Alice Andresini – 2^E
Era un lunedì come un altro. Entrai in classe per prima, perché avevo fretta di ricontrollare i compiti.
Aprii la porta e sentii odore di marcio, quasi cadaverico… E infatti, quando i miei occhi incontrarono il pavimento trovai… la professoressa Totaro in una pozza di sangue, priva di conoscenza.
Individuai un oggetto accanto a lei: sembrava essere una pistola.
Allora corsi in cortile per avvertire tutti i miei compagni e dir loro di chiamare le autorità e i medici. Io ero troppo sconvolta per fare qualcosa.
Arrivate le autorità, dichiararono la morte della Prof. e con esse arrivò Madeline, una detective neolaureata che ci disse di stare lontani dalla scena del crimine e che volle interrogarci tutti.
Iniziò da me, dato che ero stata io a scoprire il cadavere. Le dissi tutto quello che sapevo. Le raccontai che mi sembrava strano che la Totaro fosse lì: alla prima ora avrebbe dovuto esserci il prof. Posa, che però non si era presentato.
Finiti gli interrogatori ci mandarono a casa, ma prima ci sentimmo tutti in dovere di andare da sua figlia e annunciarle la notizia.
Tornata a casa mi sintonizzai sul Tg per capire come stava evolvendo il caso.
La pistola apparteneva al padre di Marco, che venne arrestato per possesso illegale di arma da fuoco. I sospetti caddero subito su di lui, però aveva un alibi di ferro: decine di testimoni lo avevano visto al lavoro e nella nostra scuola nessuno lo aveva visto entrare.
Successivamente i sospetti caddero su Marco: non aveva mai nutrito molta simpatia per la Totaro; inoltre, durante l’interrogatorio, era stato molto agitato e sulla scena del crimine erano stati ritrovati dei suoi capelli. Marco, spaventato dalle accuse, sparì senza lasciare tracce.
Le indagini proseguirono e si scoprì che, la sera prima del delitto, a casa del padre di Marco c’era stata una rapina e uno degli oggetti rubati era proprio la pistola usata per l’omicidio.
Quando esaminarono la pistola, trovarono impronte digitali sconosciute alla polizia e quindi si continuò a pensare che il colpevole fosse Marco, di cui non si avevano più notizie.
Finché, durante una ricognizione, Madeline scoprì una rientranza del muro in cui era nascosta una telecamera che dava sulla porta dell’aula. Esaminando le riprese, videro Marco entrare tranquillo con lo zaino in spalla; poco dopo il professor Fusillo caricava la pistola. Per ultima apparve la Totaro, con un lucente distintivo: faceva parte dei servizi segreti! Si capì quindi che la Totaro voleva arrestare il professor Fusillo, perché aveva scoperto che aveva dei precedenti penali e che aveva rubato la pistola del padre di Marco: era lui il ladro.
La Totaro entrò, si sentirono degli spari, poi Fusillo uscì di corsa ed infine si vide Marco uscire dall’aula sconvolto per ciò cui aveva assistito.
Il professor Fusillo venne arrestato e durante l’interrogatorio cedette, confessando di essere stato lui a sparare; Marco era già in classe; sentendo dei passi si era nascosto e aveva assistito all’omicidio.
Le accuse nei confronti di Marco vennero ritirate, così finalmente tornò dal suo viaggetto alle Bahamas e venne interrogato.
Durante l’interrogatorio venne fuori che dopo aver sparato, il professor Fusillo si era accorto della presenza di Marco e c’era stata una colluttazione tra i due, in seguito alla quale alcuni capelli di Marco erano caduti accanto a corpo della Totaro. Il professor Fusillo lo aveva anche minacciato: se avesse parlato, la prossima vittima sarebbe stata lui.
Finalmente il caso era risolto, Fusillo fu condannato all’ergastolo e giustizia fu fatta.
