//“Mi Gaza es tu Gaza: ci sono luoghi che sembrano lontani, ma che abitano il nostro stesso respiro”. Visita guidata al Mupa

“Mi Gaza es tu Gaza: ci sono luoghi che sembrano lontani, ma che abitano il nostro stesso respiro”. Visita guidata al Mupa

di | 2026-02-04T18:27:35+01:00 4-2-2026 18:27|Alboscuole|0 Commenti
Oggi, 4 febbraio, alle ore 11:00, noi della classe 3C abbiamo avuto la possibilità di visitare la mostra del MUPA “Mi Gaza es tu Gaza”. Le immagini che abbiamo visto sono state forti, dure, difficili da guardare senza provare qualcosa. Non erano semplici fotografie: raccontavano dolore, paura, distruzione, ma anche umanità. Guardandole ci siamo resi conto che dietro ogni guerra ci sono persone reali, famiglie, bambini, vite spezzate. Questa mostra ci ha costretto a riflettere, a fermarci, a non restare indifferenti. Ci ha fatto capire che ciò che accade lontano da noi, in realtà, ci riguarda tutti. Ogni scatto racconta una storia fatta di volti segnati, di sguardi persi, di macerie che un tempo erano case, rifugi, luoghi di quotidianità. Dietro quelle immagini c’erano persone reali: famiglie distrutte, bambini privati dell’infanzia, genitori costretti a proteggere i propri figli in un mondo che sembra averli dimenticati. Guardando quelle fotografie abbiamo capito che la guerra non è qualcosa di lontano o astratto, ma una realtà concreta che spezza vite, sogni e speranze. La parte che mi ha toccato più profondamente è stata la sala finale. Appena entrati, sembrava che l’aria fosse più pesante e che il silenzio parlasse da solo. In un angolo c’era la bandiera della Palestina, con sotto un papavero, fragile ma pieno di significato, come a ricordare tutte le vite spezzate e il dovere della memoria. Poco distante c’erano dei giochi: piccoli, semplici, ma strazianti. Sul muro una frase colpiva come un pugno nello stomaco: “Restate, leggete, non abbassate gli sguardi, ogni nome era un futuro”. Era impossibile ignorarla. Dai fili pendevano tanti fogli con nomi ed età, uno dopo l’altro. Leggerli faceva male, perché dietro ogni nome c’era una vita, una storia, una possibilità cancellata. Erano già tantissimi, eppure sapevamo che non bastavano a raccontare davvero l’immensità della tragedia. In quel momento ho provato un senso di impotenza, ma anche di responsabilità: quella di non dimenticare, di non voltarmi dall’altra parte, di continuare a guardare e a sentire. Perché abbassare lo sguardo significherebbe accettare il silenzio, e il silenzio è una seconda perdita.

Ionela Racheriu

Classe 3^ C