VITERBO – “L’estate sta finendo e un anno se ne va, sto diventando grande lo sai che non mi va”. Bastano le prime parole della celebre canzone dei Righeira, diventata un tormentone nel 1985, per evocare una sensazione che ritorna puntuale ogni anno: la sottile malinconia della fine dell’estate. Uno stato d’animo quasi paradossale, perché l’estate non è ancora finita, anche se così sembra. E con l’arrivo di settembre, questo cambiamento si avverte davvero. È come se il calendario, prima ancora dell’autunno, imponesse una svolta. La stagione della leggerezza lascia spazio alla stagione degli impegni. Le città tornano a riempirsi, le strade recuperano il traffico abituale, gli uffici riaccendono le luci e le agende si riempiono di appuntamenti, scadenze, riunioni. Scuole e università preparano il nuovo anno. Il turismo di massa comincia a ritirarsi. Le località di vacanza, dopo settimane di pienone, rallentano il ritmo e riscoprono i silenzi. 
Settembre arriva così: senza chiedere permesso e senza bisogno di annunci. È una sveglia puntata sul ritorno alla normalità. Eppure c’è chi riesce ancora a prendersi il meglio dell’estate. Sono i fortunati che scelgono proprio settembre per partire. Quando le spiagge si svuotano, l’afa finalmente concede una tregua e le giornate restano abbastanza lunghe da regalare una bella luce e tramonti meravigliosi. I luoghi di villeggiatura ritrovano un ritmo più umano, le code diminuiscono e spesso anche i prezzi diventano più accessibili. Forse è proprio allora che la vacanza torna a essere vacanza nel senso più autentico del termine: meno folla, meno rumore, più tranquillità e meno stress. La possibilità, finalmente, di non dover fare nulla proprio mentre tutti gli altri riprendono le loro attività.
Settembre, infatti, è anche il mese dei conti da saldare, delle cose lasciate in sospeso e dei progetti rimandati. Telefonate da fare, documenti da sistemare, decisioni da prendere, bollette da pagare. E soprattutto è tempo di rispondere a quella promessa che durante l’estate ci siamo ripetuti almeno una volta: “Lo farò a settembre”. Poi, però, quel tempo arriva davvero e non ci sono più scuse: bisogna darsi da fare. Persino la televisione torna a trasmettere i suoi programmi abituali, con i consueti appuntamenti e le vecchie abitudini. Come se quelle settimane di agosto fossero state soltanto una parentesi, una sospensione provvisoria del tempo. Ed è forse questa la sensazione più curiosa: mentre noi ci siamo concessi una pausa, il resto del mondo sembra essere rimasto lì, esattamente dove lo avevamo lasciato, quasi cristallizzato. 
È qui che affiora la nostalgia. Non tanto per il caldo, per le code in autostrada o per le giornate troppo lunghe, quanto per quella promessa di libertà che l’estate porta con sé. Per la possibilità di rallentare, di trascorrere giorni interi con la propria famiglia, di perdere tempo senza sentirsi in colpa, di vivere senza guardare continuamente l’orologio e di concedersi quell’oretta di riposo in più, che non fa mai male. La prima settimana di settembre segna allora una specie di confine invisibile. Da una parte c’è l’estate, con la sua luce e la sua promessa di leggerezza. Dall’altra c’è tutto ciò che verrà: l’autunno, l’inverno, una nuova primavera. Mesi da attraversare prima di ritrovare quegli stessi colori e quella particolare atmosfera.
Chissà se è proprio per questo che settembre somiglia tanto a un Capodanno senza fuochi d’artificio. Perché è adesso che si ricomincia. Un nuovo anno, non quello del calendario, ma quello delle intenzioni. Si fanno bilanci, si rimettono in ordine i pensieri, si immaginano nuovi progetti. È un nuovo inizio, ma senza brindisi e senza conto alla rovescia. E mentre salutiamo l’estate, ci scopriamo a riviverla con un pizzico di malinconia nei nostri ricordi. Quelli delle giornate più lunghe, delle sere all’aperto, dei viaggi, delle risate e di quella magica sensazione di spensieratezza. Ma coltivando anche la segreta speranza che, quando tornerà, sarà una stagione ancora più bella, da vivere intensamente.
Paolo Paglialunga

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