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A Carini l’unico Bioparco in Sicilia

di | 2026-09-23T12:47:23+02:00 27-9-2026 0:15|Sezione 4, Viaggi|0 Commenti

PALERMO – Emù, struzzi, due ippopotami, due coccodrilli del Nilo, lemuri catta dalla coda ad anello (una specie endemica del Madagascar), vari rossi (altra specie di lemuri), zebre, capibara (grossi roditori originari dell’America del Sud), lichi o antilopi del Nilo, suricati (genere di manguste originarie dell’Africa meridionale), capre tibetane, lama, diversi gibboni, una bertuccia e altri esemplari di piccole scimmie… Non mancano neppure gli asini grigi siciliani: in tutto circa duecento esemplari di sessanta specie diverse.

Questi animali così diversi si trovano nel Bioparco di Carini (paese vicino al più tristemente noto comune di Capaci, a circa 25 chilometri da Palermo) ed è l’unico giardino zoologico autorizzato esistente in Sicilia. Inaugurato nel 1999, il Bioparco contiene un bel giardino botanico di circa 60.000 mq. con vari tipi di piante. Al suo interno c’è inoltre un vasto spazio espositivo che ospita venti modelli di dinosauri a grandezza naturale. Due anni dopo l’apertura, nel 2001 è stato realizzato un acquario con pesci di acqua dolce e salata, uno spazio che ospita rettili, mentre via via sono state ampliate le aree di gioco e divertimento soprattutto per gli ospiti più piccoli.

Al Bioparco di Carini anche una zona dedicata ai dinosauri

Il progetto per realizzare il giardino zoologico è iniziato nel 2002; oggi il Bioparco di Carini fa parte della UIZA (Unione Italiana Zoo ed Acquari). Tutti gli animali ospitati nella struttura provengono da altri giardini zoologici italiani o europei oppure sono nati nello stesso Bioparco: ciò è possibile grazie a programmi e progetti di collaborazione tra gli zoo per la salvaguardia delle specie minacciate.

Intervistato al telegiornale regionale siciliano dalla giornalista Antonella Spinelli, l’attuale direttore del Bioparco Salvatore Ruffino ha sottolineato che avere delle popolazioni di animali a rischio di estinzione nei giardini zoologici consente di avere ‘popolazioni sicure’: “Nel caso in cui queste specie in natura dovessero estinguersi, possiamo attingere alle diverse popolazioni in cattività per eventuali reintroduzioni in natura ed evitare così la scomparsa della specie”.

Un esemplare di zebra

Il direttore del Bioparco ha poi evidenziato l’importanza degli scambi di animali tra i vari zoo italiani ed europei, realtà resa possibile da un coordinamento a livello europeo che censisce gli animali presenti in tutti gli zoo; organismo di coordinamento che, di conseguenza, favorisce e pianifica la riproduzione degli animali in funzione del loro rischio di estinzione in natura.

Ruffino ha mostrato anche all’intervistatrice degli esemplari particolari, dei pappagalli sequestrati perché detenuti illegalmente e forse anche maltrattati, sottolineando che il Bioparco ne ha avuto l’affidamento da parte delle autorità competenti perché nell’area zoologica vengono loro garantiti spazio e cure adeguate.

Alpaca al Bioparco di Carini

Infatti, come si legge nell’apposito sito, il Bioparco “ospita gli animali in condizioni mirate a garantire il loro benessere e a soddisfare le esigenze biologiche e di conservazione di ogni specie, provvedendo ad arricchire l’ambiente delle singole aree di custodia, a seconda delle peculiarità delle specie ospitate. Mantiene un elevato livello qualitativo nella custodia e nella cura degli animali attraverso l’attuazione di un programma articolato di trattamenti veterinari, preventivi e curativi e fornendo una corretta alimentazione”.

 

Infine, il giardino zoologico “promuove ed attua programmi di educazione e di sensibilizzazione del pubblico e del mondo della scuola in materia di conservazione della biodiversità, fornendo specifiche informazioni sulle specie esposte, sui loro habitat naturali, sulle possibilità ed i tentativi effettuati o pianificati per il loro reinserimento in natura. Partecipa a ricerche scientifiche con l’obiettivo di raggiungere dei vantaggi per la conservazione delle specie”.

Maria D’Asaro

 

Già docente e psicopedagogista, dal 2020 giornalista pubblicista. Cura il blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com. É autrice dei libri ‘Lettere a un bambino poi nato’ (2025) e ‘Una sedia nell’aldilà’ (2023).

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