//Bullismo e cyberbullismo…Combattiamoli insieme!

Bullismo e cyberbullismo…Combattiamoli insieme!

di | 2026-02-20T20:18:25+01:00 20-2-2026 20:18|Alboscuole|0 Commenti
Il bullismo è un comportamento aggressivo, intenzionale e ripetuto nel tempo, messo in atto da singoli o da gruppi per dominare o ferire chi è percepito come più debole. Il cyberbullismo, definito dalla Legge n. 71 del 2017, consiste nell’aggressione, molestia o denigrazione di minorenni tramite mezzi telematici (social, chat, video). Ma, per la nostra Redazione, cos’è il bullismo? Per i bulli, il web è uno “scudo”, usato solo dai più deboli (Marco) Il bullismo è messo in atto da persone “piccole” che si credono “grandi” quando in realtà non lo sono, ed è davvero un comportamento inutile (Sofia L.) I bulli credono di apparire più forti spaventando o deridendo i compagni; ma chi è davvero forte non ha bisogno di tutto ciò. (Ilaria) I bulli esprimono un disagio che vivono a casa e vanno contro chi è più debole, per vigliaccheria (Sofia R.) Secondo me, spesso i bulli vogliono essere al centro dell’attenzione: vogliono far ridere i compagni, anche prendendo in giro qualcuno. (Hasan) È un modo per sfogarsi. I bulli hanno subito traumi in precedenza e si “sfogano” agendo contro persone innocenti. (Sabrina) I bulli sembrano forti fuori, ma sono deboli dentro. (Pasquale) Starei molto male se qualcuno mi bullizzasse; io non lo farei mai a nessuno. (Christian) Il rispetto “parla” più delle parole cattive. Parla anche a chi ci sta antipatico. (Nicholas) Ecco alcuni termini chiave dal glossario della Polizia Postale:
  1. Body Shaming: Derisione del corpo o dell’aspetto fisico di qualcuno, anche attraverso i social.
  2. Cyberstalking: molestie online persistenti. È la versione online del reato di stalking, che mira a molestare e perseguitare l’altro, attraverso mezzi digitali come e-mail o social network. La differenza tra lo stalker e il cyberstalker è il fatto che quest’ultimo approfitta dell’anonimato offerto dal web.
  3. Cyberbashing o Happy Slapping: aggressioni fisiche reali, filmate e pubblicate in rete per umiliare la vittima.
4, Catcalling: molestia verbale (o di strada); “pappagallismo”; commenti sgraditi e volgari,  fischi e avance indesiderate in luoghi pubblici, spesso camuffati da complimenti ma percepiti come offensivi o intimidatori.
  1. Denigration (Denigrazione): diffusione di notizie false, pettegolezzi o fake news online per denigrare o diffamare qualcuno.
  2. Exclusion (Esclusione): escludere intenzionalmente qualcuno da gruppi online (gruppi WhatsApp, giochi online) per isolarlo e per danneggiarne la reputazione. Si tratta di una sorta di sabotaggio sociale che avviene quando un utente viene escluso intenzionalmente da una community, una chat o un gioco interattivo.
  3. Flaming: messaggi online violenti e volgari inviati in chat per creare conflitti. Dall’inglese flame, si tratta di vere e proprie offese inviate sui social.
  4. Happy Slapping: letteralmente “schiaffo allegro”: si tratta della diffusione di video in cui la vittima viene colpita da uno o più aggressori e videoripresa. Ciò che viene pubblicato su Internet può diffondersi in modo virale.
  5. Harassment (Molestie): invio ripetuto di messaggi offensivi o insultanti.
  6. Hate Speech (Odio online): messaggi miranti a discriminare per orientamento sessuale, etnia, religione.
  7. Impersonation (Furto d’identità): letteralmente “impersonificazione”. Avviene quando qualcuno si spaccia per un’altra persona, ad esempio, creando un falso profilo su Facebook, con lo scopo di screditare la vittima.
  8. Outing e Trickery (Rivelazione e Inganno): diffusione di informazioni riservate o imbarazzanti carpite in precedenza, o inganno di qualcuno per ottenere informazioni sensibili da diffondere.
  9. Sexting: invio di immagini sessualmente esplicite tramite social network o applicazioni di messaggistica, che diventa cyberbullismo quando usato per ricatto (Sextortion). È una pratica particolarmente pericolosa: questi materiali possono essere diffusi online su larga scala.
Vi sono alcuni punti chiave da ricordare: 1.Responsabilità: dai 14 anni in su i ragazzi sono penalmente responsabili delle loro azioni online. 2.Tracciabilità: ogni azione sul web lascia una traccia, ricostruibile e denunciabile. 3.Procedibilità: reati come diffamazione o minacce richiedono spesso una denuncia formale da parte della vittima o dei genitori. È fondamentale denunciare tempestivamente per bloccare la diffusione virale degli insulti. 4.Viralità (contenuto virale): foto, video o commenti offensivi che si diffondono in rete in modo rapidissimo, rendendo quasi impossibile la loro completa rimozione.
  1. Reati Connessi: molestie, minacce, atti persecutori, diffamazione, furto di identità, estorsione e violazione della privacy, perseguibili penalmente.
  2. La Polizia Postale sottolinea che i ragazzi dai 14 anni in su sono penalmente responsabili delle loro azioni online.
  3. Già dai 12 anni, è previsto dalla legge l’ammonimento del Questore contro atti di bullismo e cyberbullismo. Consiste nella convocazione del minore con i suoi genitori o i tutori, per un’ammonizione che vuol far cessare le condotte illegali.
Non si tratta di una condanna penale, ma crea un precedente: in caso di recidiva (persistenza, ripetizione del comportamento errato), comporta un inasprimento della pena. Può includere anche la segnalazione al Procuratore per i minorenni. I genitori possono subire sanzioni amministrative, pagando fino a 1.000 euro se non dimostrano di non aver potuto impedire quanto commesso dal figlio.   FONTI: https://libreriamo.it/lingua-italiana/il-glossario-per-capire-se-i-vostri-figli-sono-vittime-di-bullismo/ – https://www.ansa.it › Lifestyle › Teen;  – Ministero della Giustizia; – Notizie dalla Scuola.

Ricerche di Marco Casulli