Per i giovani neo diplomati che vogliono andare a studiare lontano da casa, la situazione si fa sempre più complicata. Il costo degli affitti continua a crescere raggiungendo in diversi casi cifre che molte famiglie non possono permettersi. Trasferirsi altrove, peraltro, non è soltanto la voglia di frequentare una università più qualificata o di allontanarsi dalla famiglia per vivere finalmente l’esperienza di essere indipendenti, ma una semplice necessità: si pensi a chi abita in piccoli comuni o in città prive di ateneo. E allora bisogna fare i conti con le spese, la maggiore delle quali riguarda appunto l’affitto.
Negli ultimi sei anni (da marzo 202o allo stesso mese del 2026), i prezzi delle stanze singole in Italia sono cresciuti in tutti i principali centri universitari italiani, con i picchi più marcati a Bari, Cagliari e Palermo. Lo evidenzia l’ultima analisi di Immobiliare.it Insights, proptech company guidata da Luke Brucato, specializzata in analisi di mercato e data intelligence e parte del gruppo Immobiliare.it, il portale immobiliare leader in Italia.
A sorpresa gli aumenti più consistenti non si registrano nelle grandi città del Nord, ma al Sud. Infatti è Bari a guidare la classifica dei rincari con un clamoroso +59%, seguita Cagliari (+58%) e da Palermo (+55%). In queste realtà, i prezzi restano comunque più accessibili rispetto ai grandi centri, ma stanno crescendo a ritmi decisamente sostenuti. Se invece si guarda al costo mensile, il primato resta saldamente a Milano, dove per una stanza servono in media 729 euro. Subito dietro ci sono Firenze (625 euro), Roma (609 euro), Bologna (599 euro) e Padova (490 euro).
All’opposto, due capoluoghi siciliani, vale a dire Messina e Catania, sono i meno costosi per prendere in locazione una singola, con una richiesta media di 284 euro al mese per entrambe. Solo in questi due casi, peraltro, i costi non raggiungono i 300 mensili, cifra che si raggiunge a Perugia che precede di poco Palermo (309 euro) e Udine (310).
Nel complesso, nelle principali città con grandi atenei, gli affitti delle stanze singole sono saliti in media del 41% tra il 2020 e il 2026, superando di circa dieci punti percentuali l’aumento dei monolocali. Alla base di questi rincari c’è soprattutto una domanda sempre più alta, a fronte di un’offerta limitata: gli studenti devono trovare casa in tempi brevi e le alternative, come gli studentati pubblici, non sono sufficienti. 
“Quello delle stanze è uno dei segmenti più vivaci del mercato immobiliare, e la crescita dei prezzi più significativa, sostenuta a sua volta da una domanda particolarmente elevata, confermano questo primato – spiega Paolo Giabardo, direttore generale di Immobiliare.it -. Tuttavia, il settore presenta un elemento di criticità ovvero che lo stesso target responsabile della domanda come studenti e giovani lavoratori non dispone di redditi adeguati a supportare il costo di un affitto, contribuendo ad allargare la forbice fra capacità di spesa e canoni richiesti e a rendere in generale il mercato delle stanze poco accessibile. Però, negli ultimi mesi si registrano i primi segnali di assestamento, che potrebbero indicare un progressivo riequilibrio del mercato nel corso dell’anno”.
Le città che accolgono i dieci atenei statali più grandi hanno visto i prezzi delle stanze aumentare, in media, del 41% tra marzo 2020 e marzo 2026. I rialzi più rilevanti si sono verificati – come detto – a Bari, Palermo e Cagliari; a seguire Padova e Firenze (+46%), appena giù dal podio si piazza Torino (+45%). A Roma i prezzi sono saliti del 40%. Anche Bologna (+33%), Napoli (+36%) e Milano (+31%) mostrano incrementi rilevanti. La variazione meno marcata tra i mega atenei (oltre 40.000 iscritti) si registra a Pisa, dove i costi di una stanza singola sono aumentati “solo” del 16%. Seguono Ferrara (+30%), Parma (+29%), Verona (+25%) e Pavia (+20%).
Solo in tre casi gli aumenti sono stati inferiori al 20%, anche se si tratta comunque di crescite a doppia cifra. A Modena i prezzi di una stanza singola sono saliti del 15% in sei anni, mentre Siena e Udine sono le due città che hanno visto i prezzi alzarsi in maniera più contenuta, con un +12% in entrambe le città. Guardando agli altri importanti atenei statali, gli aumenti dei prezzi delle stanze singole negli ultimi sei anni si attestano al +31%, e sono dunque mediamente meno marcati rispetto a quelli rilevati nelle città dove hanno sede gli atenei più grandi.
Esistono comunque strumenti per ammortizzare almeno parzialmente le spese. Per gli universitari fuori sede, è riconosciuta una detrazione al 19% su un canone di locazione massimo di 2.633 euro l’anno che permette di avere una detrazione Irpef massima di 500 euro. Per avere diritto al beneficio lo studente deve essere iscritto a un Ateneo che si trova in un Comune diverso da quello di residenza e distante almeno 100 km e in ogni caso l’Ateneo e la casa in affitto devono trovarsi in una diversa Provincia rispetto a quella di residenza. Per gli studenti fuori sede, inoltre, sono previsti anche specifici bonus per l’affitto che possono essere ottenuti ogni anno presentando domanda, ma in questo caso il beneficio è legato all’Università che si frequenta. La graduatoria di accesso è basata sull’Isee, ma anche sull’età dello studente.
Altri bonus riguardano l’esenzione totale o parziale dal pagamento delle tasse universitarie, le borse di studio per studenti meritevoli e con famiglie a basso reddito (il beneficio è riconosciuto in base all’Isee e all’Ispe) e anche la detrazione al 19% di quanto speso per l’iscrizione e la frequenza dei corsi.
La situazione è decisamente complicata dappertutto, come testimoniano le frequenti proteste degli studenti che piazzano tende davanti agli ingressi degli istituti universitari e dei rettorati per chiedere sostegni più marcati e interventi per calmierare un mercato in costante ebollizione. Vanno sicuramente incrementati i posti letto delle Case dello studente e vanno anche studiati meccanismi premianti per i proprietari di immobili. Il percorso è lungo e non semplice: intanto bisogna fare i conti con una realtà fortemente preoccupante.
Buona domenica.

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