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A Rieti c’è il “Festival dei popoli italici”

di | 2026-04-19T01:03:54+02:00 19-4-2026 0:10|Cultura, Sezione 3|0 Commenti

RIETI – “Festival dei popoli Italici” dall’8 al 10 maggio a Rieti: un unicum nazionale tra archeologia, mito e contemporaneità sul tema “La Primavera Sacra”. Dall’Appenino Centrale e in particolare da Rieti (il Centro d’Italia) in primavera partirono e si diffusero i popoli italici: c’è un’Italia ancor prima di Roma e sarà raccontata da grandi esperti. L’Umanità è da sempre in continuo viaggio ed è per questo che il Ver Sacrum (“Primavera Sacra”, appunto, un antico rituale religioso e sociale italico, praticato in tempi di crisi da popoli come Sanniti e Sabini) è un tema attualissimo, che l’amministrazione comunale, aderendo a “L’aquila 2026 città della cultura”, ha inserito nel Dossier del 2024, finanziato dal Piano Nazionale Complementare –Nex Appennino, cui si è aggiunto il contributo della Fondazione Varrone.

Il festival è stato curato dal giornalista Federico Fioravanti insieme all’Associazione Culturale Arché Aps, realizzato dall’Impresa Culturale e Creativa Florabant Srl. Fioravanti è il “padre” e direttore del Festival del Medioevo a Gubbio e di altri importanti eventi culturali come il “Fantastico Medioevo” in Basilicata e a Todi, ha pubblicato un dettagliato servizio sul Festival dei popoli italici sulla rivista nazionale Archeo.

Nei tre giorni dell’evento, dalle 10 alle 19.30, nella sala polivalente del Museo Archeologico, tavoli didattici, Fiera del libro: tutto quello che c’è da leggere sulla storia del mondo antico, novità editoriali e i grandi classici. Gli interventi (gratuiti) di importanti docenti, si svolgono tutti al Museo Archeologico dalle ore 10, le serate d’autore invece al Teatro Flavio Vespasiano alle 21.15, con prenotazione e biglietto (www.festivalpopolitalici.it): l’8 maggio Stefano Mancuso, neuroscienziato, saggista, docente di arboricoltura ed etologia vegetale con “La tribù degli alberi”, la sera successiva, alla stessa ora, Dario Fabbri giornalista e analista geopolitico con “Popoli e imperi, dal mondo antico all’età contemporanea”.

Da sinistra Letizia Rosati, Daniele Sinibaldi, Federico Fioravanti, Luigi Manzara (vicepresidente Fondazione Varrone)

All’inaugurazione dell’8 maggio alle 10 sarà presente il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, a seguire i saluti del sindaco di Rieti Daniele Sinibaldi, del presidente della Fondazione Varrone Mauro Trilli, dell’assessore alla cultura Letizia Rosati e del curatore Federico Fioravanti. Alle 10.40 il primo intervento è dell’archeologo Filippo Coarelli “Il lago di Cotilia, Umbilicus Italiae”, segue lo storico reatino Roberto Marinelli con “L’Atlantide Sabina”. Nel pomeriggio lo spettacolo “Il racconto di Romolo” di e con Natalia Magni (Teatro Dieghesis) e il flauto di Serine Khoudirate. Inaugurazione della mostra “Indossare la storia. Prima di Roma: il segno della spada, il peso dello scudo” (Collezione Silvano Mattesini fino al 6 gennaio).

Alle 17.15 archeologia con Alessandro Jaja e Carlo Virili “Prima dei Sabini: un millennio di vita intorno ai laghi reatini”. Alle 18.30 il docente di glottologia e linguistica Augusto Ancillotti parlerà degli Umbri “la più antica gente d’Italia: l’immensa eredità delle Tavole Eugubine”. Il 9 maggio dalle 10 alle 18 “Segreti e invenzioni: come vivevano i Romani, dalle origini alla Repubblica” a cura della Legio XXX, associazione di archeologia sperimentale, con gli oggetti di vita quotidiana, le strategie militari, giochi, abiti, medicina, consigli di bellezza, il mondo magico, le antiche monete.

A sinistra, Natalia Magni (teatro Dieghesis)

Sugli Equi alle 10 l’intervento di Francesca Lezzi, direttrice del Museo Archeologico di Rieti (di Trebula Mutuesca a Monteleone Sabino e del Museo Archeologico del Cicolano a Corvaro) “Identità storica e manufatti del Museo Archeologico del Cicolano”, segue Nicola Mastronardi, membro dell’Accademia dei Georgofili, studioso delle civiltà semi nomadi dell’Appennino e del Mediterraneo, con il tema “Il voto dei figli di Marte”, Domenico Germano (cugino dell’attore Elio Germano), membro di La Terra Aps, coordinatore di Cammina Molise!, parlerà del “Cammino dei padri: dal lago di Paterno a Pietrabbondante”.

L’archeologo ed etruscologo, presidente dell’Istituto nazionale di archeologica e storia dell’arte e soprintendente, Adriano La Regina, parlerà dei Sanniti; dal Museo Archeologico di Magliano Sabina la direttrice Paola Santoro farà conoscere i Sabini del Tevere, Gioal Canestrelli i Marsi. Canestrelli è appassionato di storia militare antica, in particolare celtica e punica, con ricostruzioni storiche e di archeologia sperimentale. Segue la guida archeologica Sandra Gatti con i Volsci ed Ernici. L’origine dei Piceni la racconta Alessandro Naso, docente di etruscologia e antichità italiche all’Università Federico II.

Francesca Lezzi e Letizia Rosati al chiostro

Il 10 maggio dalle 10 viaggio archeologico nella valle del Velino con Simone Nardelli archeologo e docente; dei Latini e della nascita di Roma parlerà Alessandro Guidi, archeologo e docente a Roma Tre. Valentino Nizzo, archeologo, parlerà del mondo degli Etruschi. Direttamente dall’Università di Vienna Loredana Cappelletti, dottorato di ricerca in storia antica, sulle genti della Magna Grecia; dalla Sorbona di Parigi Giovanni Brizzi “I popoli delle transumanze: un Commonwealth nella seconda Italia” e Giusto Traina sulla guerra sociale e le sue conseguenze. Infine l’archeologo e saggista Andrea Carandini insieme a Nicolò Squartini (Università La Sapienza) sulla valle dei Flavi.

“Questo festival racconta la storia del Centro Italia– spiega Federico Fioravanti -. Lo dedico ai cittadini di Rieti, che hanno un tesoro che non conoscono e a mio padre (il professore di liceo Gisberto Fioravanti), che fin da piccolo, passeggiando per i vicoli del centro, mi raccontava la lunga e grande storia di questa città, poco conosciuta. Rieti ha bisogno di un turismo di qualità, marketing territoriale, parleremo della provincia, senza essere provinciali”.

Fioravanti ha invitato due volte il medievista Franco Cardini (intervenuto su S. Francesco e il Medio Evo a Rieti) “che si è stupito nel vedere la bellezza delle mura, che non conosceva”. Questo festival “accende il microfono sui nostri reperti – sottolinea Francesca Lezzi – non è solo un evento nel calendario di Capitale della cultura. Per troppo tempo abbiamo guardato a questi popoli (Sabini, Piceni, Sanniti) come a comparse della storia, in attesa dell’arrivo dei Romani. Qui vogliamo ribaltare la prospettiva, raccontare di giovani che partivano per il Ver Sacrum, di donne con gioielli incredibili che gestivano il potere, di guerrieri e di artigiani che hanno disegnato l’anima dell’Italia che viviamo oggi”.

Francesca Sammarco

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