//Abruzzo, vince il Parco: la Regione si arrende

Abruzzo, vince il Parco: la Regione si arrende

di | 2022-12-03T18:32:56+01:00 4-12-2022 7:05|Controluce|0 Commenti

Una sentenza che allontana ogni dubbio: la legge della Regione Abruzzo che voleva ridurre i confini del Parco regionale Sirente Velino è illegittima. A stabilirlo è stata la Corte Costituzionale con la sentenza n.235/2022, che impedisce adesso l’esclusione di migliaia di ettari di terreno facenti parte del Parco nazionale d’Abruzzo.
Il pronunciamento salva molte migliaia di ettari di territorio protetto che la Regione Abruzzo voleva sottrarre al Parco regionale. Esultano e cantano vittoria le associazioni ambientaliste che hanno creato una grande mobilitazione contro quella che definiscono “l’incomprensibile e scellerata decisione della Giunta regionale”.

Paesaggio tipico del Parco

Nominiamole con soddisfazione le associazioni che hanno portato a questo importante risultato: WWF Abruzzo, Lipu Abruzzo, Pro Natura Abruzzo, Italia Nostra Abruzzo, Mountain Wilderness, CAI Abruzzo, Salviamo l’Orso, Orso and Friends, Altura Abruzzo, Appennino ecosistema, Touring Club Italiano, Dalla parte dell’Orso, Comitato Salviamo il Parco Sirente Velino.
Un risultato raggiunto anche grazie alla maxi petizione on line che ha permesso di raccogliere oltre 125 mila firme tra cui quelle di cinquanta personalità della Scienza e della Cultura che tra l’altro hanno inviato una lettera al presidente della Regione. Coinvolto nella battaglia il mondo dell’editoria con articoli su quotidiani e periodici. Molte le testate, anche televisive, che a livello nazionale hanno affrontato l’argomento..
Ma questo non ha convinto i vertici regionali. Il presidente Marco Marsilio e la sua giunta sono rimasti insensibili agli appelli degli ambientalisti e degli abitanti del territorio e non hanno mai voluto incontrare gli oppositori al taglio e confrontarsi con loro sulla salvaguardia di quella parte del Parco spacciando il loro comportamento come “volontà del territorio”.
E’ stato poi il WWF, una volta approvata la legge regionale contenente la riduzione dei confini del Parco, a rivolgersi al Governo centrale con una richiesta di impugnativa presentando immediatamente dopo una memoria alla Corte Costituzionale dove si evidenziava, tra le altre questioni, proprio il fatto che la riperimetrazione attuata andasse a compromettere “il nucleo minimo di salvaguardia del patrimonio naturale” richiesto dalla normativa nazionale.
Gli ambientalisti hanno vinto, la Regione Abruzzo ha perso. La sentenza della Corte Costituzionale rispedisce al mittente la scandalosa proposta dell’amministrazione regionale che voleva ridurre il territorio di un’area protetta, mentre gli obiettivi comunitari chiedono esattamente il contrario.
Ma adesso si torni al tavolo della pace, l’area protetta del Parco necessita di interventi di salvaguardia e di strumenti che consentano la convivenza tra i vari abitanti del territorio, uomini, piante e animali. Il Parco deve essere dotato di strumenti per esercitare la propria funzione: l’approvazione del Piano di gestione, la possibilità di indennizzare velocemente i danni da fauna selvatica all’agricoltura e agli allevamenti, di un piano di rilancio che punti alla promozione turistica.

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