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Una splendida grattugia di 2500 anni

di | 2018-09-09T06:44:36+02:00 9-9-2018 6:15|Cultura, Sezione 4|0 Commenti
COLFIORITO di FOLIGNO – Una grattugia di 2500 anni fa è uno degli oggetti esposti (insieme ad una “compagna” molto meno bene conservata) nel museo archeologico di Colfiorito. “Proviene – spiega la dottoressa Maria Angela Testa, archeologa – dalla tomba 30 e la sua datazione viene fatta risalire nell’ultimo venticinquennio del V sec. a. C..  É stata riportata alla luce durante gli scavi della necropoli plestina dalla archeologa Laura Bonomi Ponzi tra il 1970 e il 1975. Si trovava all’interno di una tomba in corrispondenza dell’attuale bivio per Annifo. Quella meno ben conservata è stata rinvenuta, invece, nella tomba 6  ed è datata alla fine del VI sec. a. C. e l’inizio del V sec. a. C.”.
“La rādula romana (da rādo, rādere) è tanto la raspa, che il raschietto o la grattugia – sottolinea il dottor Anacleto Merlino -. In Norditalia, almeno fino a settant’anni fa, non era raro chiamare “formaggio da raspa” il cacio da grattugia. La rādula è uno strumento citato da Columella (de Agr. 12,15,5) come adatto per levar la pegola vecchia dall’interno dei vasi per la vendemmia, ed è specificato che fosse ‘ferrea e curva’. Una grattugia a concezione moderna non appare però molto adatta alla bisogna: si intaserebbero i fori ogni due per tre, non avendo la pegola modo di caderci attraverso come dovrebbe. Si immagina dunque che Columella parlasse più di una specie di raspa, di un raschietto dentellato o di una piastra munita di punte, che di una vera ‘grattugia’ forata. Al museo archeologico di Firenze è esposto un attrezzo da cucina di epoca etrusca o romana (ma si ignora se fosse proprio chiamato ‘rādula’) adatto a macinare o sminuzzare: è una piastrina di bronzo, probabilmente fucinata su stampo, ed è munita di dentelli in risalto”.
La giornalista lucana Carmen Jelpo segnala inoltre una grattugia in bronzo del IV sec. a.C. in Val d’Agri (Basilicata). Ma d’altro canto, lo ricorda e sottolinea l’archeologa Matelda Albanesi, già nei banchetti omerici si parlava di formaggio grattugiato con cui “condire” il vino, tagliato con acqua e addolcito con il miele.
Elio Clero Bertoldi
Nella foto di copertina, la grattugia esposta nel museo archeologico di Colfiorito

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