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L’Italia si innamora delle ragazze del calcio

di | 2019-06-23T09:46:08+02:00 23-6-2019 6:20|Sezione 5, Sport|0 Commenti

PALERMO – Sebbene battuta uno a zero dal Brasile, la Nazionale di calcio femminile, allenata da Milena Bartolini, è al primo posto nel suo girone e si è già qualificata agli ottavi di finale del Campionato mondiale che si sta disputando in Francia.

La nazionale italiana ha giocato la sua prima partita il 23 febbraio del 1968 a Viareggio, contro la Cecoslovacchia. Fin dall’inizio, ha disputato i vari tornei continentali ed internazionali che in quegli anni nacquero in Europa e nel mondo, ottenendo anche discreti successi. Nel 1984, con la nascita dei campionati europei organizzati dalla UEFA e poi dei mondiali organizzati dalla FIFA, le massime competizioni internazionali femminili divennero equivalenti di quelle maschili. L’8 giugno 2018, a venti anni di distanza dall’ultima partecipazione, la nazionale ha conquistato la sua terza qualificazione ai campionati mondiali.

Forse non tutti sanno che già nel 1933 un gruppo di donne milanesi e alessandrine decise di cimentarsi nel gioco del calcio. Ma la loro passione sportiva non fu vista di buon occhio dal regime fascista che vietò con un apposito provvedimento alle donne di giocare a calcio. Il palermitano Giovanni Di Salvo nel libro “Le Pioniere del Calcio: la storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista” (Collana UNASCI della Bradipolibri) ha raccontato la storia delle giovani piemontesi, la cui avventura calcistica, seguita a quella delle ragazze milanesi, ebbe vita molto breve. Tra le alessandrine vi era anche Amelia Piccinini, che poi diverrà campionessa nell’atletica (salto in lungo, getto del peso e pentathlon).

Quello accaduto nel 1933 a Milano e ad Alessandria  – spiega l’autore del libro –  rappresenta un evento significativo ancora poco noto. Per impedire alle donne di poter giocare a calcio prima furono addotte motivazioni mediche, in quanto si credeva che ‘rischiavano’ di subire danni sotto l’aspetto fisico e riproduttivo, che però non trovarono riscontro nel mondo scientifico. E quando questa ‘folle idea’ di giocare a pallone si diffuse da Milano anche ad Alessandria il Regime Fascista decise di intervenire ‘a gamba tesa’ decretando di fatto il divieto alle donne di poter praticare il calcio. Così l’avventura delle giocatrici milanesi durò solamente pochi mesi, e ancor meno quella delle loro ‘compagne’ piemontesi, ma la loro storia e il coraggio dimostrato per aver lottato contro stereotipi e pregiudizi e contro un sistema maschilista meritano di essere raccontati”. 

Le campionesse della Nazionale italiana di oggi sono capitanate da Sara Gama (che, oltre a essere un ottimo difensore, è laureata in Lingue e letterature straniere e parla italiano, inglese, francese e spagnolo) e hanno debuttato al Mondiale con due vittorie, ai danni dell’Australia (2-1) e della Giamaica (5-0), vittorie che garantiscono appunto l’accesso agli ottavi di finale, mentre è ininfluente la sconfitta per 0-1 contro il Brasile. L’Italia infatti, grazie alla migliore differenza reti, è prima nel girone e sarà impegnata a Montpellier martedì prossimo nel suo ottavo di finale

Forza azzurre: l’Italia fa la ola per voi!

Maria D’Asaro

Nella foto di copertina, la Nazionale di calcio femminile

 

 

 

 

 

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