//Si nasce poco, non solo colpa della crisi

Si nasce poco, non solo colpa della crisi

di | 2018-04-14T17:23:34+02:00 15-4-2018 7:15|Top Blogger|0 Commenti

L’Italia, anzi gli italiani invecchiano, i dati dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) parlano chiaro e mostrano una preoccupante discesa della curva demografica. Nel 2016 in Italia sono nati 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. Nell’arco di 8 anni (dal 2008 al 2016) le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità.

A fare meno figli, affermano i tecnici dell’Istat, sono principalmente le coppie di genitori entrambi italiani. «I nati da questa tipologia di coppia sono calati a 373.075 nel 2016 (oltre 107 mila in meno in otto anni) – evidenziano – e ciò avviene fondamentalmente per due fattori: le donne italiane in età riproduttiva sono sempre meno numerose e mostrano una propensione decrescente ad avere figli». La crisi delle nascite è caratterizzata da una diminuzione soprattutto dei primi figli, passati da 283.922 del 2008 a 227.412 del 2016 (-20% rispetto a -16% dei figli di ordine successivo). La diminuzione registrata dal 2008 è da attribuire interamente al calo dei nati all’interno del matrimonio: nel 2016 sono solo 331.681 (oltre 132 mila in meno in soli 8 anni). E’ in parte dovuto alla diminuzione dei matrimoni, che hanno toccato il minimo nel 2014, anno in cui sono state celebrate appena 189.765 nozze (57 mila in meno rispetto al 2008).

Ok, vanno bene i numeri ma andiamo oltre, ci siamo posti la domanda: perchè, quale è la causa? E’ colpa della crisi economica, della carriera, della mancanza di servizi, della conciliazione impossibile tra casa e lavoro, della paura di una società violenta. Tutto giusto. Ma è davvero tutto? Il sociologo danese Gøsta Esping-Andersen tempo fa disse che in alcuni Paesi, tra cui l’Italia, la rivoluzione di genere partita dalla maggiore istruzione femminile infine si è bloccata: la società non si è adattata alle madri lavoratrici né dentro le famiglie, né dentro il mercato del lavoro, e uno dei risultati è, appunto, una bassissima fecondità permanente.

La riduzione delle nascite è un fenomeno che riguarda tutti i Paesi industrializzati. L’Italia, però, riesce a fare peggio degli altri. Nel numero 33 del 2015 del Working Paper Series Families and Societies, Maria-Letizia Tanturri dell’Università di Padova insieme con altre quattro ricercatrici internazionali faceva notare che in Italia una donna su cinque, tra le 40-44enni, non ha figli: ci batte la Svizzera. È lei, ma non soltanto lei, a dire che «la nostra società è organizzata con delle rigidità che non rispondono più alla situazione reale». Facciamo degli esempi. «Gli asili sono pochi e costosi e hanno orari talvolta inconciliabili con quelli delle donne normali. Non penso alle manager, ma alle commesse, alle mamme che fanno i turni e non hanno nonni sui quali contare, perché distanti, perché lavorano ancora o perché troppo anziani e malati. Come possono organizzarsi?». Dopo un figlio, non se ne fa un altro.

Ci sono soluzioni al problema, c’è una strategia per uscirne fuori? Ci sono proposte politiche? Al momento non sembra proprio. Stiamo parlando di un argomento assai complesso che necessita di uno stravolgimento della nostra cultura nazionale e a guardar bene la meta sembra ancora assai lontana.

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