ROMA – “La Bayadère” è un balletto di fine Ottocento che Marius Petipa creò nel 1877, su musica di L. Minkus e ispirandosi al poema indiano “Sakuntala”, per il balletto ufficiale della Russia zarista a San Pietroburgo. Oggi il Teatro dell’Opera di Roma lo ripropone della revisione coreografica del francese Benjamin Pech, un’edizione già vista a Roma nel 2023 negli anni del covid e tuttora straordinariamente fascinosa.

Susanna Salvi (foto Fabrizio Sansoni)
Perchè? Essa convincerà sempre per la grande e rara fedeltà al prototipo di Petipa, senza incorrere in false attualizzazioni, indi per la ricchezza di inventiva, sfociante nei tanti e davvero numerosi interventi del corpo di ballo, di conseguenza nei favolosi costumi di Anna Biagiotti. Convincerà per la volontà del coreografo Pech di non arretrare dinanzi a quei debiti settecenteschi, cosa che forse deve alla nota formazione con Nureiev, che coreografò proprio “La Bayadère” all’Opéra di Parigi prima di morire nel 1993. Ad essa si è attenuto Pech, eliminando l’originale quarto atto col crollo del Tempio (presente nella versione della Makarova), con evidente danno drammaturgico.

Marianna Suriano
Ma in compenso abbiamo goduto della bravura degli ospiti Sae Eun Park e Paul Marque, entrambi étoiles dell’Opéra, nei ruoli di Nikiya e di Solor, Iana Salenko principal a Berlino in quello di Gamzatti, e di Bakhtiyar Adamzhan principal dell’Astana Opera. Bellissima per doti corporee ed intima dolcezza interpretativa era Marianna Suriano nel suo turno in Nikiya, o Simone Agrò come Idolo d’oro, e davvero sognante il Regno delle Ombre, che il direttore musicale Fayçal Karqui accompagnava nei momenti delicati, cadendo però nell’eccesso dei fortissimo.
Paola Pariset

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