//Taglialegna, fateci un favore: restate a casa

Taglialegna, fateci un favore: restate a casa

di | 2020-04-19T06:47:41+02:00 19-4-2020 6:50|Controluce|0 Commenti

Gli alberi e le foreste sono un insieme complesso dove flora e fauna interagiscono tra loro svolgendo diversi ruoli fondamentali tra cui l’assorbimento della CO2 (in piena emergenza climatica, questo è un valore prezioso aggiunto) e alla regolazione del ciclo dell’acqua, prevengono il dissesto idrogeologico, favoriscono la biodiversità e tanto altro. E oggi, in tempi di Coronavirus, la campagna di alcune associazioni ambientaliste contro il taglio degli alberi assume un chiaro significato di prevenzione.
Conaibo e Aiel, associazioni delle aziende boschive, e alcuni comuni montani hanno avanzato richiesta al Governo di riaprire le attività di taglio degli alberi vietata durante il periodo di quarantena perché ritenuta non necessaria. A questa si oppone la petizione Taglialegna#stateacasa lanciata su change.org dall’associazione di medici Isde Italia e da quelle ambientaliste Gufi e Altura che accusano i boscaioli taglialegna di “manipolare la realtà” facendo passare le aziende boschive come coloro che hanno a cuore la foresta. “Ma invece per loro – affermano gli ambientalisti – la foresta non è altro che un ammasso di legna destinata a bruciare nelle tante centrali a biomassa, sempre più numerose grazie ai copiosi incentivi pubblici, che stanno provocando un pauroso saccheggio degli alberi”.
E aggiungono: “Si arrampicano sugli specchi, il blocco dei tagli secondo loro non consentirebbe di rispettare gli impegni contrattuali, cosa non vera e che comunque vale per tutte le attività bloccate; la gente non ha legna per riscaldarsi, invece in realtà esistono ancora scorte di legname, visto che l’inverno appena trascorso è stato il più caldo di sempre in Europa con ben 3,4 gradi in più rispetto alla media; il legname serve per produrre imballaggi di legno (pallet) per i settori fondamentali, ma l’industria agro-alimentare e quella farmaceutica da anni usano prevalentemente pallet di plastica e imballaggi di cartone”.
Va anche detto che milioni di tronchi schiantati a terra dalla tempesta Vaia giacciono ancora inutilizzati dal 2018, per cui “non si comprende l’urgenza di riaprire la stagione dei tagli in maniera indiscriminata: in caso di necessità, potrebbe essere autorizzato dalle autorità il prelievo di questi tronchi invece di autorizzare il taglio selvaggio di nuovi alberi”.
Insomma, le associazioni dei tagliatori di alberi non stanno chiedendo solo di violare la quarantena (a cui sono sottoposte tutte le aziende che operano in settori non necessari), ma anche di poter violare le norme europee e italiane che vietano i tagli dei boschi di latifoglie quando la primavera è ormai giunta e la natura sta rifiorendo.
In tempi di Covid 19 l’argomento diventa quanto mai attuale e importante, arrivano i primi studi che dimostrano una correlazione tra diffusione della pandemia e il livello di inquinamento (tra i tanti, si citano quello dei ricercatori dell’Università di Siena e della Aarhus University dal titolo Can atmospheric pollution be considered a co-factor in extremely high level of SARS-CoV-2 lethality in Northern Italy? pubblicato in data 4/4/20 e quello dell’Università di Harvard dal titolo Exposure to air pollution and COVID-19 mortality in the United States pubblicato il 5/4/20), per cui autorizzare il taglio di alberi è un suicidio. Senza dimenticare che, secondo i dati forniti dall’Agenzia europea dell’ambiente nel report “Air Quality in Europe” incrociati
con i dati forniti dall’Ispra, oltre 20.000 morti premature in Italia sono dovute alle combustioni di tutte le biomasse legnose.
Da qui l’appello dei firmatari della petizione: “Taglialegna, fateci un favore: state a casa”.

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