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“Se fosse tuo figlio”: storie di immigrazione

di | 2020-09-05T12:51:31+02:00 6-9-2020 6:35|Cultura, Sezione 8|0 Commenti

Se fosse tuo figlio/ riempiresti il mare di navi/di qualsiasi bandiera/vorresti che tutte insieme a milioni/facessero da ponte/per farlo passare/…ma puoi dormire tranquillo/e soprattutto sicuro/non è tuo figlio/E’ solo il figlio di una umanità perduta/dell’umanità sporca, che non fa rumore/… 

Lo scrittore Sergio Guttilla

“La vita è un dono che noi facciamo agli altri. Se credi nel buono che è in lui, qualsiasi bambino torna a fiorire”. Colpisce immediatamente un libro così. Bastano poche righe, basta l’introduzione con la poesia di Sergio Guttilla per capire la profondità del racconto. Un dramma. Un continuo, interminabile calvario di uomini, donne e bambini che tentano una nuova vita. Perché non ci si muove? Perché tanta indolenza da parte dei governi? Scambiati per terroristi, portatori di malattie sono tanti, in migliaia che ogni anno, ogni giorno tentano di approdare a lidi più sicuri. Tanti sicuramente non garantiscono sicurezza. Fare un giro nelle stazioni delle grandi città è pericoloso. Camminare da soli in certi quartieri non ti fa essere tranquillo.

La colpa? Il problema, ancora non risolto, è sempre lì. Dopo aver letto il libro e anche velocemente mi è dispiaciuto del tempo che ho fatto passare, come un torto che avessi fatto ad ognuna di quelle persone di cui si racconta la storia o meglio il dramma. È innanzitutto una denuncia all’hotspot dell’isola di Samos (ma penso che sia la situazione di tante hotspot) che accoglie i profughi facendoli vivere in situazioni disumane; ma è proprio in questa circostanza così dolorosa, per chi ci vive e per chi vorrebbe veramente dare una mano, che nasce e si sviluppa un seme di speranza con l’apertura di una scuola.

Nel racconto emerge il vero senso dell’educazione: far venir fuori la grandezza che ciascuno è. Essa è inevitabilmente reciproca: si educa se ci si lascia educare, insegnanti ed alunni in un reciproco coinvolgimento che implica semplicità, lealtà e il coraggio di mettersi in discussione e di cambiare. L’educazione è amore all’altro e a sé stessi. Ma tutto questo non è possibile se non si parte dalla coscienza che qualcuno ha prima creduto in te (Nicoletta, l’insegnante di Nicolò Govoni) e dal sostegno di un’amicizia vera, da cui viene, a volte, un giudizio anche severo ma insieme un abbraccio: “Puoi farcela, non sei solo. Io lotto con te”. Riprendo l’appello di Nicolò: “Condividete questo libro il più possibile, importa che la verità arrivi davanti agli occhi della gente, le storie dei nostri bambini hanno un un’enorme potenziale di cambiamento”. Inoltre il ricavato del libro servirà per aprire un’altra scuola nel più grande campo profughi in Turchia.

Innocenzo Calzone

architetto e insegnante di Arte e Immagine alla scuola secondaria di I grado presso l’Istituto comprensivo “A. Ristori” di Napoli. Conduce da circa 10 anni il giornale d’Istituto “Ristoriamoci”. Svolge attività di architetto ed è appassionato di Arte. Partecipa ad attività culturali con l’associazione “Neapolis” promuovendo incontri e iniziative a carattere sociale e di solidarietà. svolge attività di volontariato nel centro storico di Napoli attraverso attività di doposcuola per ragazzi bisognosi.

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