//Dialogo per Rispetto: incontro con la dottoressa Giusy Paparella

Dialogo per Rispetto: incontro con la dottoressa Giusy Paparella

di | 2026-02-04T18:42:23+01:00 4-2-2026 18:42|Alboscuole|0 Commenti
Il dialogo è il linguaggio della relazione, il rispetto è l’atteggiamento di stima, considerazione e riguardo verso qualcuno. Questi due atteggiamenti hanno fatto da cornice all’incontro che la dottoressa Rosy Paparella ha tenuto con le classi terze del nostro Istituto, toccando temi quali bullismo, cyberbullismo e violenza nelle relazioni tra adolescenti. Un momento di ascolto e riflessione che ha visto i nostri ragazzi impegnati in un processo di autodiagnosi, in cui sono stati guidati ad esaminare i loro vissuti, pensieri, emozioni e azioni: un processo costruttivo di autocritica.

Frammenti di consapevolezza: la voce dei nostri alunni

L’incontro mi ha fatto riflettere molto sui nostri comportamenti talvolta superficiali; accade che insultiamo qualcuno per scherzare, giochiamo con le parole, senza accorgerci di potergli recare delle offese. Lo scherzo, come ci ha aiutato a riflettere la dottoressa, deve essere reciproco, quando c’è un gioco di potere non è scherzo, diventa offesa, fino al reato! Il bullismo mi fa paura, mi causa timore e ansia. Fin da piccolo ho sempre avuto difficoltà a relazionarmi con gli altri, a sei anni sono stato preso in giro per il mio aspetto fisico. Non mi sono sentito aiutato, anzi è proprio da quel momento che ho iniziato ad odiare la vita e soprattutto la scuola. Piangevo, avevo incubi e dimagrivo. Finalmente nel tempo ho trovato un amico che mi ha accettato per quello che ero, ancora oggi mi sostiene. Pensavo che per avere degli amici bisognava cambiare sé stessi, ma questo non è rispetto, non è giusto. I veri amici ti accettano sempre, per quello che sei! L’argomento è stato molto interessante, ad un certo punto la dottoressa ci ha provocato chiedendoci se in un momento di difficoltà di un compagno bullizzato, avremmo agito difendendolo o rimanendo in silenzio. Nessuno ha risposto, c’è stato un silenzio tombale, esso per me ha rappresentato il silenzio che subisce la vittima e il silenzio in cui è intrappolato lo spettatore! Io qualche volta insulto qualcuno, però poi mi sento in colpa e gli chiedo scusa. Voglio essere onesto: ho provato molte emozioni, ho capito veramente cosa è il bullismo e mi sono anche vergognato, perché per alcuni atteggiamenti sono stato un bullo anche io! Penso che il bullismo sia una brutta bestia, che causa conseguenze negative soprattutto su ragazzi che hanno una bassa stima o una personalità debole. Questi, non essendo capaci di reagire o sopportare comportamenti prepotenti, subiscono varie forme di vessazione. Questo incontro è stato interessante e coinvolgente, poiché questa è una problematica diffusa tra gli adolescenti. Personalmente, ho subito il fenomeno del bullismo durante il periodo della scuola primaria, mi sono sentito escluso. Ancora adesso, qualche volta mi capita, temo di sentirmi giudicato, insultato. Sento però dentro di me una forza che mi spinge ad aprirmi agli altri e a non perdere nessuna occasione di scambio. Di questo problema però non ne ho mai parlato con nessuno. Oggi abbiamo parlato di RISPETTO, penso che questa sia stata la più grande conquista. Bullo e vittima per me sono due persone deboli, uno subisce maltrattamenti nel presente e l’altro, sicuramente, li ha subiti nel passato. Sono due facce della stessa medaglia! Durante l’incontro ho provato emozioni contrastanti: tristezza, paura, rabbia. Spero che ciascuno di noi, da questa chiacchierata con la dottoressa, abbia imparato che nelle relazioni bisogna essere sempre sullo stesso livello comunicativo e mai uno sottoposto all’altro. Ci è stato ribadito che quando si è vittime di bullismo bisogna parlarne con persone di fiducia, con genitori, professori, amici fidati. Bisogna non scoraggiarsi, non temere le minacce, ma andare a testa alta. Molte volte anche io senza essere bullizzato, non mi sono sentito all’altezza delle situazioni; così, anche adesso, quando qualcosa mi frulla nella testa, non voglio parlarne con gli altri, per timore di essere giudicato, per questo, talvolta, in classe, non parlo e preferisco rimanere in silenzio. Spero di cambiare col tempo ed essere più me stesso. Questo incontro è stato per me significativo, perché ci ha fatto capire cosa significa essere fragili. Penso che del bullismo bisogna parlarne, sentirsi soli non è una realtà da vivere, l’uomo non è fatto per vivere in solitudine. Dobbiamo imparare ad ascoltare e a parlare, mentre il bullo deve imparare a non trasferire sugli altri eventuali sentimenti di rabbia e dolore.

Gli alunni della classe 3G