di Dario Russo Spena- Caro Alfredo,
voglio rispondere alla tua lettera, nella quale dicevi che ti eri stupito quando, parlando, ti avevo
detto che mi era piaciuto leggere Dante in classe. Allora non avevi espresso la meraviglia, ma poi
la tua curiosità ti ha spinto a chiedermi perché mi era piaciuto questo autore. Effettivamente noi
ragazzi oggi non leggiamo più i libri, ma quando la professoressa in classe ha iniziato a leggere
l’Inferno, mi è piaciuto molto e così a casa ho iniziato a leggere io qualcosa. Sono rimasto colpito
quando Dante si perde nella selva oscura. Infatti dice:
“Nel mezzo di cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva OSCURA”… Era la sera del 25 marzo
dell’anno 1300. Dante Alighieri, il noto poeta toscano, si sentiva perduto per ragioni misteriose.
Dante era smarrito e non riusciva a trovare la retta via dato che si trovava in mezzo ad un bosco
sommerso da alberi. Quando stava per mollare tutto,Dante vide al di sopra di alcuni alberi una
luce pari a quella di una fiammella e con un po’ di coraggio decise di salire in cima al colle dove si
trovava questa luce. All’improvviso Dante sentì uno strano odore pari a quello di un animale
selvatico. Quello strano odore si avvicinava sempre di più e con lui anche: una lonza, una lupa e
un leone, detti anche le tre fiere. Dante si sente perduto ma all’improvviso vede una sagoma.
Era Virgilio arrivato in soccorso di Dante. Virgilio era un maestro per Dante poiché era un
famoso poeta che scrisse l ‘ Eneide nel 1° secolo avanti Cristo. Virgilio aiutò Dante a passare per
un’ altra strada per raggiungere la cima del colle dove avrebbe trovato la salvezza ,subito dopo
iniziarono il loro cammino nell’Inferno.
Ma non solo l’inizio mi ha attratto, ma ancora di più mi è piaciuta la continua descrizione di
avventure, personaggi, luoghi di questo fantastico viaggio che Dante ha fatto. Quando ho
visitato Ravenna il 2 marzo scorso, presso la tomba di Dante, ho notato che stavano preparandosi
a leggere u canto dell’Inferno e ho saputo che ogni sera varie persone si offrivano di recitarne
uno. Sono stato fortunato perché quella sera un attore recitava il 26° canto dell’inferno e lo ha
fatto così bene che quasi ho visto la descrizione che Dante faceva dell’avventura di un
personaggio che mi ha sempre molto colpito, ma molto di più mi colpì come dante ha avuto
l’idea di presentare questo personaggio nell’Inferno.
Dante e Virgilio arrivarono nell’ottava bolgia dove erano condannati i fraudolenti cioè coloro che
avevano ingannato le persone in vita. Dante si trova sopra un colle e vede molte luci che
sembrano lucciole, andando più vicino si rende conto che non erano lucciole ma fiamme.
Una di queste era biforcuta, all’ interno c’erano Diomede e Ulisse. Dante vuole sapere la storia
di Ulisse. Ulisse di ritorno dalla guerra di Troia affronta molte avventure: incontra il Ciclope che
verrà accecato da Ulisse e i suoi compagni, le sirene che con il loro canto ammaliavano tutti i
marinai e li facevano morire sulla costa, Calipso che si innamora di Ulisse e vuole farlo rimanere
nell’isola di Ortigia e infine tornato ad Itaca con suo figlio prepara un agguato ai proci che
volevano sposare Penelope e diventare re di Itaca.
L’Inferno dantesco, caro Alfredo, è un’opera che, pur presentando una visione rigidamente strutturata del male e della punizione, ci spinge a interrogarci continuamente sul significato della giustizia, sulla responsabilità individuale. Non è solo un viaggio nell’oltretomba, ma un profondo viaggio dentro noi stessi. Ed è per queste ragioni che ti consiglio di leggerlo. Buona lettura e buone vacanze.
Dario
