//Delegittimare

Delegittimare

di | 2025-04-02T18:59:18+02:00 2-4-2025 18:59|Alboscuole|0 Commenti
Con il termine delegittimazione si intende un atteggiamento che comporta l’attacco a un soggetto, un gruppo, o una istituzione al fine di minarne la credibilità anche con informazioni false e dossier preconfezionati. I bersagli di questa delegittimazione ultimamente sono stati tanti, per esempio la Corte Internazionale di Giustizia (CIG). Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 a Israele, il governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu e composto in parte da ministri appartenenti all’estrema destra, ha reagito in modo estremamente violento, seguendo uno schema consueto applicato nella striscia di Gaza con inusitata ferocia : azioni di punizione collettiva, attacchi a scuole e ospedali, blocco degli aiuti umanitari ed altri crimini denunciati anche da Amnesty International. Nel Gennaio 2024 il Sud Africa presentava alla Corte dell’Aja l’accusa di genocidio per Israele. Con una decisione storica la stessa Corte rispondeva alle richieste del team legale e politico sudafricano definendo plausibile l’accusa di genocidio e dando a Israele un termine di trenta giorni per dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per evitarlo. Da quel momento contro la Corte di Giustizia e l’ONU nella persona del suo Segretario generale, che si era più volte espresso chiedendo la liberazione degli ostaggi ad Hamas e il cessate il fuoco a Israele, si scatena una campagna di odio che arriva al punto di ritenere Guterres persona non gradita in Israele.
Già da tempo alcuni Stati stanno contribuendo a minare l’autorevolezza dell’ONU come Organizzazione sovranazionale che ha la funzione di garantire la pace. Le numerose risoluzioni (104) rivolte a Israele a partire dalla prima, la 181 del Novembre 1947, non sono mai state rispettate. La Russia di Putin già nel 2014 non rispettava la risoluzione 68/262 del 2014 relativa all’integrità del territorio dell’Ucraina e nel marzo 2022 ha ignorato quella ( ES/11/1) che condannava l’invasione e chiedeva l’immediata cessazione delle ostilità. Gli Stati Uniti d’America dal canto loro, hanno condotto guerre, come la seconda in Iraq voluta da George W. Bush, senza alcun mandato ONU e hanno ampiamente esercitato il loro diritto di veto in numerose occasioni. Oggi però la situazione è molto più grave perché il neoeletto Presidente si sta ritirando da molte agenzie ONU privandole di contributi essenziali per la cooperazione internazionale con un impatto devastante su intere popolazioni del sud del mondo. Anche la CPI ( Corte Penale Internazionale) istituita con lo Statuto di Roma e fortemente voluta dall’Italia, ha subito duri attacchi, in questo caso da parte proprio del governo italiano, in seguito alla vicenda di Almasri, il torturatore libico rispetto al quale la Corte aveva spiccato un ordine di arresto non eseguito dal governo italiano. Alla notizia di un fascicolo aperto nei confronti dell’Italia, notizia peraltro prontamente smentita dalla stessa Corte, il Ministro degli esteri Antonio Tajani ha affermato ” bisognerebbe indagare la Corte” aggiungendo ” Ho molte riserve sul comportamento della Corte su questa vicenda. Forse bisogna aprire un’inchiesta sulla Corte penale, bisogna avere chiarimenti su come si è comportata.” Al di là delle ragioni di merito e senza riferirsi allo Statuto di Roma , ratificato in Italia con legge n.232 del 1999 che impone la collaborazione degli Stati parte con la C.P.I, ciò che stranisce è il tono assolutamente fuori luogo e poco istituzionale del Ministro. C’è anche, negli ultimi tempi, un inasprimento dei toni rispetto alla magistratura. Il nostro assetto costituzionale si basa su un equilibrio, un sistema di pesi e contrappesi tra poteri autonomi e indipendenti.
Il dovere dei giudici è quello di proteggere i diritti di tutte le persone e di decidere i casi valutando le prove e applicando la legge. Nonostante ciò essi sono spesso oggetto di ripetuti attacchi sia mediatici che politici. Non è la prima volta che accade. Alcuni governi anche nel passato e molti politici, talvolta oggetto di indagini, hanno spesso mostrato insofferenza e la mostrano tuttora, come i casi precedentemente citati dimostrano ampiamente, verso l’esercizio della funzione giurisdizionale, a qualsiasi livello , nazionale o sovranazionale. Questo comporta un grave pericolo sia per la sicurezza dei giudici che per la tenuta dello Stato democratico perché delegittimando la magistratura, insinuando che le sue decisioni siano prese in modo parziale per perseguire finalità politiche, si attacca in contemporanea anche la Costituzione, andando a minare la fiducia dei cittadini nei confronti della giustizia italiana. Gli attacchi politici sono una violazione del principio della separazione dei poteri, che rientra nelle basi fondamentali del sistema democratico e giuridico moderno e dello stesso stato di diritto caratterizzato tra l’altro dal principio di legalità secondo il quale tutti sono soggetti alla legge, compreso chi la fa. La delegittimazione non risparmia gli attivisti e i difensori dei diritti umani, tutti coloro che per mestiere lavorano per garantire il diritto ad avere diritti, le o.n.g che soccorrono i migranti oggetto da anni di campagne di odio e infine chi su tutto questo si ostina ad informare l’opinione pubblica. L’Italia, secondo Reporter Senza Frontiere, nella classifica mondiale della libertà della stampa, aggiornata al 2024, si colloca al 46esimo posto con una perdita di cinque posizioni rispetto all’anno scorso e al 19esimo posto su 27 nell’Unione Europea. Inoltre secondo uno studio svolto per il Parlamento europeo sulle slapp, ovvero querele temerarie fatte da persone pubbliche o aziende con l’unico obiettivo di intimorire i querelati e scoraggiare altri a seguire il loro esempio, l’Italia è al primo posto nell’Unione Europea per numero di slapp aperte nel 2022 e 2023. Ciò nonostante le direttive anti-slapp approvate dall’Europarlamento e la raccomandazione emanata dal Consiglio d’Europa in cui si chiede agli Stati membri di adottare misure concrete per contrastare questo fenomeno.
Questi dati sono dei segnali preoccupanti perché mostrano quanto la libertà di stampa e di espressione in questi ultimi tempi si stia avvicinando ad un punto di rottura a causa del controllo esercitato sul servizio pubblico, nonché delle intimidazioni e violenze verso i giornalisti. Elisabetta Ditaranto