//Oltre la pena rieducativa

Oltre la pena rieducativa

di | 2025-06-02T19:58:39+02:00 2-6-2025 19:58|Alboscuole|0 Commenti
Durante l’incontro svolto il 9 Maggio 2025, l’associazione Antigone è stata ospite presso la casa circondariale di Matera insieme agli istituti scolastici della stessa città: ITCG Loperfido-Olivetti, Liceo scientifico Dante Alighieri e Liceo classico E. Duni, per la rassegna Amabili Confini che promuove la scrittura nelle periferie e nei luoghi marginali. E’ stata l’occasione per un interessante confronto tra studenti e detenuti. L’associazione Antigone nasce “per i diritti e le garanzie nel sistema penale” ed ogni anno redige il rapporto sulle condizioni di detenzione che costituisce la più approfondita e completa base informativa accessibile, sulla detenzione in Italia. L’associazione fa sì che l’articolo 27 della Costituzione “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” sia messo correttamente in atto proprio perché secondo alcuni il termine “rieducazione”  citato nella Costituzione, non è effettivamente rispettato, almeno nel suo significato più profondo e secondo un’interpretazione teleologica. Infatti con la sentenza “Torreggiani” la Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2013 ha condannato l’Italia per la violazione dell’art 3 della Convenzione europea dei diritti umani e ha tra l’altro introdotto un rimedio risarcitorio in favore delle persone detenute che ne sono state vittime. Eppure ancora oggi gli uffici di sorveglianza italiani sostengono che la detenzione in condizioni inumane e degradanti non si verifica di rado. Inoltre secondo i dati pubblicati dal Garante Nazionale, sono state 85 le persone che si sono tolte la vita all’interno di un istituto penitenziario solo nel corso dell’anno 2022 e per la maggior parte di esse i suicidi sono avvenuti nei primi sei mesi di detenzione. C’è chi si è spinto ben oltre il concetto di pena rieducativa o meglio, oltre una interpretazione letterale di tale pena. La direttrice del carcere di Turi, ad esempio, dott.ssa Nicoletta Siliberti, che abbiamo avuto l’onore di avere ospite nel nostro istituto in occasione di un incontro di educazione alla legalità, ha parlato piuttosto di pena come ponte verso l’esterno, teso al reinserimento sociale del detenuto. E proprio Patrizio Gonnella il Presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, in ” Carceri. I confini della dignità” non trova praticabile ” la rieducazione, anche quella buona e non invadente […] in un carcere dove si è costretti all’ozio forzato in spazi minimi e fatiscenti” Inoltre il termine rieducazione allude a un modello correzionale . Così ” l’uomo detenuto da rieducare diventa mezzo in funzione di un suo cambiamento, della tranquillità sociale, del perseguimento di un clima meno teso in carcere”. La correzione dell’aggressività dei detenuti insomma, avrebbe lo scopo di farli rientrare in società da “mansueti. Ancora secondo Gonnella ” l’enfasi rieducativa quando non legata alla protezione della dignità umana, è in potenziale conflitto con essa” Dunque il paradigma da seguire deve necessariamente essere quello di una pena che non sia mai contraria al senso di umanità, che non offenda la dignità della persona e non violi i diritti umani. In questa ottica il carcere   deve essere un luogo di cura, un ponte che offra occasioni di reinserimento all’interno della società per dare a chi ha violato la legge una seconda e concreta opportunità. Ed è proprio questo quello che pensano i detenuti incontrati. Elisabetta Ditaranto Antonia Colonna