Il Gruppo Biblioteca sceglie la strada della bellezza
Il Gruppo Biblioteca Sensale, coordinato con dedizione dalla professoressa Assunta Tortora, ha scelto di non lasciare che questa doppia ricorrenza passasse inosservata. E lo ha fatto a modo suo, con la via più antica e più vera che ci sia per parlare di quello che conta: la letteratura. La parola poetica. Perché la nostra biblioteca non è mai stata soltanto uno scaffale di libri. È un luogo dove le idee respirano, dove le storie si intrecciano con le vite di chi le legge, dove nasce la curiosità di capire il mondo. Ed è proprio in questo spirito che il Gruppo Biblioteca ha deciso di lavorare sul tema della legalità non come obbligo civico, non come lista di norme da imparare, ma come domanda esistenziale: cosa significa davvero scegliere il giusto? Cosa rimane, dopo tutto, di chi ha avuto il coraggio di farlo? La risposta, quest’anno, ha preso la forma di una poesia.Si cammina, si conta, si sente
Ho scritto questa poesia pensando a Peppino Impastato. A quel ragazzo di Cinisi che aveva scelto di ridere dove c’era solo paura, di parlare ad alta voce dove il silenzio era legge non scritta ma assoluta. Una vita breve, spenta nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, suicidio inscenato sui binari per coprire un omicidio di mafia, ma con una voce che il tempo non ha potuto ridurre al silenzio. Anzi.
Ho pensato anche a tutti gli altri, a quelli che la storia ricorda nei libri di testo e a quelli che nessun libro ricorda abbastanza. Ho pensato a cosa significhi oggi, per noi ragazzi, parlare di legalità in un paese dove quella parola rischia ogni giorno di svuotarsi. E ho cercato, con i versi, di dire quello che spesso la prosa non riesce a contenere.Si cammina, si conta, si sente
C’era una voce
dove il silenzio era legge,
un ragazzo camminava e rideva
dove, per questo, si paga e si corregge.
Cento passi contati
ogni mattina sul cemento,
cento passi tra il suo cuore
e il cuore del suo tormento.
Parlava nel microfono
di ciò che gli altri nemmeno sussurravano,
nominava il re senza nome
e le pareti tremavano.
Lo spensero una notte di maggio,
lo posarono sui binari senza pietà,
come se la verità
potesse morire con la sua libertà.
Ma i semi resistono
sotto la terra più dura,
e quella voce è rimasta
più forte di ogni paura.
La legalità non si scrive,
si cammina, si conta, si sente,
un passo dopo l’altro,
ogni giorno, anche silenziosamente.
Manuel De Prisco
C’è una cosa che nessun decreto, nessuna circolare, nessuna lezione frontale potrà mai fare al posto nostro: scegliere. Scegliere ogni mattina da che parte stare, con chi camminare, quali parole usare e quali no. La legalità non è una materia da studiare: è una postura dell’anima. E la poesia, forse più di qualsiasi altro linguaggio, ce lo ricorda: perché non si accontenta delle mezze misure, non tollera le parole vuote, pretende che tu guardi in faccia quello che c’è. Peppino Impastato aveva vent’anni quando ha scelto di ridere dove si piangeva, di parlare dove si taceva. Lo hanno fatto tacere per sempre. Ma noi siamo ancora qui, a leggere i suoi passi, a contarli, a sentirli sotto i piedi come se fossero anche i nostri. Forse è questo il compito più silenzioso e più urgente che ci lascia questa giornata: non dimenticare. E continuare a camminare. Manuel De Prisco, Caporedattore de “Il Viandante” Giornale web del Liceo Scientifico “Nicola Sensale”
