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Voto alle donne: sono passati 74 anni

di | 2019-02-01T14:59:43+01:00 3-2-2019 6:15|Attualità, Sezione 4|0 Commenti
VITERBO – Sono passati 74 anni da quel 30 gennaio 1945 quando il Parlamento italiano approvò l’estensione del diritto di voto per le donne. Quel giorno, il governo Bonomi discusse della concessione di diritto di voto alle donne su proposta di Palmiro Togliatti (Partito Comunista) e Alcide De Gasperi (Democrazia Cristiana). Europa ancora in guerra e Italia (in parte) sotto l’occupazione tedesca: questo è lo sfondo della riunione del Consiglio dei Ministri che portò all’approvazione del suffragio femminile. La maggioranza dei partiti si dichiarò favorevole e così il 31 gennaio  fu emanato il decreto legislativo n. 23 che conferiva il diritto di voto alle donne che avessero almeno 21 anni. Le uniche escluse erano citate nell’articolo 354 del regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza: le prostitute che esercitavano fuori dalle case in cui era loro concesso. Un traguardo importante che pose fine alle lente e deludenti battaglie durate più di un secolo.   La decisione trovò il consenso della maggioranza dei partiti, sebbene non della totalità (restavano contrari liberali, azionisti e repubblicani); il documento ufficiale che ne sanciva la conferma prese il nome di Decreto Bonomi (cioè il presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia) e stabilì una svolta politica e sociale. Nell’ottobre dello stesso anno, il benestare arrivò anche dalla Chiesa e dalle parole favorevoli di Papa Pio XII, segnando così la fine delle consuetudini clericali in atto fino a quel momento. Tuttavia, il decreto presentava una grande lacuna: l’elettorato passivo non era menzionato. Le donne quindi, non erano ancora soggette ad eleggibilità.   La data da ricordare per l’acquisizione dei pieni diritti civili da parte del gentil sesso è il 10 marzo del 1946. Lo stesso giorno, infatti, si svolsero le prime elezioni amministrative seguite da quelle politiche qualche mese dopo, il 2 giugno (che è anche il giorno in cui si votò per il referendum in cui si doveva scegliere tra monarchia e repubblica). E la partecipazione femminile portò risultati positivi fin da subito: delle 21 deputate elette, 5 (Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Jotti, Teresa Noce, Lina Merlin) faranno parte della Commissione incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione repubblicana.   Fu una svolta piuttosto necessaria, quasi inevitabile, in un momento storico che non poteva più sottrarsi alla modernità. Una svolta che trasformò le donne da figlie, sorelle e mogli sottomesse a persone autonome, titolari di un patrimonio e capace di gestirlo, consapevoli delle proprie prerogative e in grado di compiere scelte per sé e per gli altri. Un cammino lungo e travagliato delle italiane per conquistare i propri diritti.   Per riflettere su questo cammino, a volte difficile e contrastato, si deve ripercorrere con la memoria una serie di traguardi legislativi che hanno contribuito a cambiare in meglio la vita delle donne italiane in termini di difesa innanzitutto della dignità: passaggi essenziali sono l’abolizione dell’autorizzazione maritale, il voto, il divorzio, l’aborto, l’ingresso in attività a lungo proibite come magistratura, polizia e forze armate. E poi ancora il nuovo diritto di famiglia, la parificazione completa tra figli illegittimi e naturali, lo stupro punito come delitto contro la persona e non solo contro la morale, il divorzio breve e le unioni civili.   Una ideale “gallery” del progresso, per pensare in positivo, in attesa dei prossimi passi e delle prossime battaglie ancora da combattere.  

Adele Paglialunga

  Nell’immagine di copertina, le donne per la prima volta al voto

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