dalla Redazione del TGTassoNews – Lo sapevate che a Napoli esiste una lingua segreta chiamata Parlesia?
La Parlesia è un linguaggio segreto, utilizzato tradizionalmente dai musicisti napoletani per comunicare tra loro in modo da non essere compresi da estranei, specialmente nei luoghi pubblici. Questo codice linguistico, tramandato oralmente, ha radici nel XVIII secolo ed è stato adottato inizialmente dai posteggiatori (ovvero musicisti ambulanti), per difendersi da impresari e situazioni poco chiare. La Parlesia si è evoluta nel tempo, mantenendo una forte connotazione di “linguaggio per iniziati” e venendo ripresa anche da altre categorie, come tassisti e venditori ambulanti, e successivamente da artisti contemporanei e persino dai carcerati per comunicare senza farsi capire da chi non faceva parte del “giro”.
È formata da un miscuglio di napoletano, parole inventate e francesismi storpiati: un codice tutto partenopeo.
Un esempio? Le scarpe diventavano ‘e fangose, i soldi ‘e bane…jammone, per indicare una persona importante (appare anche un una canzone di Pino Daniele).
Infatti, negli anni ’80 la sua riattualizzazione nei testi e nelle canzoni moderne è stata ripresentata proprio da Pino Daniele, Napoli Centrale, James Senese e da allora si è avuta un’espansione del fenomeno a livello di massa e quindi anche nei mass media e nel teatro dialettale si sono utilizzati questi termini.
La scena di Parlesia più esilarante compaproprio proprio nel cinema. Ad esempio, in “No, grazie, il caffè mi rende nervoso” del 1982, quando Lello Arena si imbatte in personaggi che parlano proprio questo linguaggio strano e affascinante, e ne viene fuori la mitica frase Mannididiriale o Mannidi di riale, oppure la celebre scena in cui un boss chiede a Lello Arena di vuotare il sacco (” ‘a rocchia ‘a saput’ a n’asse ‘e denari che dduje farlocc hann’ fatt biscott… facite ‘e canarini che ve cunvene”).
Un’altra scena emblematica, la troviamo nel film “Amore a prima vista” di Vincenzo Salemme. La gag tra Biagio Izzo e Carlo Buccirosso è incentrata su termini della Parlesia ormai noti ai più. Insomma, una lingua che nasconde e diverte. Un pezzo di Napoli che lentamente svanisce, ma resta in alcune parole.
