//II. Chi ha ucciso la Prof.?

II. Chi ha ucciso la Prof.?

di | 2025-06-25T10:53:21+02:00 25-6-2025 10:53|Alboscuole|0 Commenti

Sono una giovane investigatrice amante del mio lavoro e come ogni mattina lo squillo del telefono interrompe la mia colazione perfetta. È il mio assistente Bekry, un ragazzo di buona volontà ma molto ansioso.

“Buongiorno Bekry, dimmi tutto”.

“Buongiorno capo, c’è stato un omicidio alla Scuola media Parini. Devi correre al più presto, non so cosa fare”.

Arrivata a scuola, mi dirigo nella classe 2^E, come indicatomi dal collaboratore scolastico.

La vittima, la professoressa Totaro, era la mia professoressa di italiano. Sono scioccata e addolorata, ma devo farmi forza per scoprire il colpevole. La mia prof è distesa a terra senza alcuna ferita apparente.

“Questa è probabilmente una morte naturale” sostiene il medico legale “ma farò comunque un’autopsia per esserne sicuri”.

Noto che sulla cattedra c’è una tazzina con ancora dentro del caffè; sulla maglia della vittima ci sono macchie di caffè. Questa situazione mi puzza un po’. Osservo e annuso il caffè ma sembra tutto regolare.

Seguendo comunque il mio istinto mi rivolgo a Bekry: “Fai immediatamente analizzare questa tazzina”.

Allora Bekry, tremando, prende la tazzina rischiando di farla cadere e corre fuori dall’aula.

Ora mi aspetta un incontro con tutti gli alunni, perché voglio sapere se la professoressa aveva un buon rapporto con loro, così come lo aveva con noi. Tutti mi confermano che non era cambiata: buona, gentile, brava a spiegare e paziente.

“Quindi le volevate tutti bene?”, chiedo.

“No, tutti no” dice una ragazza “Peter la odiava, infatti due giorni fa lui e la prof avevano avuto una brutta discussione”.

“Dov’ è Peter?” chiedo.

“Dopo quella discussione non è più venuto a scuola”.

Esco dalla scuola e incontro Bekry: “Capo, avevi ragione, la tazzina del caffè contiene dell’arsenico, un veleno inodore e incolore”.

“Sì, lo so cos’è l’arsenico. Prendi la macchina, dobbiamo andare a casa di un alunno in Via dei Fiori numero 8”.

Ma a casa di Peter non c’è nessuno e una vicina mi dice: “Peter e la sua famiglia sono partiti per il matrimonio di una zia”.

“Quindi è ovvio che Peter non sia il colpevole!”, esclama Bekry.

La vicina aggiunge: “Ho saputo dell’omicidio, la conoscevo bene la professoressa; l’ho sempre messa in guardia dalla sua supplente Rossi, invidiosa di lei e che secondo me l’ha fatta fuori per poter insegnare nella sua classe”.

A sirene spiegate andiamo a casa della professoressa Rossi. Lei non sapeva nulla dell’omicidio e scoppia in un pianto disperato.

Bekry non le crede, ma io sì e seguendo nuovamente il mio istinto torno a scuola, ricordandomi del disordine e della sporcizia che c’era nella 2^E.

Mi dirigo dal collaboratore scolastico chiedendogli un caffè e scopro che la tazzina è uguale a quella sulla cattedra della vittima.

“Sei in arresto!” esclamo. “Confessa: il tuo omicidio è causato dal disordine che regnava in aula”.

Lui scoppia a piangere: “Non ce la facevo più! Ogni giorno dovevo pulire quell’aula sporca, e la professoressa, anziché punire i suoi alunni, li difendeva sempre. Oggi ho proprio perso la testa e ho deciso di farla finita. Mi dispiace”.

Nulla sarà più come prima, ma almeno sono riuscita a scoprire il colpevole.

Rossella Bianco  – 2^E