Enrico Mattei è stato il fondatore e primo presidente dell’Eni (Ente Nazionale Idrocarburi), un personaggio chiave della storia italiana del dopoguerra e principale attore della politica energetica del nostro paese negli anni dal 1945 al 1962. Per Mattei era fondamentale garantire all’Italia un approvvigionamento energetico a costi competitivi partendo dalla situazione di fatto: l’Italia è, dal punto di vista energetico, una nazione povera di materie prime. Fino ai primi anni ’50 ai paesi produttori di petrolio veniva pagato il 50% dei profitti. Mattei deciderà, invece, di dialogare, nel rispetto delle culture locali, e di pagare il 75% dei profitti a coloro che effettivamente erano i proprietari delle materie prime. Da ciò si avrà stabilità nelle forniture e, di conseguenza, uno sviluppo energetico e industriale in tutta l’Italia. Possiamo dunque affermare che sia grazie ad Enrico Mattei se, nel nostro territorio, è nata l’ex Intermare Sarda, società del gruppo ENI. Chiusa la Cartiera di Arbatax, l’attuale Saipem Intermare Fabrication Yard è l’unica grossa attività industriale in Ogliastra. In essa si costruiscono piattaforme petrolifere offshore, utilizzate per l’esplorazione di aree marine in cui sono stati localizzati giacimenti di idrocarburi. Queste sono tutte opere di ingegneria particolarmente complessa e caratterizzata da una notevole dimensione. Quello di Arbatax è uno dei nove cantieri localizzati in diverse aree del pianeta, e la sua storia ha avuto inizio nei primi anni ’70 del secolo scorso. Ancora oggi si può dedurre il grande lavoro effettuato nell’area dinanzi alla “Colonia marina”: non più sbocco del canale della peschiera ma riempimento con terra, con conseguente deviazione dello sbocco dello stagno, posizionamento di uffici – container, facilmente dislocabili all’occorrenza nelle diverse aree del cantiere, creazione di apposite zone di varo delle diverse opere. Nel 1973 è stato inaugurato il cantiere che ha negli anni accolto molti giovani del territorio, formatisi anche all’ENAIP di Lanusei, con una variegata gamma di specializzazioni: saldatori, tubisti, amministrativi, ingegneri, magazzinieri, esperti nella sicurezza. Come si evince dal sito ufficiale della Saipem, quello di Arbatax “è un cantiere situato in posizione strategica per servire la domanda nell’area del Mediterraneo, del Mare del Nord oltre che Africa Occidentale e Golfo del Messico”. Sebbene l’impatto visivo sia evidente rispetto al borgo in cui è inserito, le diverse tipologie di strutture varate nel porto risultano spesso affascinanti agli occhi dei turisti. Come potrebbe non esserlo una jacket (cioè la parte sommersa della piattaforma petrolifera) a 8 gambe, alto oltre 200 metri e con un peso di circa 25.000 tonnellate costruito per il progetto “Sabratha”? Nell’ottica della transizione energetica e, quindi, dell’abbandono graduale delle risorse fossili, oggi alla Saipem di Arbatax si costruiscono anche nuove tipologie di strutture destinate ai parchi eolici offshore, come quello davanti alla costa scozzese della contea di Fife. Attualmente le figure contrattualmente stabilizzate all’interno dell’azienda sono circa centocinquanta, ma molti servizi vengono forniti da ditte esterne, come per esempio la vigilanza oppure la fornitura di mezzi pesanti ma, seppure in maniera diversa rispetto al passato, l’impatto economico nel territorio resta rilevante. In crescita è anche la presenza di figure chiave femminili, soprattutto nell’ambito ingegneristico e della sicurezza. Dopo oltre mezzo secolo, questo cantiere fornisce ancora ricchezza al territorio, senza impattare negativamente da un punto di vista ambientale, se non visivo, a dimostrazione che turismo e industria possono convivere e dare stabilità, progettualità, senso positivo del futuro a molte famiglie. Come la mia.
