente e che non trovava risposta. Per molti anni ho continuato a portarla dentro di me. Con il tempo ho compreso che non sempre è possibile trovare una risposta a questa domanda. Si può però scegliere come affrontarla. Nel mio caso, la risposta è stata la volontà di non arrendermi, l’amore straordinario di Rosanna, il sostegno della mia famiglia, la passione per lo studio e, successivamente, per l’insegnamento. Ho compreso che la vita non distribuisce le prove seguendo criteri di giustizia o di merito. A tutti, prima o poi, viene chiesto di affrontare difficoltà, anche se diverse tra loro. Guardando oggi il mio percorso, non considero più quella domanda come un’espressione di ribellione o di amarezza. È diventata piuttosto un invito alla riflessione. Mi ha spinto a cercare dentro di me risorse che non sapevo di possedere, ad apprezzare maggiormente le persone che mi sono state vicine e a dare il giusto valore alle conquiste ottenute. Se non avessi vissuto quella esperienza, probabilmente sarei stato una persona diversa. Le sofferenze non sono mai un bene in sé, ma possono insegnarci molto. Nel mio caso mi hanno insegnato la pazienza, la perseveranza, il rispetto per le fragilità degli altri e la gratitudine verso chi ci tende una mano nei momenti difficili. Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, la domanda “Perché a me?” non cerca più una risposta precisa. È diventata parte della mia storia e mi ricorda che anche dagli eventi più dolorosi possono nascere percorsi inattesi, incontri straordinari e grandi motivi di speran. Tra questi, il più importante è stato certamente l’amore di Rosanna, che ha creduto in me quando nemmeno io riuscivo sempre a farlo. Alla fine, la vita mi ha insegnato che non conta tanto chiedersi “Perché a me?”, ma piuttosto “Cosa posso fare di ciò che mi è accaduto?”. È in questa risposta che ho trovato il senso del mio cammino.
3. D Qual è il messaggio che vorrebbe arrivasse ai suoi lettori, soprattutto ai più giovani, attraverso il suo libro?
3. R. Il messaggio che vorrei trasmettere ai giovani è anzitutto quello di non arrendersi mai davanti alle difficoltà. Ognuno di noi, nel corso della vita, incontra ostacoli, sofferenze e momenti in cui tutto sembra più difficile degli altri. Ho vissuto una situazione che mi faceva sentire diverso dai miei coetanei e che mi portava spesso a domandarmi: “Perché a me?”. Vorrei che i giovani comprendessero che una difficoltà, una malattia o un momento di sofferenza non devono mai diventare una condanna o un limite definitivo. Al contrario, possono trasformarsi in un’occasione per scoprire risorse interiori che non si pensava di possedere. Vorrei anche trasmettere l’importanza dello studio, dell’impegno e della cultura. Nella mia vita la scuola ha rappresentato uno strumento straordinario di crescita umana e professionale. Ho sempre creduto che la conoscenza renda più liberi e aiuti a comprendere meglio sé stessi e il mondo che ci circonda. Un altro messaggio che considero fondamentale riguarda il valore dell’amore e degli affetti autentici. Se sono riuscito a superare le prove più difficili della mia vita, lo devo certamente alla mia determinazione, ma anche all’amore di Rosanna e a tutte le persone che mi sono state vicine nei momenti più difficili.Infine, vorrei invitare i giovani a non dare mai per scontati i doni che ricevono dalla vita. La salute, la famiglia, l’amicizia, la possibilità di studiare e di realizzarsi sono beni preziosi che meritano rispetto e gratitudine. Nascere sani è già un grande privilegio e ciascuno ha il dovere di custodire e valorizzare il proprio corpo e la propria vita con scelte responsabili. Se, dopo aver letto questo libro, anche un solo ragazzo troverà più forza per affrontare una difficoltà, più fiducia nel futuro o maggiore consapevolezza del valore della vita, allora sentirò di aver raggiunto il mio obiettivo.
Biblioteca Sensale, Giugno 2026, Redazione
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