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La pittura letteraria di Pino Manzella

di | 2018-09-01T19:05:12+02:00 2-9-2018 6:20|Arte, Sezione 5|0 Commenti

PALERMO – “Poeti, scrittori ed altre creature inutili”: è il titolo della recente mostra del pittore Pino Manzella, esposta nel mese di agosto alla galleria Studio 71 di Palermo. Ma chi è Pino Manzella e cosa c’è di speciale nel suo modo di dipingere? Manzella, che ha studiato Lingue e letterature Straniere all’Università di Palermo, è nato e vive a Cinisi, dove è vissuto anche Peppino Impastato, di cui Pino è stato amico e col quale ha condiviso l’attività politica e culturale. Già allora disegnava le vignette e le copertine per i giornaletti ciclostilati, i manifesti e le pareti del Circolo Musica e Cultura. In un’intervista il pittore ha dichiarato: “Per me disegnare è sempre stato il tentativo di raccontare un luogo dal mio punto di vista, il mio modo di interpretare e di capire la realtà in cui vivo. Vuole essere uno sguardo critico, una denuncia della realtà, quasi una spinta a cambiarla. Perché ben presto ho scoperto che c’erano troppe cose che non mi piacevano e cercare di cambiarle disegnando era la cosa più bella che mi potesse capitare”.

I suoi sono dipinti particolari: spesso disegna con china acquerellata su vecchi fogli di archivi destinati al macero. Ecco cosa ha scritto su di lui un critico d’arte, Claudio Alessandri:  “Gli antichi documenti vergati con calligrafia minuta ed ordinata richiamano dalle ombre un passato nebuloso, ma abbastanza visibile per accostarlo alla storia recente. Un unico filo collega due mondi temporalmente lontani, ma emotivamente attuali. Manzella scrive con le sue opere la storia recente lasciando agli antichi documenti, supporto delle sue opere, il compito di far rivivere il passato”. E lo scrittore viterbese Fabio Stassi, nell’opuscolo di presentazione della mostra, aggiunge: “Nelle sue tele (…) carte ingiallite come un dagherrotipo, con quell’odore tipico delle pergamene dove si smarrisce la nozione adulta delle cose (…), la scrittura e la pittura si sovrappongono, si influenzano, sono un gioco di specchi e rimandi”.

Tra i dipinti in esposizione – sullo sfondo di borderò di ipoteche, atti notarili, depositi d’archivio, missive private – emergono, tra gli altri, gli sguardi di Danilo Dolci, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, di Lucio Piccolo, Vincenzo Consolo,  Gesualdo Bufalino, Andrea Camilleri; delle scrittrici Evelina Santangelo e Ruska Jorjoliani. E gli occhi spenti, ma ben aperti sul mondo interiore, di Jorge Luis Borges. Un quadro è dedicato allo sguardo intenso e un po’ triste dello storico Umberto Santino e ha, nello sfondo, un profilo di Peppino Impastato. Pino Manzella e Umberto Santino si sono strenuamente battuti perché sulla tragica fine di Peppino si ottenesse verità e giustizia. E Manzella, con la sua arte pregna di impegno civile, fa suo il richiamo di Santino che, nella poesia “Ricordati di ricordare” esorta a “ricordare coloro che caddero per costruire un’altra storia e un’altra terra (…) perché dove non è arrivata la giustizia arrivi la memoria e sia più forte della polvere e della complicità”.

Maria D’Asaro

 Nell’immagine di copertina, un ritratto realizzato da Pino Manzella

Ha lavorato nella scuola media come psicopedagogista e docente; dal 2020 è giornalista pubblicista. E’ autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

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