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Albornoz, il cardinale guerriero che riconquistò l’Umbria

di | 2026-01-02T01:03:03+01:00 4-1-2026 0:20|Sezione 5, Storie|0 Commenti

PERUGIA – In tredici anni (melius: 12, in quanto tra il 1357 ed il 1358 fu sostituito, per invidie curiali, da Antonio De La Roche ma subito dopo richiamato) il cardinale guerriero riconquistò l’intero stato della Chiesa, cioè il potere temporale dei Papi, perso durante il periodo definito “l’esilio avignonese”, usando le armi e talvolta la diplomazia. Il conquistatore si chiamava Gil Alvarez Calvillo de Albornoz (1300-1367), detto Egidio Albornoz, intellettuale laureato in legge canonica a Tolosa. Per la verità discendeva, per parte di padre, don Garcia, dalla casa regnante di Leon, mentre per parte materna, una De Luna, dalla casa regnante di Aragona. Alto rango, dunque.

Lo stemma del cardinale Albornoz

Uno zio materno, che ne aveva intuito l’intelligenza, lo aveva avviato alla carriera ecclesiastica. Che fosse pure un ottimo e coraggioso stratega l’Albornoz lo dimostrò nella battaglia del Rio Salado, salvando addirittura la vita al re Alfonso XI e nell’assedio di Algesiras, contro i Mori. Tanto che il re lo nominò, per premio, arcivescovo di Toledo ed elemosiniere. Ma il successore al trono, Pietro il Crudele, non lo aveva in simpatia (eufemismo: cercò persino di farlo uccidere, perché più volte richiamato dal prelato per la sua crudeltà e lussuria) per cui l’Albornoz pensò bene di lasciare la Spagna e si portò ad Avignone, dove papa Clemente VI gli offrì la porpora cardinalizia. Innocenzo VI, poi, lo nominò legato per l’Italia.

Il cardinale Egidio Albonoz

Gli storici ed i cronisti perugini raccontano che quando l’Albornoz entrò in Perugia fu accolto come fosse il pontefice in persona: feste, tornei, parate di cavalli. Gli regalarono persino un destriero costosissimo (225 fiorini di valore) e gli accordarono un prestito di tremila fiorini. Con tutti gli onori venne alloggiato nel monastero di San Pietro. Non solo Perugia, comunque. Il cardinale guerriero ritenne l’Umbria una buona base operativa per la riconquista delle città che si erano rese autonome con l’allontanamento dei pontefici da Roma (città in cui inizialmente si appoggiò a Cola Di Rienzo). Uno dopo l’altro cominciarono a cadere i castelli del Lazio (come Viterbo dove spadroneggiava Giovanni di Vico) e della bassa Umbria (come Orvieto). Intanto l’Albornoz si era trasferito a Foligno, dove rimase per un lungo soggiorno, ospite di Trinca VII, che accettò immediatamente l’ingombrante presenza e ne fu ripagato con titoli ed onori. Fu lo spagnolo a decidere la costruzione del Cassero.

La Fortezza Albornoz che dominava l’Orvieto papalina

E dalla città dei Trinci condusse le operazione nelle Marche e la Romagna contro i Malatesta (Rimini), i Montefeltro, gli Ordelaffi, i Da Polenta, i Manfredi. Liberò il ducato di Spoleto, centro ghibellino, che dal 1324 si trovava sotto il giogo di Perugia, città guelfa. Spostatosi a Montefalco, nominò il nipote Blasco Fernandez rettore del ducato spoletino. L’Albornoz occupò poi Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Assisi e completò infine l’opera dopo che l’Acuto piegò le truppe perugine il 29 marzo 1367. Lasciò poi un segno indelebile del suo passaggio in Umbria costruendo le rocche di Spoleto (affidandone i lavori al Gattapone), Piediluco, Assisi, Orvieto, Narni, Todi, Campello, Montefalco, Pomonte…

La Rocca Albornoz di Narni

Quando si sarebbe potuto godere il successo, si spense. Fece in tempo appena a ricevere Urbano V a Tarquinia e morì, alla fine di agosto del 1367 a Viterbo. Fu sepolto in Assisi, nella Basilica Inferiore di San Francesco, ma poi la salma venne traslata in Spagna, a Toledo. Sei anni più tardi il nipote Fernandez ed il figlio Garcia furono massacrati in un agguato a Piediluco. Le sue famose “Costituzioni Egidiane” rimasero in vigore fino al 1816. L’Umbria ha molti debiti con questa importante figura storica.

Elio Clero Bertoldi

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